Valentina Knežević, Voiceover, 2015 (still da video) © courtesy the artist
È una sensazione sfumata e che si definisce sempre nella relazione tra due estremi, per esempio, in reazione a qualcosa che dovrebbe essere familiare, consueto, tranquillizzante e invece appare estraneo, angoscioso, sinistro. Introdotto da Ernst Jentsch alla fine dell’800, a partire da casi letterari, fu Sigmund Freud a indagarne le radici fin nel nostro inconscio ed è proprio al “perturbante” che è dedicata la quinta edizione di “Mind The Gap”, progetto d’arte contemporanea che si svolgerà fino al 19 dicembre 2021 a Udine, tra lo Spazio Marioni e Visionario.
Promossa da Altreforme Udine, l’iniziativa è dedicata a Franco Basaglia, lo psichiatra ispiratore della legge 180 e fautore della chiusura dei manicomi. E se, come affermava lo stesso Basaglia, la cultura può rappresentare un dispositivo di coinvolgimento relazionale, obiettivo di “Mind The Gap” è rafforzare i processi culturali partecipativi, attraverso l’arte.
Curato da Giada Centazzo con la collaborazione di Lorenzo Lazzari e Rachele D’Osualdo, quest’anno il progetto vede la partecipazione di Rita Casdia, Valentina Furian, Valentina Knežević, Federico Tocchella e Caterina E. Shanta, artisti visivi che esplorano il tema del perturbante, indagando il rapporto dialettico tra normalità e anormalità, umano e bestiale, istinto e controllo, animato e inanimato.
Allo Spazio Marioni, in via Caterina Percoto 6, sono esposte le opere di Casdia, Knežević e Tocchella. Nelle sue opere, la siciliana Rita Casdia approfondisce le dinamiche elementari che sono alla base delle connessioni emotive e della sessualità. In anteprima a “Mind the Gap” propone il suo ultimo lavoro dal titolo Tree Story (2021), una claymation in cui piccole sculture modellate in plastilina prendono vita per dar forma a meditazioni sul destino del genere umano e sul rapporto perduto con la natura generatrice.
Nella sua ricerca, Knežević esplora temi di particolare rilevanza sociale e politica, lavorando all’incrocio tra teatro, cinema, arti performative e figurative. In Voiceover (2017) la video-arista croata esplora il tema della guerra in chiave anti-retorica e anti-eroica mettendo in quadro pensieri memorie e traumi di un soldato professionista, grazie ad una precisa dialettica corpo-spazio-voce. Il performer, un ballerino ex-soldato, compie una meditata coreografia in uno spazio asettico e impersonale, mentre una voce fuori campo sviluppa un monologo interiore tra self talk e shell shock.
In mostra anche lo short Isacco (2013) del videomaker romano Tocchella, che sviluppa la sua ricerca nel segno della sperimentazione tra cinema dal vero, animazione e video-arte. Nel corto in mostra il regista, animatore e produttore indipendente rilegge in modo inedito la grande narrazione biblica del ‘Sacrificio di Isacco’, facendola rievocare da un bambino che nel parco è intento a fare ad un ‘gioco simbolico’ con i suoi pupazzetti. Il video si sviluppa in un continuo scivolamento tra fiction ed animazione, registro ludico e drammatico, ambientazione epica e quotidiano, sino al climax finale.
La veneziana Furian, nelle sue opere, scandaglia il rapporto tra uomo e natura, ed esplora in particolare il tema dell’addomesticamento animale come forma di dominio umano e dell’addomesticamento umano come assoggettamento alle regole sociali. Come accade in Ciacco (2021) la cui versione cinematografica è proiettata in tre appuntamenti al Visionario di Udine. Il progetto filmico è una reinterpretazione del VI Canto dell’Inferno di Dante dedicato ai peccatori di gola. Lo spettatore è chiamato ad immedesimarsi proprio col punto di vista dei dannati, tormentati da Cerbero e da una pioggia incessante. Selezionato per Cantica21 – Italian Contemporary Art Everywhere, il film è stato realizzato tra gli altri con il sostegno di Fondazione Bevilacqua La Masa e progetto “Prender-Si Cura” Mattatoio Roma ed è stato girato in parte all’interno della Serra Tropicale del MUSE di Trento.
Questa nuova edizione del progetto ha visto inoltre la realizzazione di un laboratorio partecipativo di cinema collettivo condotto dall’artista Caterina E. Shanta con un gruppo di studenti di un liceo artistico pordenonese. Il video Abbiamo visto le stesse stelle è un racconto frammentario, una pluralità di micro storie che evocano l’incontro reale o fantasmatico con l’alieno, incarnazione di ogni forma di alterità.
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