Inter-azioni Olivettiane: arte e industria tra passato, presente e futuro

di - 7 Ottobre 2022

Dal 20 al 22 settembre, presso il Palazzo dei Pegni locato nel centro urbano di Marcianise, in provincia di Caserta, si sono tenute varie iniziative di matrice artistico-culturale, supportate dallo stesso Comune per la celebrazione del Settembre Olivettiano, partendo dal progetto Materia Viva curato da Maria D’Ambrosio e Giovanni Petrone per l’Associazione f2Lab e Casa del Contemporaneo. Le mostre e le installazioni saranno fruibili fino al 31 ottobre.

Il laboratorio “Olivetti: la comunità concreta”, a cura di Isabella Carloni, regista, attrice e formatrice teatrale, Carla Langella, biodesigner, e Francesca Castanò, docente di Architettura e Disegno Industriale, ha visto la partecipazione di alcune prestigiose istituzioni quali l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, il Dipartimento Architettura e Disegno Industriale dell’Università Vanvitelli e il Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II.

Tra le iniziative scaturite dalle manifestazioni correlate al Settembre Olivettiano vi è “Inter-azioni”, un’opera fortemente legata allo scenario artistico odierno, un’installazione ambientale interamente concepita e realizzata da tre giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, coordinati dal professore e critico d’arte Marcello Francolini.

Marco Scarcella, Graziella Romeo e Ilenia Iozzo: questi sono i nomi dei promettenti artisti che hanno sviluppato concettualmente e facturalmente l’installazione in tempi vertiginosamente ridotti, riuscendo ugualmente a inviare al fruitore un messaggio chiaro e netto. “Inter-azioni” si sviluppa attraverso legami, nodi e intrecci che tendono un collegamento tra passato, presente e futuro; un’esplorazione spazio-temporale accentuata da cordami che dall’alto ricordano uno scarabocchio, quasi rendendosi interpreti di una dimensione confusa ma al contempo lineare. Partendo da questi presupposti si concretizza l’opera realizzata da Scarcella, Romeo e Iozzo, i quali hanno intercettato tali segnali visitando l’ex fabbrica Olivetti, ormai dismessa e colma di rovine e rifiuti, ove la vegetazione sta cercando di rivendicare i propri spazi.

I cordami, segni concreti disegnati dagli artisti siculo-calabresi, rendono l’attraversamento tra lo spazio esterno e l’interno della vecchia fabbrica un atto performativo, uno slalom e divincolamento dovuto dai limiti costituiti dalle vivide corde in nailon dal colore aranciato; il collegamento tra la parte esterna e l’ingresso diviene quasi come un portale verso una dimensione ferma in un passato che narra di individui, non semplici operai, che erano connessi da un fare comunitario, umano, che andasse oltre la fabbrica come ambiente meccanicizzato in cui anche l’uomo diviene macchina; di ciò parlano le aree dedicate allo svago e alla crescita culturale, come le librerie, o cura reciproca, come le strutture mediche. Un intreccio che lega individui e li rende comunità, intessendo connessioni tra passato, presente e futuro.

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