L’intervista/Claire Fontaine | Che cos’è il contemporaneo? Riciclare

di - 15 Febbraio 2012

Sono molte le novità della nuova stagione espositiva del Museion di Bolzano diretto da Letizia Ragaglia: la chiamata annuale di un guest curator per una mostra tematica, un nuovo comitato scientifico, la project room nel Passage (inaugurata con la mostra di Sonia Leimer Along those lines a cura di Frida Carazzato) e la residenza per gli artisti in un piccolo edificio accanto al mastodonte vitreo di Museion. Ai Claire Fontaine con la mostra  M – A – C – C – H – I – N – A – Z – I – O – N – I  il compito di aprire il nuovo corso 2012. Una scelta che proprio qui (grazie anche al trilinguismo della città) attiva un gioco acrobatico di recezione immediata, fatto di contrasti e paradossi sul filo della logica e del sapere. Come nel caso del video Situations che parafrasa a sua volta un video di istruzioni alla lotta di strada o in Italy (Burnt/Unburnt), 2012, sagoma della penisola composta da migliaia di teste di fiammiferi: materiale “incendiario” che sottolinea la precarietà del Paese. Oppure The Invisible Hand del 2011: piccola scultura formata da un pendolo di Newton in cui delle sfere di metallo si muovono all’interno di un mini campo da tennis. Un gioco antistress, personalizzato per la società Lehman Brothers, acquistabile in internet come gadget per un “grande amministratore delegato” e modificato da Claire Fontaine per essere perpetuamente in moto. Evidente il rimando alla mancanza di scopo dei cicli economici. “L’arte è diventata un luogo per rifugiati politici. Offre delle possibilità di sopravvivenza”. Approfitto di questa dichiarazione del collettivo (un ready-made come altri?) che introduce il comunicato della mostra per rivolgere loro alcune domande.

Claire Fontaine nasce come collettivo di artisti nel 2004 a Parigi assumendo il nome di una marca francese di quaderni. Ma chi è veramente Claire Fontaine e quale è la storia dei suoi componenti?

«Claire Fontaine nasce come uno spazio condiviso cui si è deciso di dare il nome di una persona di nazionalità francese e di sesso femminile. Essere donna ed essere autoctona nel mondo dell’arte possono essere degli handicap e ci sembrava interessante partire da questa situazione. La decisione è stata proprio creare ed alimentare uno spazio di desoggettivazione, in cui le opere che prendevano forma non sarebbero state il risultato di una o più soggettività addizionate, perché altrimenti a quel punto avremmo potuto firmare con i nostri nomi, ma sarebbero state qualcosa che nessuno dei componenti di Claire Fontaine avrebbe creato se questo spazio non fosse esistito. È per questo che le nostre biografie individuali non sono importanti, l’arte contemporanea adora i pettegolezzi, i bei giovani, le storie trasgressive, da noi non c’è nulla di tutto questo, solo un lavoro paziente per disfare il legame pernicioso tra opera e biografia al tempo della società dello spettacolo estremo».

Claire Fontaine si presenta come “un artista ready-made” con un chiaro riferimento alla storia dell’arte del XX secolo. Il collettivo dichiara di basare parte del suo lavoro anche sul principio di somiglianza e ripresa nei confronti delle opere di altri artisti. Quale è l’obiettivo di questa ri-messa in circolazione?

«Insistere sul fatto che le nostre condizioni di sviluppo materiale e soggettivo sono quasi completamente standardizzate e la feticizzazione della originalità individuale è il velo pietoso che vorrebbe nascondere questo stato di cose. L’idea dell’artista ready-made è strettamente legata all’idea della singolarità qualunque che si trova in Agamben, che a sua volta noi leghiamo all’idea deleuziana del documentario come la glorificazione dell’istante qualunque, il prelievo di un momento non prezioso da una vita non preziosa che eppure diventa appassionante. Oggi ciò che è davvero contemporaneo è il riciclaggio, la rielaborazione di elementi pre-esistenti. La cultura ha sempre funzionato così, l’idea dell’istruzione stessa si basa su un principio di assimilazione di contenuti vecchi per poi ottenere idee nuove. Oggi questo processo è più massificato e in un certo senso più democratico che in passato. L’arte rimane forse l’ultima roccaforte dell’idea del genio creatore e dell’assurda mitologia che la accompagna».

Macchinazioni è il titolo di questa mostra a Museion. Macchine o giochi di potere? Recessione o rivoluzione?

«La mostra è basata sulla macchina come metafora politica. Esiste anche la possibilità di leggere l’intera mostra come una macchinazione, allora in quel caso le opere vanno lette alla luce del video The Assistants, che è la chiave di volta della nostra presentazione, perché la questione della traduzione e il ruolo dello straniero sono il suo centro sommerso. Recessione e rivoluzione possono andare insieme, perché no»?

