Powerhouse Arts: il nuovo spazio culturale di Brooklyn, in una ex centrale elettrica

di - 29 Ottobre 2025

Powerhouse Arts, un’organizzazione no-profit americana nata per offrire un luogo d’incontro agli artisti, amplia ulteriormente i propri orizzonti: dopo la riapertura nel 2023 della storica centrale elettrica di Gowanus, oggi si prepara a trasformare l’ambiente in un vero e proprio polo multidisciplinare di quasi 16mila metri quadrati, capace di ospitare mostre, performance e grandi produzioni. Un progetto che punta a competere con istituzioni del calibro della Park Avenue Armory o della Brooklyn Academy of Music ma mantenendo un’anima indipendente e collaborativa.

Powerhouse Arts (facciata), 2023, Brooklyn, New York. Ph. Albert Vecerka

Sotto la direzione artistica di David Binder, vincitore del Tony Award, Powerhouse ha inaugurato un festival di arti performative nell’ampio terzo piano della vecchia centrale, un festival che attraversa generi e linguaggi: teatro, musica, danza, installazioni e opere che sfidano i limiti fra le categorie. A aprire le danze, Sybil (2019) di William Kentridge, un’opera che combina musica, teatro e videoarte. Il programma, in corso fino a dicembre, include i lavori dei coreografi Hofesh Shechter e Christos Papadopoulos, oltre a quello della performer Carolina Bianchi con il collettivo Cara de Cavalo. A completare il percorso, l’installazione interattiva di Kate McIntosh, che invita il pubblico a entrare nel processo creativo armato di utensili e occhiali protettivi.

«Tutto ciò che facciamo è per sostenere gli artisti e garantire che abbiano spazio, tempo e risorse per realizzare i loro sogni», ha dichiarato Eric Shiner, presidente di Powerhouse Arts, durante il gala di apertura.

Powerhouse Arts (interno), 2023, Brooklyn, New York. Ph. Albert Vecerka

Non stupisce, quindi, che la comunità artistica stia rispondendo con entusiasmo. Tra i sostenitori del festival figurano nomi di primo piano, come quelli di Amy Sherald, Shamel Pitts e Miles Greenberg e gallerie internazionali come Hauser & Wirth e Goodman Gallery. Quest’ultima, ad esempio, ha collaborato alla produzione di edizioni accessibili, realizzate negli atelier di incisione di Powerhouse.

L’attenzione alla manifattura è infatti parte integrante dell’identità di questa realtà: nei laboratori della centrale si producono sculture, ceramiche, serigrafie e opere su larga scala, unendo la dimensione artigianale a quella concettuale. Il maestro incisore di Powerhouse, Luther Davis, ha inaugurato una fiera dell’incisione a marzo, mentre a maggio Powerhouse ha ospitato Conductor, una rassegna dedicata a voci emergenti di Brasile, Messico, Porto Rico, Palestina e Sud-Est asiatico. Entrambi gli appuntamenti torneranno nel 2026, a conferma di un modello che unisce pratica e visione curatoriale per dare voce agli artisti, affinché, come sottolinea la mission dello spazio, possano avere un luogo per esprimersi.

Ellery Neon, Flying Home. Courtesy of Powerhouse Arts

Quest’anno, l’organizzazione si è concentrata molto su performance, danza e incisione. Con le recenti nomine di Diya Vij, già curatrice di Creative Time, come vicepresidente dei programmi artistici, e di Brittni Collins come direttrice dell’arte pubblica, Powerhouse annuncia una nuova fase di espansione. Le prime artiste in residenza – Grace Lynne Haynes, Nazanin Noroozi e Ngozi Olojede – inaugureranno un ciclo dedicato a giovani voci newyorkesi.

Dietro il successo dell’iniziativa c’è anche una rete di figure che ha creduto nel progetto fin dall’inizio. Tra loro Hannah Gottlieb-Graham, fondatrice di Alma Communications, che nel 2023 aveva commissionato a Miles Greenberg una performance di sette ore per l’apertura: un rituale ipnotico in cui Greenberg e i suoi performers si muovevano con delle spade in mano tra piedistalli e un lago artificiale di arance.

Powerhouse Arts (interno), 2023, Brooklyn, New York. Ph. Albert Vecerka

Oggi, Powerhouse Arts è molto più di un centro di produzione, è un esperimento sociale e culturale che reimmagina il ruolo dell’artista nella città. I graffiti degli anni ’90 rimasti sulle pareti testimoniano le origini industriali del luogo, ma anche la sua identità aperta e in divenire. «Non c’è niente di simile esteticamente a New York», commenta Gottlieb-Graham. «Ha una vera personalità».

A questa energia si unisce l’impegno per l’accessibilità: oltre 10mila biglietti a 30 dollari per garantire che il progetto possa effettivamente essere accessibile per tutti. Questo festival affonda le proprie radici nella libertà artistica, nella sperimentazione e nella risposta audace all’interno di un panorama in cui le istituzioni tradizionali faticano a rinnovarsi. Powerhouse sembra incarnare un nuovo modello: libero, permeabile e vivo.

Interno dell’ex centrale elettrica prima dei lavori di ristrutturazione. Ph. Max Touhey

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