Le massacre du printemps: al Madre di Napoli, l’opera di Mathilde Rosier

di - 26 Ottobre 2020

Le serre agricole di Pompei, il porto industriale di Napoli e l’ex Italsider di Bagnoli, luoghi di confine, in cui i ritmi della natura e i processi antropici si sovrappongono in maniera non sempre pacifica, spazi di attraversamento, anzi, di bilico, sul punto di scivolare tra la desolazione e la vita, da una parte o dall’altra. Sono questi gli scenari scanditi da Le massacre du printemps, opera video di Mathilde Rosier, coprodotta dal Museo Madre e da Residency 80121, piattaforma fondata nel 2017 da Raffaela Naldi Rossano, presentata nel corso di un’anteprima curata da Andrea Viliani.

Mathilde Rosier, Le massacre du printemps, 2019 (still da video) Co-prodotta da Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Residency 80121 Dono dell’artista. Collezione Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy l’artista; Galleria Raffaella Cortese, Milano; Kadel Willborn, Düsseldorf; The Breeder, Athens

«Una danza agraria su Napoli», la definisce l’artista nata nel 1973 a Parigi, una coreografia dall’atmosfera catastrofica e ispirata alle suggestioni della Sagra della primavera, Le sacre du printemps, l’iconico balletto ideato, tra il 1911 e il 1913, da Vaslav Nijinsky su musiche di Igor Stravinsky, per la compagnia dei Balletti russi di Sergej Djagilev. Per la sua opera, entrata nella collezione del Madre, Mathilde Rosier ha tratto ispirazione anche dai costumi e alle scenografie di Nicholas Roerich che colpirono il pubblico dell’epoca per la capacità di evocare un’ambientazione tanto mitica quanto arcaica e misteriosa. «Roerich pensava ad una fine del mondo imminente ma con la speranza di rinascita per un’umanità più saggia», ha spiegato l’artista.

Mathilde Rosier, Le massacre du printemps, 2019 (still da video) Co-prodotta da Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Residency 80121 Dono dell’artista. Collezione Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy l’artista; Galleria Raffaella Cortese, Milano; Kadel Willborn, Düsseldorf; The Breeder, Athens

Le massacre du printemps: i luoghi matrice

A costituire lo scenario dell’opera, tre differenti luoghi matrice: le serre di Pompei, «metafore di come l’intensa produttività possa essere parte di un processo micidiale», il porto industriale e il centro della città di Napoli, dove «l’inquinamento e l’incoerenza dell’attività umana danzano sul vulcano», infine l’ex sito industriale e la baia di Pozzuoli, «una terra gravemente contaminata e un’area marittima abbandonata, la cui desolazione contrasta con una bellezza seducente». Insomma, una danza di morte e rinascita, devastazione e speranza, in un ciclo che riunisce uomini e territori.

Mathilde Rosier, Le massacre du printemps, 2019 (still da video) Co-prodotta da Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Residency 80121 Dono dell’artista. Collezione Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy l’artista; Galleria Raffaella Cortese, Milano; Kadel Willborn, Düsseldorf; The Breeder, Athens

L’opera si suddivide in due parti, che interrogano i principi stessi del balletto originario. Nel primo atto dell’opera di Stravinsky, intitolato The Adoration of Earth, vengono richiamate le danze agricole della Russia pagana. Una gestualità rituale che però, in Le massacre di Printemps, diventa The Exploitation of Earth, preludendo quindi al tragico destino di sfruttamento della terra. «I contadini diventano spighe di grano, il destino dell’umanità si lega a quello delle piante. Trattiamo noi stessi come trattiamo le piante, industrializzate, mercificate. La cieca ricerca della crescita, dell’avidità, la cupidigia, riflettono solo la nostra incapacità di essere soddisfatti. Questa insoddisfazione senza fondo è la ragione del disastro», ha spiegato Rosier.

La reinterpretazione di Rosier continua anche per il secondo atto, in cui il sacrificio di una ragazza per implorare il ritorno della primavera si trasforma nella metamorfosi di tutti i contadini e dei campi di grano in una foresta di alberi, che si espande sulla città e sul sito industriale che, prima, aveva il nome di Napoli.

«Nei dipinti barocchi presenti in molte chiese di Napoli e negli ex-voto, la Vergine Maria e gli angeli fluttuano sui mortali con l’intento di proteggere e salvare questo caotico mondo. Per molti di noi il messaggio cattolico non è riuscito a rispondere alla questione ontologica, ma quell’immagine ci resta dentro. L’immagine di un regno invisibile di creature sovrumane capaci di riempire la sensazione di vuoto che rende vuoto il nostro petto e secco il nostro cuore. Forse quelle creature sovrumane vanno ritrovate nelle forme della natura, negli alberi e nelle foreste che abiteranno il nostro petto. Dobbiamo ri-ossigenare il nostro petto con questa foresta, sentirne la pienezza dentro di noi, lasciare che ci riempia il cuore e i polmoni», ha concluso Rosier.

Dopo la presentazione al Madre, l’opera Le massacre du printemps sarà inclusa nella mostra personale dell’artista al MASP-Museu de arte de São Paulo, incentrata sui rapporti fra agricoltura e danza e sulla contrapposizione tra l’industria agricola brasiliana e la culture teofanica delle popolazioni indigene.

Articoli recenti

  • Fotografia

A Reggio Emilia la fotografia contemporanea si confronta con i propri fantasmi

A Reggio Emilia torna Fotografia Europea. Con il titolo “Fantasmi del quotidiano”, fino al 14 giugno il festival traccia una…

4 Maggio 2026 23:08
  • Mostre

L’anima del marmo: Giulio Malinverni e la pittura su pietra a Ca’ Pesaro

Fino al 14 giugno 2026, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro ospita una personale di Giulio Malinverni curata…

4 Maggio 2026 22:24
  • Fiere e manifestazioni

Art Jakarta Gardens 2026: l’arte contemporanea fiorisce nel cuore della città

Torna la fiera d'arte contemporanea a cielo aperto di Jakarta, in Indonesia. Una vera oasi culturale che unisce esposizione, performance…

4 Maggio 2026 20:00
  • Arte contemporanea

Ding She rilegge la filosofia orientale attraverso l’arte contemporanea: la mostra a Shangai

L'artista cinese Ding She intreccia filosofia orientale e pratiche contemporanee: la sua mostra alla Space & Gallery Association di Shanghai…

4 Maggio 2026 17:30
  • Attualità

Biennale di Venezia 2026: il Padiglione Iran non aprirà, arriva la conferma

Confermata l’assenza dell’Iran alla Biennale d'Arte di Venezia 2026: il Padiglione non aprirà a causa del conflitto del corso. Rimangono…

4 Maggio 2026 15:26
  • Teatro

Il teatro prima di essere teatro: a Roma, il laboratorio aperto di inDivenire

A Roma, da Spazio Diamante, va in scena la settima edizione di inDivenire, il festival che interroga il teatro nel…

4 Maggio 2026 13:30