Quella a Museion è la vostra prima mostra in un’istituzione italiana. Come mai, considerando anche che un componente di Claire Fontaine è italiano? Qualche anno fa avete già realizzato proprio a Bolzano uno dei vostri primi lavori in ambito pubblico. Che esperienza è stata?

«Le ragioni per cui si è invitati da delle istituzioni o non lo si è, sono misteriose. Il fatto che parte di Claire Fontaine sia italiana non vuol dire molto, un’altra parte è britannica ed esponiamo poco a Londra e in Gran Bretagna. A Bolzano in effetti Claire Fontaine è stata invitata molto presto, nel 2006, ad una mostra collettiva nel vecchio Museion curata da Letizia Ragaglia intitolata Group Therapy. Parallelamente siamo stati invitati nel cubo di Garutti che è uno spazio fuori dalle mura del museo dove abbiamo proposto un progetto molto minimale. Il cubo è nel mezzo di una piazza verde e di un parco giochi, è un “oggetto” molto presente nella vita degli abitanti del quartiere. Noi volevamo rimanere discreti senza imporre forme troppo invadenti, proponendo pochi elementi che potessero provocare una riflessione. Abbiamo esposto due pannelli di cartone su cui erano state bruciate le frasi “Siamo tutti singolarità qualunque” e “I love communism”. Con questo progetto volevamo dare un segnale di speranza agli abitanti di un’area in cui sui muri fioriscono scritte fasciste inneggianti al peggior razzismo e alla miseria umana più profonda. All’esterno del cubo c’era poi un testo breve scritto da noi intitolato “Siamo tutti singolarità qualunque” sul comunismo come esperienza esistenziale di liberazione da non confondere con i regimi totalitari che si sono dati questo nome usurpandolo. Gruppi di persone di estrema destra non hanno apprezzato il progetto, vandalizzando l’esterno dello spazio espositivo e distruggendo i testi che avevamo lasciato in distribuzione libera davanti al cubo. Hanno cercato di far censurare il progetto senza riuscirci, poi sono andati – forse per la prima volta – a Museion, dove hanno trovato che un’opera di Goldiechiari poteva essere presa di mira e sono riusciti a farla togliere dalla mostra».

Un sogno nel cassetto?

«Che le cose cambino per davvero».

Bolzano, Parigi, Bergamo, febbraio 2012 Claire Fontaine e Paola Tognon

fino al 13 maggio 2012

Claire Fontaine
M -A – C – C – H – I – N – A – Z – I – O – N – I

a cura di Letizia Ragaglia

Bolzano, Museion

Laureata e specializzata in storia dell’arte, docente, critica e curatrice. Mi interessa leggere, guardare, scrivere e viaggiare, fare talent scout, ascoltare gli artisti che si raccontano, seguire progetti e mostre, visitare musei e spazi alternativi, intrecciare le discipline e le generazioni, raggiungere missions impossible. Fondo e dirigo Contemporary Locus.

Articoli recenti

  • Premi

Careof e la nuova generazione del video: Elisabetta Laszlo vince ArteVisione 2025

L'organizzazione no profit Careof di Milano annuncia la vincitrice di ArteVisione 2025: Elisabetta Laszlo, classe 2001, si aggiudica il premio…

3 Marzo 2026 16:29
  • Cinema

Alberto Barbera riconfermato alla Mostra del Cinema di Venezia fino al 2028

Il CdA della Biennale di Venezia ha confermato Alberto Barbera come direttore artistico della Mostra del Cinema per il biennio…

3 Marzo 2026 14:18
  • Attualità

Escalation nel Golfo: negli Emirati sono state sospese le attività di musei e gallerie

Lo scenario della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran si allarga agli altri Paesi del Golfo, portando alla chiusura…

3 Marzo 2026 12:10
  • Progetti e iniziative

La Reggia di Venaria festeggia i suoi ciliegi in fiore con performance, musica elettronica e arte

Nei Giardini della Reggia di Venaria tornano i ciliegi in fiore: è il tempo dell’hanami, con un programma di aperture…

3 Marzo 2026 11:38
  • Progetti e iniziative

Paralimpiadi: sulla funivia del Lagazuoi brillano le stelle braille di Fulvio Morella

Durante le Paralimpiadi invernali, la funivia del Lagazuoi diventa opera d’arte, grazie al Braille Stellato di Fulvio Morella: un’esperienza artistica…

3 Marzo 2026 10:30
  • Progetti e iniziative

Lo studio di Park a Milano diventa club e listening room, con i dj set di Le Cannibale

Dal 20 al 24 aprile 2026, in occasione della Milano Design Week, il collettivo Park presenta un’installazione site-specific che trasforma…

3 Marzo 2026 9:30