Quattro volte Rotella

di - 20 Settembre 2016
“Mimmo Rotella 2016”, ovvero una rassegna, che si apre oggi 20 settembre, dedicata non solo alla produzione più conosciuta del grande artista calabrese, naturalizzato a Milano, e scomparso proprio dieci anni fa, ma che mira a mettere in scena anche un Rotella inedito, facendo scoprire al pubblico un artista forse rimasto più nell’ombra, rispetto ai suoi cavalli di battaglia. Quattro mostre – alle gallerie Cardi, Robilant+Voena, in Corso Como 10 e alla Fondazione Marconi – che come un décollage, permetteranno di mettere a fuoco le pelli nascoste della sua “pittura”. Ne abbiamo parlato con Antonella Soldaini, direttrice del Mimmo Rotella Institute (con il supporto scientifico di Veronica Locatelli), promotore di questo omaggio tutto meneghino
Décollages e retro d’affiches, tra le opere più note di Rotella, sono volutamente non presenti in questo tributo. C’è il rischio per il pubblico di non “riconoscere” l’artista?
«In verità non è esatto dire che i décollages e i retro d’affiches sono assenti in questa occasione. In realtà saranno esposti nella mostra che si terrà alla Fondazione di Giorgio Marconi a dicembre. L’idea sottostante a questa sequenza di esposizioni, raggruppate sotto l’etichetta “Mimmo Rotella 2016”, è stata proprio quella di presentare una serie di lavori che diano nel loro insieme, la possibilità di venire a conoscenza di tutte le principali tecniche utilizzate da Rotella e della sua multiforme produzione portata a compimento nel corso della sua lunga carriera».

Si tratta anche di un’operazione coordinata che possa portare l’attenzione del mercato verso pezzi meno conosciuti e dunque di innescare un nuovo interesse collezionistico su Rotella?
«Se l’interesse dei collezionisti verso Rotella con questa iniziativa aumenta e se aumenta la loro conoscenza verso altri tipi di opere dell’artista che non siano solo i décollages e i retro d’affiches, vorrebbe dire che il mercato nazionale, ma soprattutto quello internazionale, sta cominciando ad apprezzare, per il loro giusto valore, non solo l’opera di Rotella ma anche quella degli altri artisti italiani della sua generazione. E questo non può che considerarsi un fatto positivo e bene augurante».
Da dove provengono i pezzi che vedremo nelle quattro mostre, principalmente?
«Trattandosi di un omaggio all’artista c’è stata un’adesione all’iniziativa, oltre ovviamente che da parte della famiglia, anche da parte di collezionisti privati e principalmente milanesi».

Dopo Cardi e Robilant+Voena sarà la volta della mostra dedicata all’amicizia tra l’artista e Giorgio Marconi, nella Fondazione di via Tadino, e di “Erotique” da Carla Sozzani. Che effetto ha fatto ai galleristi e a chi ha conosciuto l’artista mettere in scena questo omaggio? C’è qualche aneddoto che vuole raccontarci?
«L’esigenza e il desiderio di organizzare qualcosa che in qualche modo desse rilievo al fatto che nel 2016 ricorrono 10 anni dalla scomparsa dell’artista, è venuta a Inna Rotella, la vedova dell’artista. Considerando poi il fatto che Rotella ha vissuto per molto tempo a Milano, dove si è svolta un’importante parte della sua attività, si è deciso di concentrare l’attenzione su questa città. Per questo se ne è parlato con alcuni galleristi che si sono mostrati entusiasti all’idea e hanno deciso di concretizzare la proposta. La Galleria Robilant + Voena, nella figura di Marco Voena, partecipando a “Mimmo Rotella 2016” ha voluto porre in evidenza il suo recente interesse per l’opera di Rotella, cominciato nel 2015, quando è stata realizzata un’importante mostra dell’artista negli spazi della loro galleria a Londra. Interesse che in questa occasione continua e si rafforza. Tema dell’esposizione è il carattere multidisciplinare dell’attività dell’artista. Proprio a Londra Nicolò Cardi aveva visto in quell’occasione una serie di lavori, i blanks, che lo avevano molto colpito per la loro particolarità. Si tratta infatti di opere monocrome ben lontane dai décollages o dai retro d’affiches. Da questo episodio è nata la sua adesione a “Mimmo Rotella 2016” e la sua decisione di allestire una mostra dedicata esclusivamente a questo genere di opere, peraltro sconosciute a molti e che vengono qui esposte nel loro insieme dopo molti anni. Per quanto riguarda Carla Sozzani, credo che il suo interesse verso Rotella e la sua decisione di partecipare alla manifestazione, siano nati analizzando alcuni lavori che hanno come soggetto l’erotismo e che sono stati eseguiti con le tecniche del frottage e del riporto fotografico. Una particolarità esecutiva che trova affinità con il tipo di attività che svolge la sua galleria, basata essenzialmente su artisti che usano il mezzo fotografico. Giorgio Marconi, gallerista storico di Rotella, ha sostenuto sin dall’inizio la proposta di fare un evento in suo onore e per questo ha deciso di organizzare una mostra che testimoni del loro lungo rapporto, andato ben oltre la semplice professionalità e sfociato in un’amicizia durata tutta una vita. La vasta esposizione presso la Fondazione Marconi, che si spera permetterà un ulteriore approfondimento sul contributo artistico di Rotella nell’ambito dell’arte contemporanea, chiuderà simbolicamente “Mimmo Rotella 2016″».

Cosìè esattamente il Mimmo Rotella Institute che lei dirige? Una Fondazione, un archivio, o un altro tipo di ente? E come lavora?
«Il Mimmo Rotella Institute (MRI) è un’istituzione privata, nata nel 2102 per volontà di Inna e Agnessa Rotella, le eredi dell’artista. Ha lo scopo di promuovere a livello nazionale e internazionale la conoscenza e la tutela della figura e dell’arte di Mimmo Rotella. Tra le principali attività che si è prefisso il MRI è la realizzazione del catalogo ragionato delle opere dell’artista che consisterà in più tomi. In questi giorni è in fase di stampa il primo dei volumi, a cura di Germano Celant, edito da Skira. Parallelamente al lavoro di studio e di ricerca effettuato per la compilazione del catalogo ragionato e che consiste nella verifica storica, scientifica e tecnica delle opere dell’artista e nella raccolta di documenti e di testimonianze utili alla catalogazione, il MRI si occupa della strategia espositiva, nonché dell’impostazione culturale di mostre monografiche e di eventi attinenti all’opera di Rotella. Un’ulteriore mansione del MRI è infine il controllo in relazione al diritto di immagine sulle opere e sulla qualità della comunicazione, su libri, riviste, articoli, documentari e altri media».
Il MRI è dotato di una collezione permanente? L’idea di aprire un Museo Rotella in pianta stabile è nell’aria?
«Il MRI non ha una collezione permanente, e non c’è nell’aria alcuna idea di aprire un Museo Rotella».
Matteo Bergamini

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