Luogo unico nel suo genere, la Casa Internazionale delle Donne di Roma ospita, dal 22 settembre, il progetto espositivo “Le forme dell’attesa”. La mostra presenta una sola opera collettiva, Zoe, che veicola nel suo nome il significato greco “vita”, rimanda alla forza che riempie l’universo con una costante e incessante creatività. Si tratta di un’energia vitale propriamente femminile che, da sempre, popola miti e leggende della storia dell’umanità.
Le artiste che hanno creato Zoe sono Anegla Bellocchi, Lavinia De Sclavis, Gaia di Cave Petrichella, Daniela Di Lascio, Laura Fusar Poli, Carolina Goretti, Daria Moroni, Lidia Nunzi, Martina Pecorella, Francesca Rossi, Stefania Savaglia, Carlotta Sechi. A ispirarle è stata una rosa bianca che si trova nell’Orto Botanico di Roma, chiamata Ilaria Alpi, e un libro della grande scrittrice di fantascienza Ursula K. Le Guin, “The Carrier Bag Theory of Fiction”, in cui riscrive la storia delle origini dell’umanità ridefinendo la tecnologia come una sacca da trasporto della cultura, piuttosto che un’arma di dominazione.
Con Zoe, inoltre, le artiste ricordano il centenario della nascita di Marija Gimbutas, docente di archeologia, che nel suo saggio “Il linguaggio della Dea” ha riportato alla luce la presenza cardine del femminile nella civiltà dell’Europa antica, basata sulla manualità e il saper fare. Le artiste vogliono celebrare la nascita della grande archeologa e linguista di origini lituane, omaggiandola con un messaggio di pace e invitandoci ad abbracciare la nostra interiorità in modo pacifico.
L’opera di argilla rappresenta la possibilità di ricominciare nuovamente, dopo un momento difficile, proprio da questa potenza vitale, disegnando così un nuovo futuro per le prossime generazioni, una speranza ancora più profonda e sentita, dopo le criticità che ognuno ha dovuto affrontare a causa della pandemia da Covid-19. Zoe è speranza concretizzata in argilla, la terra dove ognuna delle artiste del collettivo ha messo un pensiero di pace e nella quale ognuno è invitato a identificarsi.
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