Quando l’arte diventa libertà

di - 19 Ottobre 2016
Filippo Tommaso Marinetti stava tenendo una conferenza al Cairo quando un giovane poeta egiziano iniziò a contestarlo duramente, attaccandolo in quanto rappresentante reazionario di un paese fascista con mire coloniali. Era il marzo del 1938. Il giovane poeta egiziano si chiamava Georges Henein e la storia racconta che fu proprio dopo il suo acceso scontro con Marinetti che scaturì in lui, e in un piccolo gruppo di artisti e scrittori del Cairo, l’urgenza di pubblicare un manifesto che esprimesse un nuovo pensiero artistico.
Fu così che il 22 dicembre del 1938, mentre l’Europa annaspava in uno dei periodi più bui della storia del Novecento, il gruppo di artisti e scrittori firmò e distribuì per le strade del Cairo un manifesto dal titolo “Viva l’arte degenerata!” in cui si invitavano artisti e intellettuali di ogni disciplina a solidarizzare con quell’arte che il nazismo e i regimi totalitari volevano eradicare dalla società:
Conosciamo (…) quell’ostilità che oggi, nei paesi totalitari, si manifesta attraverso l’abietta aggressione contro quell’arte che alcuni bruti in divisa, promossi al rango di giudici onniscienti, definiscono degenerata.
(…) A Roma, una commissione per la “bonifica letteraria” ha appena dichiarato la necessità di ritirare dalla circolazione “tutto ciò che è anti-italiano, anti-razzista, immorale e depressivo”
(…) Intellettuali, scrittori, artisti! Raccogliamo insieme la sfida: rimaniamo solidali con l’arte degenerata. In essa risiedono tutte le speranze del futuro. Lavoriamo affinché l’arte degenerata sconfigga il nuovo Medioevo che si sta diffondendo nel cuore dell’Occidente.


Il manifesto era firmato da artisti, giornalisti e scrittori di diversa origine e religione, ovvero da cittadini di una città come il Cairo che, sotto gli auspici del nuovo manifesto, si appresta a diventare un laboratorio di “de-generazione” artistica. È infatti dopo la pubblicazione di questo manifesto che, nel 1939, viene fondato il gruppo “Arte e libertà”: laboratorio e punto di riferimento per artisti e poeti – come Georges Henein – che partendo dalle idee dell’arte degenerata sposano la poetica surrealista per esprimere la propria arte: poesia, pittura, fotografia, cinema. Con Henein fondano “Arte e Libertà” artisti come Ramses Younan, Fouad Kamel, Anwar Kamel, Kamel Telmisany, che iniziano una serie di attività attraverso mostre e pubblicazioni.
Le opere di questo gruppo di artisti sono adesso esposte al Palazzo delle Arti del Cairo nella mostra “When Arts Become Liberty: The Egyptian Surrealists (1938- 1965)” nella prima grande retrospettiva sul movimento surrealista egiziano inaugurata lo scorso 28 settembre. La mostra è curata da Hoor al-Qasimi, la dinamica direttrice della Sharjah Art Foundation (Emirati Arabi) e da Salah Hassan, professore dell’Institute of Comparative Modernities della Cornell University (New York), ospita circa 140 opere, alcune delle quali mai esposte prima d’oggi.

Assieme alle opere del gruppo “Arte e Libertà”, e nell’ottica dell’illustrare la forza dell’espressione surrealista nell’arte contemporanea egiziana fino a metà degli anni ’60,  l’esposizione ospita anche le notevoli opere del “Gruppo Arte Contemporanea” formato da Abdel Hadi El-Gazzar, Kamal Youssef, Hamed Nada, Maher Ra’if, Salim El-Habashi (Mogly), Samir Rafi, Ibrahim Massouda e dal loro mentore Hussein Yousef Amin.
“When Arts Become Liberty” è una retrospettiva che analizza le connessioni tra il movimento surrealista egiziano e quello francese, nell’ottica di una reinterpretazione della storia dell’arte contemporanea che parta non tanto dallo sguardo occidentale, ma da quello dei suoi stessi artisti e critici egiziani. Ciò che questo movimento surrealista ha lasciato nella storia dell’arte dell’Egitto consente di esaminare la storia, dalle molteplici sfumature, dei modernismi artistici e letterari così come essi venivano vissuti e inventati fuori dall’Europa, in una prospettiva non eurocentrica.
Il metodo di lavoro con cui si è arrivati alla cura e all’organizzazione della mostra, tra l’altro, riflette questo pensiero. Come racconta la stessa curatrice Hoor Al-Qasimi: «”When Arts Become Liberty” è una retrospettiva che nasce coinvolgendo collezioni pubbliche e private soprattutto locali, è frutto di anni di ricerca e di una conferenza (tenutasi nel Novembre 2015 al Cairo) e tiene molto al coinvolgimento degli artisti ancora viventi per promuovere il loro lavoro. La Sharjah Art Foundation ha interamente finanziato la mostra che viaggerà in Europa e negli Stati uniti, assecondando il crescente interesse internazionale verso il surrealismo egiziano».

Interesse che, curiosamente, vede inaugurarsi a distanza di poche settimane (e con quasi lo stesso titolo!) una mostra sul surrealismo egiziano al Centre Pompidou di Parigi, nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di André Breton. Stupisce pensare che la mostra francese non abbia coinvolto la Sharjah Art Foundation,come anche fa riflettere che l’impostazione della mostra parigina veda il movimento surrealista egiziano inscritto innanzitutto a partire dal contesto francese. Una piccola conferma che l’eurocentrismo è ancora in qualche modo presente nelle istituzioni culturali europee?
Non è comunque un argomento che turba il lavoro della Sharjah Art Foundation che, attraverso la direzione della giovane Hoor Al-Qasimi, curatrice e anche mecenate, cerca di riportare alla luce e alla scena internazionale la storia moderna e contemporanea degli artisti del mondo arabo. Visitando la mostra appare di grande valore proprio il lavoro dei curatori che è stato tra l’altro quello di ricercare materiali d’archivio, documenti, fotografie, lettere (tutti esposti al Palazzo delle Arti) addirittura negli studi, nelle biblioteche, dalle famiglie degli stessi artisti facendo un’attività di ricerca sul territorio molto accurata.
La collaborazione nella ricerca tra la Sharjah Art Foundation e l’Institute of Comparative Modernities, attraverso il Professor Hassan, continuerà con una mostra sul modernismo in Sudan, prevista per i prossimi mesi proprio nell’Emirato di Sharjah.
La mostra “When Arts Become Liberty” rimarrà aperta al Cairo fino al 28 ottobre e, se si passa da quelle parti, vale davvero la pena fare un’immersione in una realtà dell’arte contemporanea in gran parte poco conosciuta ma di grandissimo valore storico e artistico.
Paolina Baruchello

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