Manifestazione e contestazioni alla Mostra del Cinema (in foto: Pier Paolo Pasolini e Cesare Zavattini) 29. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, 1968 Fotografia: Giacomelli
La Biennale di Venezia ne ha viste tante, in 125 anni storia e, di certo, supererà anche il Covid-19. Per il momento, in attesa dei prossimi appuntamenti con il Festival del Cinema, dal 2 al 12 settembre 2020, e con il Festival del Teatro, dal 14 al 25 settembre 2020, l’occasione è buona per riflettere sul passato, con un progetto mai tentato prima. “Le muse inquiete – La Biennale di fronte alla storia” è il titolo della mostra che aprirà al Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale di Venezia, dal 29 agosto all’8 dicembre 2020, realizzata dall’ASAC – Archivio storico della Biennale, a cura, per la prima volta, di tutti i direttori dei sei settori artistici, Arte, Architettura, Cinema, Danza, Musica, Teatro. Una prova di collaborazione e di ibridazione, spettacolare già di per sé, per ripercorrere, attraverso le fonti uniche dell’Archivio della Biennale e di altri archivi nazionali e internazionali, quei momenti in cui le storie della Biennale e quelle del Novecento si sono intrecciate, a Venezia.
Ma la cooperazione si è estesa anche al di là della Laguna. Cecilia Alemani (Arte), Alberto Barbera (Cinema), Marie Chouinard (Danza), Ivan Fedele (Musica), Antonio Latella (Teatro), Hashim Sarkis (Architettura), hanno attinto non solo ai materiali dell’Archivio storico della Biennale e dell’Istituto Luce-Cinecittà e Rai Teche, ma anche ai documenti degli archivi di istituzioni nazionali e internazionali come Galleria Nazionale Arte Moderna di Roma, Fondazione Modena Arti Visive, Archivio Ugo Mulas, Aamod -Fondazione archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, Archivio Cameraphoto Arte Venezia, IVESER Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della società contemporanea, Peggy Guggenheim Collection, Fondazione Ugo e Olga Levi, Centro Sperimentale di Cinematografia Roma, Tate Modern London.
Il Presidente della Biennale Roberto Cicutto, nel presentare la mostra, ha espresso la sua gratitudine per «la generosa adesione che i direttori, lo staff dell’Archivio storico e lo staff della Biennale tutta hanno dato alla costruzione – in parallelo con gli impegni relativi alle Mostre e ai Festival – di un progetto che rafforza ancor più La Biennale come laboratorio permanente di ricerca delle arti contemporanee, motore indispensabile di indagine sul presente e sul futuro e strumento strategico di sviluppo anche economico per la società contemporanea».
«Le muse inquiete è una mostra che ripercorre i sentieri incrociati della Biennale e della storia del Novecento, presentando documenti, materiali di archivio, carteggi, fotografie, filmati e opere d’arte che raccontano di quei punti nevralgici in cui la storia della Biennale si è sovrapposta a quella del secolo scorso», ha spiegato Cecilia Alemani, direttrice settore Arte, il primo settore della Biennale, inaugurato già nel 1895.
Il percorso espositivo, su progetto di allestimento a cura di Formafantasma, si snoda nelle sale del Padiglione Centrale in un itinerario che attraversa le sei discipline e i principali eventi del Novecento, dagli anni del fascismo (1928-1945) alla Guerra fredda, fino ai nuovi ordini mondiali (1948-1964), passando dal ’68 alle biennali di Carlo Ripa di Meana (1974-78), dal Postmoderno alla prima Biennale di Architettura, arrivando così agli anni ’90 e all’inizio della globalizzazione.
Tanti i nomi che ritornano lungo le stanze, dai “non premi” di Luchino Visconti, al Leone d’Oro di Robert Rauschenberg nel 1964, dal focus danza e corpo di Merce Cunningham, alle grandi figure curatoriali, come Germano Celant, Harald Szeemann e Achille Bonito Oliva.
«Ciò che rende unica questa mostra d’archivio è il modo in cui sono affiancati i diversi materiali per confrontarsi nella loro vitalità come forme espressive di (una sola) arte ma anche per essere presenti ed essere rappresentati in modo non gerarchico o classificato all’interno dello spazio dei Giardini. Qui finalmente si scambiano idee, forme e profili, unificati nello stesso spazio che in passato ha dato a ciascuno le sue esclusive pretese di espressività. La Biennale è diventata uno spazio aperto di scambio tra i suoi numerosi media. È finalmente diventata una sola Biennale», ha commentato Hashim Sarkis, Direttore settore Architettura.
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