MP5, La terza dimensione, Museo Novecento, Firenze, 2024, © photo Ela Bialkowska OKNO studio
Ricorda un fregio classico ma il suo linguaggio è quello contemporaneo, anche se, in questo caso, si svolge all’interno di un museo. Nello specifico, l’intervento di MP5 si snoda sulle pareti dei due loggiati del Museo Novecento di Firenze, con una lunga sequenza di corpi, una coreografia di gesti, movenze, anche intime, abbracci ed effusioni, di delicata intimità. Il Museo fiorentino diretto da Sergio Risaliti ha celebrato così il suo decimo compleanno, con un’opera, intitolata La terza dimensione, che sembra mettere in risalto il carattere inclusivo dell’istituzione culturale, la sua attitudine all’abbraccio, alla cura e all’apertura.
Nata a Napoli e residente a Roma, MP5 ha studiato scenografia teatrale a Bologna e animazione alla Wimbledon School of Art di Londra. Le sue immagini rimandano all’arte classica, dando forma a un immaginario che sottende una visione critica e politicamente impegnata della realtà. Proveniente dalla scena artistica underground e nella controcultura europea, negli ultimi anni ha strettamente legato il suo lavoro a tematiche inerenti corpi e genere.
Le sue opere sono state esposte in musei e gallerie tra cui La Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Centro Pecci di Prato, La Tour 13 di Parigi, Il Mattatoio di Roma, la galleria Wunderkammern di Milano, la galleria Lazarides di Londra, la Dopeness gallery di Taipei. Ha realizzato opere pubbliche in Europa, Asia e Stati Uniti. Dal 2018 al 2023 con Alessandro Michele ha curato la campagna globale per la gender equality Chime for Change di Gucci. Nel 2021 ha creato il progetto Movimento-Immagine con la collaborazione del coreografo e performer Alessandro Sciarroni. Dal 2018 ha collaborato con Michela Murgia e Chiara Tagliaferri al progetto editoriale Morgana. Sono sue le immagini simbolo del movimento Non Una Di Meno.
A cura di Sergio Risaliti e Jacopo Gonzales, la Terza Dimensione è un’opera unica suddivisa in due sezioni. La prima è una sequenza di figure in bianco e nero che occupano le pareti circostanti il chiostro delle ex-Leopoldine, dall’alto in basso. Presentate in piedi e frontalmente una a fianco dell’altra, sembrano sospese e solenni in una sorta di limbo spaziale e temporale. Come in opere di arte antica, quali la Teoria di Profeti, Vergini e Martiri nei mosaici di Sant’Apolinnare Nuovo a Ravenna, ognuna di queste figure sembra abitare perfettamente lo spazio che le è stato assegnato, cogliendo appieno la sacralità del luogo.
Nel loggiato al piano superiore, questa struttura si trasforma in una coreografia a nastro intrecciato di figure legate le une con le altre che si sfiorano, si abbracciano, si baciano. Un desiderio di affettività si svolge senza interruzione, con dolcezza e sincerità senza limitazioni, vergogna, imposizione.
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