Argine, ph. credit Sabrina Oliviero
Dopo mesi di ricerca e relazioni sul territorio, si è concluso con un festival il progetto Sedimenta, iniziativa promossa dalla Cooperativa Spazi Padovani e curata da Caterina Benvegnù, Stefania Schiavon ed Elisa Pregnolato, con il sostegno della Fondazione CDP attraverso il bando Ecosistemi culturali. L’incontro, dal 16 al 19 luglio 2025, nella piazza di Ca’ Cappellino di Porto Viro, in provincia di Rovigo, ha rappresentato il momento culminante di un percorso lungo – di sedimentazione, appunto –, iniziato nell’autunno 2024 con tre residenze d’artista, che hanno permesso a Edoardo Aruta, Valentina Furian e Arianna Pace di immergersi nella complessità geografica, storica e sociale del Delta del Po, dando forma a opere context e site specific in grado di rifletterne le contraddizioni e le potenzialità.
Sedimenta nasce per trovare nuova modalità di raccontare un territorio che, percepito come periferico, è caratterizzato da stratificazioni e vulnerabilità densamente evocative. Le residenze, articolate in workshop, esplorazioni e incontri con le comunità, hanno stimolato una riflessione collettiva sul paesaggio e sulla sua trasformazione, attraverso uno sguardo trasversale, capace di cogliere gli interstizi e le “zone d’ombra” dell’identità locale, attivando processi di riappropriazione politici e culturali dei luoghi.
Arianna Pace ha presentato Il corpo è un organo per affondare nell’esterno, come pietra, lichene, foglia, installazione ambientale allestita in un campo agricolo, dove sculture verticali composte da ferri di scarto e ceramiche poetiche delineano una costellazione che mescola naturale e antropico, evocando il paesaggio ibrido del Delta. L’opera è stata attivata da una performance dell’artista Isabel Paladin, amplificando l’aspetto sensoriale e simbolico dell’installazione.
Valentina Furian ha invece realizzato Moon, una videoinstallazione onirica e straniante, ambientata all’interno di un camion industriale. Protagonisti del film, girato con il coinvolgimento di abitanti locali, sono cowboy acquatici che abitano una mitologia contemporanea fatta di inquietudini e paesaggi di confine, in bilico tra realtà e sogno, natura e infrastruttura.
Edoardo Aruta ha proposto Dove che i pissi i noda più in alto de dove volano gli osei, installazione diffusa composta da sculture in bronzo ispirate a forme acquatiche, allestite tra Ca’ Cappellino e l’Istituto Tecnico C. Colombo, i cui studenti sono stati coinvolti in workshop creativi. Il lavoro ha restituito al paesaggio una genealogia fantastica, con creature iridescenti e metamorfiche generate dalle acque del Po.
Pensato come progetto multidisciplinare e collaborativo, Sedimenta ha dato impulso anche all’istituzione di una solida rete di partenariato, che include realtà locali – tra cui il Comune di Porto Viro, l’Associazione Apicoltori del Delta del Po, la Pro Loco Contarina, APS Reparti Giovani Esploratori – e istituzioni nazionali, come Lo Stato dei Luoghi, GAI – Giovani Artisti Italiani, l’Università di Padova e il Museo di Geografia. Il festival finale ha reso tangibile la vitalità di questa rete, restituendo al Delta del Po una nuova centralità, più consapevole e più profonda.
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