Atelier Taftique, Jules Vissers, Firenze. Veduta di Labyrinth e Deconstruction
Varcare la soglia dell’Atelier Taftique di Jules Vissers significa entrare in un’altra dimensione che si connota indubbiamente della cultura italiana e fiorentina ma prende slancio e creatività da un sapiente mix di modernità e sentore dell’antico, di scelte cromatiche ed estetiche che si nutrono di culture, di visioni e sensazioni provenienti dai numerosi paesi visitati dall’artista.
Ciò che colpisce nel lavoro della Vissers è soprattutto la forza che emana dalle sue “visioni tessili”: avviene quello che non sempre capita di sentire osservando un’esposizione di arte contemporanea, ossia si percepisce in modo chiaro e diretto la personalità dell’artista che riesce a trasmettere intatto il proprio rapimento di fronte allo spettacolo della natura (come i Pini ispirati alla Versilia), il senso di smarrimento e insieme di decostruzione del contemporaneo (rintracciabile ad esempio nelle due opere intitolate Labyrinth), la bellezza e la dolcezza dell’essere madre (Motherhood) e molto altro ancora: ogni opera è in effetti connotata da una profondità critica e da un estro creativo che permettono alla Vissers di tradurre la propria visione estetica con esiti originali, sorprendenti, completamente inediti.
La riflessione sul presente, sulla natura, sull’arte italiana che fornisce l’ispirazione e il tema di ogni opera viene trasmessa inalterata dalla texture di ogni arazzo, dalle scelte cromatiche insolite e in certi casi audaci ma sempre di elevato gusto estetico, dalle forme morbide e dall’effetto di tridimensionalità che ne deriva grazie all’uso sapiente delle tecniche utilizzate; gli arazzi offrono un’interpretazione della realtà, della vita e dei suoi valori che non aggredisce né offende chi osserva senza rinunciare tuttavia a esprimere con coraggio un punto di vista insolito, critico, nuovo.
Un pensiero e una personalità quelli della Vissers connotati quindi da una forza gentile, una morbida consapevolezza, una raffinata tenacia: gli arazzi contemporanei dell’atelier Taftique sono espressione di un nuovo modo di comunicare che, pur non venendo meno alla chiarezza di vedute, si palesa con delicatezza, dolce fermezza, pacata eleganza. Questo tipo di espressione deriva probabilmente anche dalla formazione e dall’esperienza di vita dell’artista che, prima di dedicarsi all’attuale attività, ha seguito percorsi diversi dalla consuetudine.
Dice infatti a proposito di sé stessa Jules Vissers: «I miei sono arazzi in chiave moderna e nascono con la tecnica base del tufting da cui deriva anche il nome dell’atelier che è “Taftique”. Essendo arte applicata, i miei lavori possono raggiungere vari ambienti e ambiti, proprio come secondo me dovrebbe fare l’arte, ossia entrare nella vita delle persone, diventare parte del loro quotidiano ed essere aperta a ogni genere di contaminazione e incontro culturale, sia di tipo tradizionale sia contemporaneo. La mia attività artistica professionale è iniziata pochi anni fa quando ho sentito di dover dare ascolto al mio desiderio di creare qualcosa di fattivo e di bello con le mie mani. In me c’è sempre stato un forte estro artistico e una passione per il disegno e la pittura, ma la mia formazione è tutt’altra: ho studiato Lingua e Letteratura Italiana ad Amsterdam (questo è il motivo per cui vivo in Italia) e poi ho fatto un master in Diritto Internazionale a Londra. Ho lavorato per la Commissione Europea e successivamente per il Consolato olandese a Milano. Tutto un altro tipo di settore, quindi, ma ogni sera coltivavo i miei interessi: frequentavo corsi di pittura, di disegno. Anni dopo, il lavoro di mio marito mi ha condotto prima a Mantova e poi a Forlì e lì ho avuto la possibilità di frequentare corsi di uncinetto e di attività creative connesse al tessile. Arrivata a Firenze, ho capito di dover lasciare gli indugi e cominciare davvero a buttarmi nel settore artistico: ho visto che c’era un master all’Accademia di Belle Arti di Firenze in Tessuti d’arte e ho deciso di fare domanda di ammissione nel 2019. Ero la più grande del corso, ma è stato bellissimo e da lì è cominciato tutto».
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