RICOMINCIO DA TRENTO

di - 18 Luglio 2008
Manifesta è nata a ridosso della caduta del muro di Berlino. In quel momento si avvertiva l’importanza di creare una piattaforma comune per artisti appartenenti a diversi paesi europei. Quest’esigenza è stata soddisfatta?
Manifesta è la prima organizzazione artistica che include in una biennale artisti e professionisti provenienti da ogni parte d’Europa. Questo oggi suona strano, ma all’inizio degli anni Novanta era una vera innovazione. L’attuale generazione di professionisti d’arte non riesce a credere che un tempo un curatore di Vienna non passava il confine per andare e vedere studi di artisti a Bratislava o Praga, inutile dire in Bielorussia, Ucraina, Russia. Manifesta è riconosciuta dal mondo dell’arte internazionale come uno di quei protagonisti che hanno tentato di integrare tutti i professionisti provenienti dall’Europa del nord, del sud e dell’est nella nostra biennale; osservando il successo di qualcuno di questi artisti e curatori, il suo lavoro sembra essere ben fatto.

La Fondazione Internazionale Manifesta è stata eletta ambasciatrice della cultura europea. Perché?

Questo riconoscimento è stato dato per il nostro lavoro nel settore delle arti visive. Ciò significa che in questo campo Manifesta è considerata una delle biennali pioniere, visto che include professionisti non molto conosciuti e sceglie le città ospitanti tra le zone periferiche di certe aree europee, ma che sono anche pars pro toto, dal momento che raccontano la storia dell’intero continente. Eppure Manifesta non si concentra solo sull’Unione Europea, ma vuole estendere il proprio territorio verso i nuovi vicini e istituire in quei paesi attività nuove, creando collaborazioni a diversi livelli con coloro che vogliono indagare la storia europea e la sua cultura. Ciò non significa che queste collaborazioni abbiano luogo solo all’interno dei confini europei: anzi, per noi sono molto importanti le estensioni verso gli altri continenti come l’Asia, perché dall’esterno si riesce a guardare in maniera più ravvicinata e a concentrarsi meglio verso l’interno.

Manifesta è nata come biennale europea. Ha ancora senso parlare di un’esposizione creata solo per il Vecchio Continente? Quest’anno, ad esempio, c’è stata la scelta di artisti e curatori non appartenenti alla realtà europea, come gli indiani Raqs Media Collective. Non crede avrebbe più senso, ora, parlare piuttosto di una biennale internazionale?

“Europea” non significa che ci concentriamo solo su collaborazioni che si instaurano all’ambito del Vecchio Continente: nel prossimo futuro ci concentreremo soprattutto su parthership con associazioni d’oltreoceano e transcontinentali. L’inclusione di un team curatoriale come i Raqs Media Collective per Manifesta 7 significa, appunto, questo.

Quando Manifesta è nata (a Rotterdam nel ‘96) le biennali d’arte non erano tante come oggi. In che modo Manifesta si differenzia rispetto agli altri eventi simili?


Manifesta si distingue per il suo essere itinerante. Ogni due anni ci viene consentito di immergerci in una nuova realtà, in cui tentiamo di creare sinergie tra il locale e l’internazionale. Ciò è molto chiaro in Manifesta 7, dove il novanta per cento dei lavori costituisce una risposta diretta o un’indagine riguardo le questioni culturali e storiche della regione ospitante.

In che modo è stata recepita dalla Fondazione la cancellazione della manifestazione che avrebbe dovuto tenersi a Cipro nel 2006? Se n’è tenuto conto per la successiva edizione in Trentino Alto Adige?
La selezione del Trentino Alto Adige non ha niente a che vedere con gli eventi di Cipro. Non possiamo riferire le cause che hanno determinato la cancellazione di Manifesta a Cipro. La cosa importante in questo momento è che Manifesta sia riuscita a ricominciare mantenendo la propria identità e i propri ideali.

Quanto costa un’edizione di Manifesta? In che misura i costi sono sostenuti dagli enti locali e in quale supportati da sponsor?

Il costo di Manifesta varia in base alla location e al programma, è stimabile tra i 2,5 e i quattro milioni di euro. Di questi, un milione e mezzo viene devoluto alla produzione di nuovi lavori e progetti artistici. I tre quarti del budget vengono pagati dalla comunità locale, mentre un quarto proviene da fonti esterne, che possono essere donatori, organizzazioni, istituzioni, sponsor e soci privati.

Quante devono essere le persone dello staff per ottenere un buon risultato? E com’è possibile creare un nuovo staff ogni volta?


È senz’altro una sfida costituire un team nuovo ogni due anni. Adesso stiamo sviluppando un modello che permetterà di lavorare su basi permanenti in una serie di città e, quindi, di creare un team stabile di specialisti che custodiscano il know-how all’interno dell’organizzazione. Comunque continueremo sempre ad operare con professionisti locali.

Qual è l’impatto generico di Manifesta sul luogo ospitante?

L’effetto della presenza di Manifesta può essere misurato su livelli diversi: l’impatto culturale di un’inedita collaborazione tra istituzioni e privati che per due anni lavorano insieme. Manifesta innanzitutto lascia alla comunità gli rinnovati, in modo che possano essere riutilizzati e resi nuovamente funzionanti per altri progetti. Nella maggior parte dei casi, i benefici economici derivanti dal turismo equivalgono agli investimenti istituzionali: ciò dipende da quanti visitatori Manifesta attira e se c’è un ingresso da pagare. È molto importante, infine, il fatto che Manifesta sia per molte persone il primo “incontro” con l’arte contemporanea e, ancor più importante per noi, che l’interesse per l’arte contemporanea venga perseguito.


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La preview di Manifesta 7

a cura di martina baroncelli

*articolo pubblicato su Exibart.speciale Manifesta. Te l’eri perso? Abbonati!


dal 19 luglio al 2 novembre 2008
Manifesta 7
Sedi varie – Bolzano, Trento, Rovereto, Fortezza
Orari: da lunedì a domenica ore 10-19; venerdì ore 10-21
Ingresso: € 15
Cataloghi Silvana Editoriale
Info: tel: +39 0461493670; info@manifesta7.it; www.manifesta7.it

[exibart]

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