Taranto Voices: lo spazio sonoro di Piero Mottola tra i reperti del MArTA

di - 10 Gennaio 2022

Dolce, aspra, sincera, condizionata, articolata o disarticolata, la voce è l’espressione diretta dell’individuo, comunicata attraverso il canale dell’aria e poi dispersa oppure, registrata, ritrasmessa, distorta, sfumata, perennemente trasformata. A indagarla, nella dialettica tra suono e rumore e seguendo le sue declinazioni estetiche ed emozionali, è l’artista e musicista sperimentale Piero Mottola che, nell’ambito del Circuito del Contemporaneo al MArTa, ha presentato Taranto Voices, spazio sonoro installato nella Sala XXV del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, a chiusura del percorso espositivo, visitabile fino al 6 febbraio 2022.

Realizzato in collaborazione con il Museo MArTA diretto da Eva Degl’Innocenti, Taranto Voices è una produzione dell’Associazione Eclettica – Cultura dell’Arte, vincitrice del bando della Regione Puglia “Custodiamo la Cultura in Puglia” attuato dal Teatro Pubblico Pugliese con il progetto “Circuito del Contemporaneo al MArTA”, con la direzione artistica e cura generale di Giusy Caroppo e quella esecutiva di Cristina Principale, e il supporto tecnico-scientifico del LER – Laboratorio di Estetica del Rumore di Roma, fondato dallo stesso Mottola.

Il Circuito del Contemporaneo è un format che intende dare impulso all’istituzione di un’infrastruttura dedicata alla diffusione, valorizzazione e produzione di arte contemporanea in Puglia. Il Museo MArTA è uno degli epicentri strategici, aperto al Mediterraneo e in rete con istituzioni museali di rilievo nazionale e internazionale. Tra le varie iniziative sviluppate sul territorio regionale, “Inhuman”, collettiva con Kendell Geers, Oleg Kulik e Andres Serrano, nel Polo Museale di Barletta, il progetto speciale “Heimat” di Jasmine Pignatelli, la personale “Schiavulli (solo) Exhibition” di Francesco Schiavulli e, nelle sale del MArTA di Taranto, “Silent Spring” di Claudia Giannuli e, appunto, Taranto Voices, condotto da Piero Mottola in stretto dialogo con il contesto specifico della città pugliese.

Nella prima fase del progetto, durante il lockdown, l’artista ha tenuto online alcuni incontri storico-didattici, in preparazione della fase operativa, svoltasi durante la sua residenza del luglio 2021 nella Sala Multimediale del Museo. Qui Mottola ha svolto sessioni di registrazioni vocali individuali in contatto con i partecipanti intervenuti, misurando la complessità timbrica della voce, in relazione a dieci parametri estetico-emozionali: paura, angoscia, agitazione, collera, tristezza, stupore, eccitazione, piacere, gioia, calma. Tra i cittadini coinvolti, anche lo staff del progetto e del Museo, studenti e professionisti dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Giovanni Paisiello”, i volontari dell’Associazione Mister Sorriso. I loro contributi vocali animano lo spazio in maniera avvolgente, continua e sempre variabile, attraverso un sistema originale dell’artista, che combina il risultato acustico di queste e altre voci.

«I contributi vocali raccolti a Taranto sono l’humus dello spazio sonoro al MArTA», ha spiegato Caroppo. «Queste registrazioni in presenza, che l’artista ha campionato e “concerta” all’infinito grazie all’Autocorrelatore acustico, assumono anche un significato universale e simbolico, risposta all’urgente necessità di recuperare il valore dell’emozione, allorché il diktat del “distanziamento sociale” – dall’intrinseca contraddizione semantica – ha annullato le relazioni tra le persone, relegandole nell’involontaria aridità sentimentale e proiettandole in una dimensione per lo più virtuale», ha continuato Caroppo. «Taranto Voices è, peraltro, un progetto inedito che sintetizza la ricerca di Mottola – “artista scienziato”, per la sua propensione a trovare punti d’incontro tra musica e matematica, così come definito da Stefania Miscetti – strumentale a una funzione catartica, grazie a una prassi che ha origini antiche: parte dal Futurismo e l’Arte dei Rumori di Luigi Russolo, per nutrirsi degli incontri col compositore e artista concettuale Giuseppe Chiari che dalla musica visiva passava per la poesia concreta del Gruppo 70, per approdare nel 1962 al movimento internazionale Fluxus – di cui è considerato il massimo esponente in Italia – che ne caratterizza la produzione performativa, attento all’interazione tra musica, linguaggio, gesto e immagine da sperimentatore, la cui formula è l’“indeterminazione del fare artistico”».

L’avvicendarsi di differenti “cromie”, date da timbri afferenti a sensazioni umorali, nell’insieme delineano un’anima della città in una visionaria ed evocativa chiave sonora: una generazione automatica di passeggiate acustiche a dieci emozioni, tra i reperti museali della Taranto medievale nella Sala XXV al primo piano, sempre diverse per tutta la durata della mostra.

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