SPOLETO AL CUBO

di - 24 Giugno 2010
È come se in Italia ci fosse al contempo una forza
centripeta (Maxxi, Macro, Museo del Novecento: grandi musei nelle grandi città)
e una centrifuga (Modena, Foligno, Monfalcone, ora Spoleto: spazi curiosi in
piccoli centri). Non sarà mica che in provincia si può lavorare meglio, con
maggiore concentrazione, e sottoposti a meno pressioni?

Nelle città e nei
piccoli centri esiste ormai un meccanismo biodinamico di vantaggi/svantaggi che
bisogna modulare in maniera intelligente e funzionale. Un museo di provincia
offre una maggiore agilità curatoriale, un’attenzione più continuativa della
cittadinanza e un rapporto intenso col territorio. Hai la possibilità di
raccordare le energie locali per sintonizzarle su una lunghezza d’onda senza
limiti geografici: ricordando che questo pathos a Spoleto era già reale
cinquant’anni fa, inutile aggiungere che la sfida diventa ancora più
energizzante. Nelle grandi città, al contrario, aumentano le pressioni ed è più
complicato preservare i tuoi programmi iniziali rispetto agli equilibri tra
politica, marketing e valenze culturali. Gli svantaggi della provincia
riguardano, in particolare, la difficoltà a portare molto pubblico e la troppa
dipendenza dalle stagioni.

Ti hanno accolto tra le polemiche, ti daranno pochi
soldi di compenso e pochi anche per fare le mostre. Si può sapere chi te lo ha
fatto fare?

Ho immaginato una
bilancia ideale: su un piatto i soldi, su un altro la libertà. Su quel
bilanciamento ho fatto una riflessione precisa, optando per il valore sano
della libertà rispetto al valore strumentale del denaro. Sapevo da subito che i
soldi non sarebbero stati un problema insormontabile: confido che le belle
idee, sostenute da persone adeguate, portano al risultato economico. La libertà,
invece, ha un valore inestimabile.


Al di là di tutto la cittadina di Spoleto appare
comunque un luogo dove l’arte contemporanea è qualcosa di assai sentito; che
fa parte della vita e dell’impegno civico e questo non può che essere positivo.
Qual è la tua impressione sulla città e sulle sue potenzialità?

Una città in cui
respiri il profondo amore della gente per il proprio territorio, in cui senti
il privilegio della tutela architettonica e artistica, una città dove esiste il
peso proficuo della discussione e della polemica culturale. Questa cosa mi dà
molta energia. Abituato al pochissimo dibattito di Roma e Milano mi sembra un
sogno, quasi un ritorno ai momenti caldi dei decenni passati. Il giorno in cui
mi sono presentato alla città, Palazzo Mauri era stracolmo di gente che voleva
sentirmi, vedermi, capire cosa avrei fatto di Palazzo Collicola. Non sono
mancate le polemiche, così come non sono mancati gli appoggi di tante persone
che mi sostengono.

Il tuo programma punta a “invadere” la città e a uscire
dal Museo. Ci sono i presupposti per farlo? Come inizierai?

Non ci scordiamo
che Spoleto ha questa vocazione virale, nel 1962 nacque qui una delle più
incredibili mostre di scultura del Novecento. L’obiettivo è quello di usare,
volta per volta, singoli spazi della città che entreranno nella sezione “Satellite
Collicola”. L’altro obiettivo, il più ambizioso, è quello di mettere in piedi
un’altra mostra di scultura contemporanea che invaderà la città in modo totale.
Di questo, però, ne parleremo al momento opportuno.


Non siete sazi? Vi piacerebbe sapere qualcosa di più
sulle intenzioni di Gianluca Marziani? Beh, una prima occasione è senz’altro l’appuntamento
del 26 giugno per l’opening del “nuovo” Palazzo Collicola. E poi a settembre potrete
leggere l’intervista integrale su Exibart.onpaper n. 68. Attenzione però: per l’estate
arriverà un altro numero del magazine più letto del paese.

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a cura di m. t.


Inaugurazione il 26 giugno 2010
Palazzo Collicola Arti Visive
Via Loreto Vittori, 11 – 06049 Spoleto (PG)
Info: tel. +39 074346432; www.palazzocollicola.it

[exibart]

Visualizza commenti

  • Schiusmi, ma non è il logo della biennale di carrara presentato or sono non molti giorni fa?

  • in provincia ci vanno gli sfigati che non trovano spazio nelle metropoli europee dell'arte contemporanea. Questa forza cenfrifuga indebolisce il sistema dell'arte, arricchisce solo chi ne vivacchia e al massimo allieta qualche turista disorientato che cerca pace e quiete in paeselli medievali e si ritrova a subire certi capricci.
    Un conto è un Festival, che inizia e finisce e genera turismo, un altro conto è pretendere di creare, oltre a un posto di lavoro, qualcosa di nuovo in certi paeselli che non pretendono nulla di nuovo, ma che vogliono solo essere valorizzati per quello che rappresentano.
    Alla fine si farà sfoggio di qualche collezione privata e si chiederà aiuto ai soliti amici degli amici.
    L'arte contemporanea guarda altrove.
    Condolianze.

  • Gentile Pina, chiamare Spoleto "un certo paesello" mi pare riduttivo. E poi, comunque, in Provincia possono spuntare i fiori migliori degli ultimi anni. Vedi Rovereto e il MART ad esempio, o le nuove realtà delle fondazioni siciliane. E i curatori/direttori sono sfigati anche a Milano o Roma, se sono degli incapaci (e ce ne sono, perbacco).
    In tutta franchezza, preferisco ancora il modello italiano (centrifugo e centripeto insieme) a quello francese (solo centripeto).

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