LA REGGIA DEL ROCK

di - 9 Luglio 2009
Grande novità per il Traffic Free Festival di Torino: a partire da quest’anno, i concerti gratuiti non si tengono più al parco della Pellerina, ma si spostano verso la provincia, nei giardini all’italiana della Reggia di Venaria.
Torino-centro comunque non rimane “impunita”. Ed ecco, per l’occasione, la promozione del progetto Torino Reloaded. Un jingle che accompagna tanto la musica (una doppia compilation in vinile che mette a confronto passato e presente della scena locale, con alcuni protagonisti impegnati inoltre sul main stage) quanto l’arte (le inaugurazioni in contemporanea di 41 Arte Contemporanea, Allegretti, Giorgio Persano, In Arco, Marena Rooms), la letteratura (il compito di raccontare giorno per giorno il festival spetta a Fabio Geda) e il cinema (l’evento d’inaugurazione ha compreso la sonorizzazione dal vivo di Profondo rosso di Dario Argento in una delle location del film).
Se per quanto riguarda la musica, il detonatore di Torino Reloaded è Nick Cave e i nuovi Bad Seeds (ai quali è dedicata una sezione, negli spazi Museo Nazionale del Cinema), per quanto riguarda l’arte, nel programma di questo proteiforme festival, la scintilla è il/la cangiante (quanto mai stella internazionale) Antony Hegarty.

Con Creek, sua prima personale italiana, il melanconico cantante degli Antony and the Johnsons, nota icona transgender della musica indie-alternative (lo scorso anno sul palco, proprio al Traffic), oggi espone alcuni lavori, riempiendo di delicatezza le sale dell’Accademia di Belle Arti. Fotografie sbiadite, scenari senza orizzonti, collage monocromi e sottili disegni svuotati restano, solo fino a sabato, dei puri inediti per l’Italia (perché esposti precedentemente solo a Londra e poi a Parigi). A Torino, in scia al suo ultimo lavoro, pubblicato alcuni mesi fa, Antony promuove anche il successo di The Crying Light, album dedicato alla figura del danzatore e coreografo giapponese Kazuo Ohno.

Ma il flusso dell’arte, per il Traffic Free Festival, non finisce qui. E, come scrive Luca Beatrice, coordinatore delle iniziative artistiche, il capoluogo sabaudo “dedica uno sguardo retrospettivo ad alcuni dei protagonisti che hanno contribuito a definire il nuovo corso di Torino: una microgenerazione poco protetta dalle istituzioni, eppure portatrice d’idee consolidatesi nel tempo che andrà a comporre il paesaggio creativo di una metropoli sempre in movimento”.
Così 41 Arte Contemporanea (con la doppia personale di Valerio Berruti e Bartolomeo Migliore), Allegretti Contemporanea (con la collettiva di Maura Banfo, Giulia Caira e Francesco Lauretta), Giorgio Persano (con la personale di Paolo Grassino), In Arco (con Daniele Galliano) e Marena Rooms (con il doppio show di Paolo Leonardo e Francesco Sena) hanno inaugurato congiuntamente e resteranno aperte fino a sabato dalle 16.30 alle 20.

Si consiglia, in particolare, la personale di Paolo Grassino. Che dona a lavori nuovi (come la video/performance Controllodelcorpo) e già allestiti un senso cronico della tridimensionalità. Poetico per difetto e acuto per eccesso, l’artista torinese regala una confortevole dose di stupore che, seppur in parte, immunizza da alcune scelte poco azzeccate di questa nuova edizione del Traffic Free Festiva.

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ginevra bria


Info: www.trafficfestival.com

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  • buongiorno sig ginevra, mi chiedo se lei abbia letto lo spirito dell'evento d'arte. lei scrive di personali, collettive, doppie personali, ma non è precisamente così. sono artisti semplicemente dislocati in sedi private. non può dire che da persano ci sia una personale di paolo grassino, dal momento che vi è un video come rappresentazione del lavoro di un artista degli anni '90. esattamente come accade nelle altre sedi.
    è importante fare informazione in modo corretto, non come meglio possa funzionare l'articolo, i lettori hanno diritto a sapere correttamente ciò che gli viene.
    grazie
    cordialmente
    uno dei tanti addetti ai lavori del festival

  • Fondamentale la mostra di Daniele Galliano da In Arco per riconfermare le sue grandi capacità tecniche e di analisi della realtà.
    Immagini forti e complesse fermate nel momento
    della "non volontaria comunicazione" ma che con forza si impongono come documento sociale e trattato psicoanalitico di una generazione.
    Interessante anche la mostra alla Marena Rooms, in particolare i passaggi semantici nella figurazione di Paolo Leonardo.
    Un accenno invece per l'assenza di cura nell'allestimento (erano solo appoggiate a terra) delle valide opere Di Lauretta da Allegretti, più attento l'impianto di Banfo e Caira.

  • concordo con barbara reale. alla galleria allegretti sembrava di essere in un magazzino di oggetti in disuso. si fanno le mostre tanto per fare, senza alcun rispetto per il lavoro degli artisti. il lavoro di lauretta accatastato a terra e appoggiato alle pareti erano vergognoso.
    ma c'è poco da stupirsi, quando all'ingresso incrociando il curatore della mostra, nientepopòdimeno che luca beatrice, lo stesso si domandava dove fosse la mostra, presupponendo che prima di quel momento mai fosse entrato lì dentro.
    curatore pagato, artisti aggratis. questa è l'italia signore e signori.

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