Nuove Prospettive da Spilamberto: il racconto della residenza artistica

di - 31 Luglio 2020

Nel mese di agosto 2020 prenderà il via il progetto artistico Prospettive. Visioni nella città tra memoria e futuro, ideato in sinergia con i comuni di Calderara di Reno (BO) e Cotignola (RA), a cura dell’Associazione Culturale Adiacenze di Bologna, con il contributo della regione Emilia Romagna. L’evento espositivo, frutto della residenza-studio di Elisa Muliere (Tortona, 1981) e Giulio Zanet (Colleretto Castelnuovo, 1984) tenutasi nel mese di luglio 2020 presso la Rocca Rangoni di Spilamberto (MO), si concretizzerà in una mostra diffusa per la città, attraverso l’affissione di manifesti e installazioni, visitabile fino al prossimo autunno.

Il progetto intende raccontare, a partire dal concetto di memoria, sia storica che a breve termine, spaccati di quotidianità e contemporaneità, nella prospettiva di aprire scenari e riflessioni sul futuro, mettendo in dialogo arti visive e territorio. Grazie ad Amerigo Mariotti e Daniela Tozzi di Adiacenze siamo riusciti a intercettare i due artisti a ridosso della fine della loro residenza spilambertese, per farci raccontare il loro punto di vista su quest’esperienza.

L’intervista a Elisa Muliere e Giulio Zanet

Una residenza artistica, probabilmente tra le prime post emergenza Covid. Come è stato per voi rapportarsi a una comunità relativamente piccola come quella degli spilambertesi in un momento così delicato?

Elisa Muliere: «Sono state due settimane molto dense, corpose – di incontri, racconti, riflessioni. Si è instaurato un clima con la comunità di scambio costante e costante lavoro di restituzione attraverso le opere. Spilamberto non ci ha solo accolto, ci ha avvolti, presi dentro la sua rete di memorie e circondati di una vivacità inaspettata, se pensiamo al periodo di isolamento da poco terminato».

Giulio Zanet: «Sì! È stata un’esperienza intensa, tutte le persone che abbiamo incontrato avevano una gran voglia di condividere le proprie storie e il proprio vissuto. Forse proprio a causa del precedente lockdown erano entusiaste di confrontarsi con noi. E per noi naturalmente è stato decisamente proficuo raccogliere tutte queste testimonianze, oltre che molto piacevole».

Entrambi lavorate con pittura e scultura, sarebbe interessante capire il processo che vi ha portato a concepire le opere in un tempo contenuto e se ci sono stati particolari riferimenti che vi hanno ispirato durante la residenza.

GZ: «L’idea del progetto nasce con la volontà di restituire alla città la propria storia attraverso occhi “stranieri”. Quindi il processo è stato raccogliere più materiale possibile sulla storia passata e recente di Spilamberto per poi filtrarla attraverso la nostra sensibilità. All’inizio pensavamo di concentrarci sugli antichi mestieri ma appena arrivati ci siamo accorti della grande mescolanza di etnie che popola Spilamberto, così abbiamo deciso che il progetto dovesse soprattutto parlare al futuro della città. L’ispirazione dunque è stata tutto quello che assorbivamo in quei giorni e successivamente il nostro dialogo, sia verbale che più specificatamente sul lavoro. Abbiamo praticamente lavorato a quattro mani alla realizzazione dei manifesti, prima partendo dalla pittura e poi elaborandoli graficamente in digitale».

EM: «Come dice bene Giulio, abbiamo dialogato condividendo materiali e intuizioni, cercando una connessione tra le nostre pratiche attraverso lo scambio. Il progetto si è delineato verso la fine della prima settimana di residenza, quando abbiamo individuato i due filoni tematici più impattanti su di noi: da un lato la storia della città, appresa attraverso testimonianze, letture, racconti, con i suoi simboli e personaggi e dall’altro la Spilamberto contemporanea, un crocevia straordinario di razze e culture. Da qui, la scelta di creare un doppio percorso espositivo, uno per la passeggiata centrale che unisce idealmente Rocca Rangoni e il Torrione, che porterà in sé la traccia di questa multietnicità che anima il territorio e un secondo, che comprenderà i quartieri intorno ad esso, al quale vogliamo affidare la restituzione di quel che ci è rimasto dagli incontri con gli abitanti della città. I lavori saranno diffusi a cielo aperto, affissi qui e là per le strade di Spilamberto dai primi giorni di agosto».

Fino a non molto tempo fa si sentiva spesso parlare del fatto che la street-art puntasse sempre più alle gallerie per essere in qualche modo riconosciuta pienamente come linguaggio contemporaneo (due esempi su tutti, Banksy o Shepard Fairey), oggi invece spesso anche gli artisti nel senso “canonico” del termine veicolano i propri lavori attraverso i linguaggi più noti dell’arte urbana. La scelta di rendere fruibili i vostri lavori in modalità “urban” con poster e installazioni en plain air quanto è stata necessaria in un momento come questo?

GZ: «Crediamo che la scelta di questa soluzione di mostra diffusa, anche se causata dalla necessità, in questa occasione sia molto efficace. Per la natura del progetto è importante che sia fruibile da più gente possibile e in questo modo invece di invitare il pubblico in un luogo per vedere delle opere d’arte si portano le opere in strada, sotto gli occhi di tutti».

EM: «Oggi c’è più bisogno che mai di ri-creare connettori di senso e sensibilità attraverso atti culturali. L’arte ha – tra gli altri – il compito di parlare al pubblico, portare messaggi, far emozionare, incuriosire. Quando questo non è attuabile nei circuiti deputati, occorre uscire fuori, prendersi uno spazio altro. Prospettive è la nostra parola agli abitanti di Spilamberto – il racconto dell’esperienza fatta e assieme la trama di una storia, la loro, lunga millenni».

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