Basel Zaraa
C’è un festival che non si accontenta di occupare i teatri o le piazze centrali ma sceglie gli interstizi, gli spazi periferici, i luoghi dimenticati. È Periferico, il progetto curato dal Collettivo Amigdala che dal 2008 ridisegna i confini culturali di Modena, trasformandola, per alcune settimane, in un laboratorio urbano di sperimentazione artistica e sociale. Dal 2 al 19 ottobre 2025, torna con una nuova edizione, intitolata Becoming, e lancia una sfida chiara: abitare l’incertezza, accogliere il divenire, trovare nuove forme di comunità proprio laddove sembra impossibile.
La forza di Periferico sta nell’idea che l’arte non sia un evento da consumare ma un’esperienza da condividere. Le performance, i laboratori, le installazioni non si limitano a raccontare ma chiedono di partecipare, di prendere posizione, di restare presenti. E lo fanno scegliendo luoghi non convenzionali, che diventano parte integrante delle opere stesse: palestre di quartiere, cimiteri, aree industriali dismesse, spazi che portano con sé memorie e silenzi, rendendo ogni intervento irripetibile.
L’edizione 2025 si annuncia come una costellazione di pratiche diverse ma unite da un filo comune: la relazione tra corpo, comunità e spazio. Tra gli artisti ospiti spiccano Begüm Erciyas con Hands Made, rituale collettivo che esplora il senso del tocco, Basel Zaraa con What will we do without exile?, installazione immersiva che intreccia testimonianze di migrazione e perdita, Salvo Lombardo con Birdsong, danza che fa della voce e del gesto un richiamo alla natura e al tempo presente.
Particolare rilievo avrà il Transfemina International Encounter (17-19 ottobre), un programma di incontri, assemblee e performance che mette in dialogo soggettività femminili e queer con lo spazio urbano, riflettendo sulle disuguaglianze spaziali e immaginando alternative di convivenza, a partire dal progetto europeo svilluppato insieme alle partner Pele (Porto) e Collectiu Punt6 (Barcellona). È un tassello che conferma la vocazione politica del festival: qui l’arte diventa strumento di trasformazione sociale.
Centro operativo sarà OvestLab, ex officina riconvertita in spazio culturale, che accoglierà spettatori e artisti, ma il festival si diffonderà in tutta la città, costruendo un paesaggio inedito. Periferico rovescia la prospettiva, mettendo la periferia al centro, come luogo di possibilità e visioni.
Asciutto nel linguaggio, potentemente evocativo nei gesti, Periferico 2025 promette di non lasciare indifferenti. In un tempo dominato dall’incertezza e dalla frammentazione, invita a considerare i margini non come assenza ma come luogo fertile di incontri e metamorfosi. Perché diventare, in fondo, significa proprio questo: restare aperti, accettare il rischio, immaginare insieme nuove forme di vita.
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