L’arte per Lampedusa

di - 25 Luglio 2014
Nel canale di Sicilia si muore quasi ogni giorno. Un enorme cimitero marittimo, di cui si accorgono giornali e tg, il giorno della tragedia, e già il giorno dopo la notizia finisce in terza, quarta posizione. Il mondo della cultura, poi, pare assente. Quello dell’arte non ne parliamo. I neri, neanche quando si ammazzano fra di loro, interessano a qualcuno. Triste ma vero. Ma finalmente qualcosa si muove. E soprattutto gli artisti mostrano sensibilità, cosa non scontata. Ricapitoliamo i fatti.
Tutto era partito lo scorso dicembre da Milano, precisamente dallo Spazio Tadini, riflettendo sul naufragio di Lampedusa del 3 ottobre scorso, quando un barcone libico partito dal porto di Misurata affondò al largo dell’Isola dei Conigli, facendo qualcosa come 366 morti accertati e 20 presunti dispersi.
Un posto incantevole, Lampedusa, che per italiani e turisti in genere fa rima con un mare caraibico e il silenzio totale di un’isola che è anche “porta d’Europa”, come metaforicamente racconta l’opera di Mimmo Paladino inaugurata nel 2008 proprio all’imbocco del porto del piccolo centro siciliano, una scultura di ceramica refrattaria di 5 metri d’altezza per 3 di larghezza.
Anche per Paladino, ovviamente, si tratta di una dedica a tutti i migranti che da anni passano da qui, per approdare alla “terra promessa” affacciata sul Mediterraneo, portando con sé anche un vento nuovo: quello della commistione tra popoli, dell’uguaglianza, della speranza. Ma purtroppo tra le acque di Lampedusa non si consuma solo una speranza e il sogno di una vita migliore, ma spesso anche la tragedia di decine di persone (l’ultimo affondo è di pochi giorni fa) a bordo dei mezzi di fortuna con cui tentano di approdare sulla costa italiana.
Perché questa premessa? Perché lo Spazio Tadini, su questo tema, aveva lanciato l’iniziativa “Save my dream”, con il Patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa e la collaborazione di Corriere delle Migrazioni, Cesvi e associazione Per i Diritti Umani, proprio sette mesi fa.
Un progetto nato non solo per dare qualche speranza alle vittime e per rendergli il dovuto omaggio, ma anche in segno di vicinanza con tutti quei comuni italiani che, quotidianamente, vivono il problema dell’accoglienza. Perché Lampedusa è solo il caso più eclatante, ma vi sono anche le migrazioni sulle coste pugliesi e in altre zone della Sicilia, per esempio, senza contare le storie dei migranti arrivati dall’Est Europa nelle stive di camion o simili, e di cui spesso si è occupata la cronaca nera.
Un fenomeno di cui lo stato si accorge solo in occasione delle grandi tragedie, quando a fare la predica non ci pensa solo il Papa, ma anche i più svariati Ministri e capi del Paese. Il risultato finale, però, è che molto spesso questi centri vengono lasciati soli a gestire l’emergenza con pochi aiuti, i tentativi di far leva sulle istituzioni da parte dei cittadini e dei politici locali, con la rassegnazione degli abitanti e gli episodi poco edificanti dei centri d’accoglienza stracolmi di individui che per settimane, quando non si tratta di mesi e mesi, vengono lasciati in uno strano stato di mancata identità, in attesa di rimpatri o di tentativi di fuga come clandestini.
A Milano si è lanciata, così, una mostra a scopo benefico dove oltre cinquanta artisti provenienti da tutta Italia hanno accettato di donare un loro lavoro al Comune siciliano per raccogliere fondi da destinare all’aiuto dei migranti nei modi che avrebbe deciso in seguita la stessa Lampedusa. Le condizioni? Il prezzo delle opere viene indicato dall’artista, ma i pezzi hanno una caratteristica particolare: non hanno titoli, ma solo una sigla numerica preceduta dalla parola “sogno”.
Alla fine dei giochi gli artisti di “Save my dream” sono diventati 116 e stasera alla Capitaneria di Porto di Linosa e domani, alla Sala Riserva Marina di Lampedusa saranno inaugurate le due mostre curate dalla Presidente dello Spazio Tadini, Melina Scalise, e Francesco Tadini.
Quanto è stato raccolto per i due centri italiani che stanno fronteggiando l’emergenza migranti grazie a questa sorta di crowdfunding mediato? Qualcosa come 30mila euro, che verranno ora consegnati a Lampedusa.
«Da anni, attraverso il nostro centro, siamo impegnati  a valorizzare il linguaggio dell’arte anche sull’impegno sociale contribuendo a costruire movimenti di idee che possano migliorare la qualità della nostra vita», spiega la Presidente Scalise.
«Dopo il susseguirsi di stragi di migranti al largo delle coste italiane, ritenevamo che non solo il mondo politico dovesse occuparsi del problema, ma anche quello culturale. Noi l’abbiamo fatto coinvolgendo gli artisti che frequentano la nostra associazione, ma tanti altri se ne sono aggiunti, anche da altre parti d’Italia, condividendo l’urgenza di dare un messaggio chiaro di solidarietà all’Uomo più che ai Popoli, ai sogni dell’individuo, più che agli ideali di una nazione». Ma non è finita: nei due momenti di condivisione, stasera e domani, in scena si vedranno anche le “Coreografie d’Arte” di Federicapaola Capecchi, già presentata in occasione dell’omonimo festival di Spazio Tadini, che realizzerà un’azione partendo proprio dal mare, e usando il corpo come elemento “sociale” della narrazione.
Perché “Save My Dream”? Semplice: «Perché il sogno di quelle persone che lasciano la loro terra per sperare in una vita migliore sia quello di ognuno di noi, e perché vorremmo che le vite perse in mare non siano vane. Dobbiamo salvare almeno i loro sogni e condividerli e urlarli al mondo come diritto inviolabile della condizione di essere uomini», ribadisce Scalise.
Viene in mente la Costituzione Italiana, nel suo terzo articolo: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. A Lampedusa si prova a viaggiare in questa direzione, almeno stando a “Save my dream”. E su www.lampedusamostra.wordpress.com si potranno vedere anche le singole opere, acquistabili per donazione, e avere notizie in diretta sugli interventi umanitari compiuti quotidianamente dagli isolani. Yes, we can?

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