TUTTO SUL MIO MACRO

di - 14 Maggio 2009
Cominciamo dal principio. Com’è nata la tua candidatura a capo del Macro di Roma?
Semplicemente non è stata una mia candidatura. È arrivata “out of the blue” una telefonata dal cellulare dell’assessore Croppi: “Vuoi essere il direttore del Macro a Roma?”. A novembre ho dato la mia disponibilità. Chiedendo tre cose: deliberare un nuovo fondo per far ripartire il cantiere, uno stanziamento in bilancio per ripristinare gli spazi chiusi da un anno e piuttosto “vissuti”, e la certezza da parte politica di una volontà forte di seguire l’evoluzione del museo.

E poi ti sei trovato direttore a “festeggiare”, si fa per dire, un anno di chiusura del museo. Quali sono state le cose principali da rimettere in sesto?
Non c’è stato tempo per festeggiare: bisognava dar vita alle collezioni, ridipingere, pulire, mettere in sicurezza, fare manutenzione. Così con i pochi presenti (la struttura è minima: non si può al momento assumere, non ci sono folle di collaboratori) ci siamo messi al lavoro per “il più supersonico ‘rodaggio’ per riaprire uno spazio abbandonato”.

Per partire hai a disposizione uno spazio che già tutti conosciamo. Tra un anno avrai invece la nuova ala. Come farete a omogeneizzare i due pezzi del museo in un solo grande Macro?
In via Reggio Emilia le sale andranno “riassettate”, così come alcuni particolari illuminotecnici o di “arredo”, ma la hall è uno spazio utile, coperto, luminoso, una piazza della cultura con le sale che fanno da corpo. Il Macro Future al Testaccio ha un’altra vocazione, più performativa: vorrei allungare la chiusura notturna e forse ogni tanto estenderla anche a via Reggio Emilia. Con Odile Decq stiamo invece creando quella continuazione di spazi espositivi, percorso e fruizione che renderanno le due ali del museo un unico grande Nuovo Macro.

Per questa riapertura hai puntato tutto sulla collezione. Con quale approccio?
È stato un “atto d’amore” e un “atto dovuto”. Abbiamo riaperto sale chiuse da troppo, cercando in quella che chiamo “dei buchi con la collezione intorno”. Sono opere importanti, come quella di Pino Pascali, che penso diverrà uno degli emblemi del museo, o come i Leoncillo sino al bronzo di Marc Quinn e all’imponente De Maria di otto metri. Alcune sono significative, altre modeste. Ma sono la nostra base ed è molto importante. Questa è la riapertura dove ridiamo aria e sangue alla circolazione del museo, che è il pubblico. Ogni sala avrà un suo carattere dove si mescoleranno, spero con irriverente sapienza, Carla Accardi con Ettore Colla e Capogrossi, ma anche Rirkrit Tirivanija e Lucio Fontana, oppure un video proiettato su una cascata di perle di Alessandra Tesi con l’opera Goldfinger di Ceroli, Luigi Ontani e un immenso Gastone Novelli o Cindy Sherman. Insomma, il pubblico incontrerà gli abitanti della casa. Il bello è che l’allestimento, che quindi non vuole essere una mostra, cambierà alla fine di giugno, con delle sorprese. Così è successo che qualcuno, generoso, abbia già iniziato a prestare e anche regalare opere per il Nuovo Macro dei “nostri sogni”.

Dopo l’estate non potrai più celarti dietro alla collezione e dovrai sparare le prime cartucce tutte tue. Ci anticipi qualche nome?

Curiosi, nevvero? Soprattutto perché vi possiamo assicurare che Luca Massimo Barbero è stato molto, molto loquace. La riprova? Le due-pagine-due che “Exibart.onpaper” dedica al neodirettore del Macro. In attesa del completamento della nuova ala del museo, Barbero risponde su come, dove, quando e…. quanto. E dunque: quando finirà il cantiere di Odile Decq? Quanto ha “sganciato” il Comune di Roma? Di chi saranno le prime mostre? Quando partiranno i nuovi progetti? E ancora: un parere sulla gestione Eccher, i prestiti e i comodati, le nuove acquisizioni e il rapporto con i collezionisti, la didattica e il patrimonio documentale, i progetti di residenza e gli intenti dell’Amministrazione capitolina. Per quella che lui stesso ha definito “una sfida folle, immensa, un’Avventura Pura”. Dulcis (si fa per dire) in fundo, un box piccolo ma “piccante” in cui Giovanni Giuliani, presidente di MacroAmici, ribadisce la priorità: costituire, finalmente, la Fondazione Macro. Insomma, questa intervista, per chi non lo avesse capito, è solo una sintesi di quanto potrete leggere sul prossimo numero. Accaparratevelo.

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a cura di m. t.


dal 16 maggio al 21 settembre 2009. Inaugurazione sabato 16 maggio dalle 20 all’una
Arthur Duff – Love Letters
Hema Upadhyay – Where the Bees Suck, There Suck I
MACRo – Museo d’Arte Contemporanea di Roma
Via Reggio Emilia, 54 (zona Nomentana-Porta Pia) – 00198 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 9-19
Ingresso: € 1
Info: tel. +39 06671070400; fax +39 068554090; macro@comune.roma.it; www.macro.roma.museum

[exibart]

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