Sabato, 20 settembre, il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro, in provincia di Parma, inaugurerà un nuovo capitolo della rassegna Guatelli Contemporaneo con l’intervento site specific di Gianni Dessì, tra i protagonisti della scena artistica italiana dagli anni Ottanta. L’opera, intitolata Ars Tua Vita Mea, è concepita come omaggio al lavoro visionario dello scrittore Ettore Guatelli. «Maestro contadino», come amava definirsi, Guatelli, attraverso il suo lavoro di raccolta di «Vecchie cose», attrezzi agricoli e artigianali, arredi, suppellettili, giochi, strumenti musicali, capi di vestiario, documenti fotografici, confluiti poi nel museo omonimo, aperto ufficialmente nel 2004 e ispirato a precisi criteri museografici, trasformava il quotidiano a rischio di oblio in un racconto universale.
Dessì definisce il museo «Un umanissimo luogo del sacro», dove gli oggetti raccolti da Guatelli sono testimoni muti di vite trascorse, capaci di risorgere attraverso lo sguardo poetico. La sua installazione si inserisce in questo paesaggio di memoria con un gesto di compostezza formale, intessendo un dialogo silenzioso con le cose conservate e riflettendo sul legame profondo tra arte e memoria. Ars Tua Vita Mea intende così restituire energia a un patrimonio intangibile che vive nel rapporto con chi lo osserva.
Nato a Roma nel 1955, Gianni Dessì si diploma all’Accademia di Belle Arti nel 1976 e tiene la sua prima personale nel 1979 alla Galleria Ugo Ferranti. Negli anni Ottanta è tra i protagonisti della Nuova Scuola Romana con lo studio all’ex pastificio Cerere, epicentro di scambi artistici internazionali. Ha esposto in rassegne di rilievo come la Biennale di Venezia (1984, 1986), la Quadriennale di Roma (1986), la Biennale di San Paolo e quella di Parigi, e ha presentato il suo lavoro in numerosi musei e gallerie, dal MACRO di Roma al Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne, dal Museum Biedermann di Donaueschingen alla New York University, fino alle più recenti mostre in Cina e in Italia. Alla sua attività espositiva affianca importanti collaborazioni teatrali, da Peter Stein e Claudio Abbado al Festival di Salisburgo, fino alla Scala di Milano e all’Opera di Roma.
Con Ars Tua Vita Mea, Dessì riconferma la sua capacità di intrecciare memoria, spazio e materia, dando nuova voce a un museo che, nato dalla collezione personale di Ettore Guatelli, continua a trasformare il quotidiano in racconto collettivo.
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