L’immondizia dell’Everest si trasforma in arte, con il progetto del Sagarmatha Next Center

di - 8 Febbraio 2021

Anche le vette più alte e complicate da raggiungere del mondo, come l’Everest, purtroppo, sono vittima dell’inquinamento dovuto ai rifiuti: per ovviare a questo grosso problema, il Sagarmatha Next Center ha ideato un progetto molto originale, che avrà lo scopo di unire l’utile al dilettevole, trasformando la spazzatura in arte, per preservare l’ambiente.

Il monte Everest, nell’immaginario collettivo, è identificato spesso come un luogo remoto, incontaminato, non intaccato dalle impurità che troviamo tra le strade delle nostre città. Eppure, nella primavera del 2019, dopo un’analisi sui campioni di neve e di acqua provenienti dalla cima della montagna, è stata rilevata un’alta contaminazione da microplastiche. Questo dato allarmante va sommato alla grande quantità d’immondizia abbandonata sulla montagna, come bombole di ossigeno usate, tende strappate, corde, scale rotte, lattine e involucri di plastica, tutti gettati da alpinisti ed escursionisti. Allo stato attuale, i rifiuti vengono raccolti e portati giù dalla montagna attraverso un sentiero e poi gestiti dal “Comitato per il controllo dell’inquinamento di Sagarmatha”. Dopo di che vengono scaricati o bruciati in fosse aperte, provocando l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo circostante.

Una galleria d’arte per i rifiuti

Con l’obiettivo di pulire la montagna e sensibilizzare chi la frequenta, il Museo dell’Himalaya e del Parco Sostenibile hanno organizzato un’iniziativa per salvare la bellezza del monte Everest dalla sporcizia. Verrà istituito un centro informazioni per visitatori e una struttura di riciclaggio dei rifiuti. La volontà è di impiegare artisti stranieri e locali per la creazione di opere d’arte con la collaborazione dei turisti e della gente del posto.

Tommy Gustafsson, direttore del progetto e co-fondatore del Sagarmatha Next Center, ha dichiarato di voler «Mostrare come trasformare i rifiuti solidi in preziose opere d’arte» con la speranza di «Cambiare la percezione delle persone sulla spazzatura e di gestirla». Gustafsson ha inoltre aggiunto che attraverso questo progetto c’è la volontà di «Generare occupazione e reddito».

Il centro si trova a un’altitudine di 3780 metri a Syangboche, sul sentiero principale per il campo base dell’Everest, a due giorni di cammino da Lukla, la porta d’accesso alla montagna. I prodotti artistici creati con i rifiuti verranno esposti in una galleria d’arte creata nel centro e venduti come souvenir, l’obiettivo è sempre quello di cercare di sensibilizzare e consapevolizzare sulle problematiche dell’ambiente.

Il Sagarmatha Next Center prevede di riaprire le sue porte verso la primavera, probabilmente con ingressi contingentati a causa della pandemia. Inoltre, sempre nell’ambito dello stesso progetto, a ogni visitatore della montagna verrà richiesto di partecipare all’iniziativa “carrymeback” (portami indietro): ogni turista o escursionista sarà invitato a portare un sacchetto contenente un chilogrammo di spazzatura all’aeroporto di Lukla, dove l’immondizia sarà trasportata in aereo a Kathmandu per lo smaltimento.

La trasformazione di un pezzo di scarto in un’opera d’arte diventa così portatrice di un messaggio. Ogni opera racconterà la sua storia ma, soprattutto, ci ricorderà che di pianeta abitabile ne abbiamo solo uno e che è nostra la responsabilità di proteggerlo.

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