Cristiano Carotti, Regolo, veduta dell'installazione, Serpara di Civitella d'Agliano, 2025, ph. Sandro Vannini
C’è un nuovo rettile nella Serpara di Civitella d’Agliano, nel cuore della Tuscia. E una nuova opera d’arte che va ad arricchire il già prezioso giardino di sculture fondato dall’artista svizzero Paul Wiedmer. Si tratta di Regolo: la nuova installazione ambientale permanente di Cristiano Carotti. L’opera si distingue per la sua forza evocativa e per un impianto formale che coniuga tensione mitologica e precisione costruttiva. Composta in acciaio inox, alluminio e vetro, Regolo assume la forma di un grande serpente praticabile, luminoso, ispirato a una leggenda locale e al motivo simbolico dell’Ouroboros: il serpente che si morde la coda, antichissimo emblema di ciclicità, dissoluzione e rinascita, che attraversa la tradizione alchemica e quella ermetica fino a giungere, reinterpretato, nelle genealogie del pensiero contemporaneo.
L’opera non si limita alla mimesi della figura mitica, si configura come una vera e propria architettura esperienziale, uno spazio di transito e riflessione. L’elemento animale si fa struttura da attraversare, ambiente sensoriale, corpo simbolico che si lascia abitare. In questa prospettiva, Regolo si inserisce nel solco di un’arte ambientale che cerca non solo l’integrazione paesaggistica ma anche un coinvolgimento diretto e meditativo dello spettatore. Si avverte, in filigrana, un’eco del pensiero di Aby Warburg: il serpente, come pathosformel, non è solo figura del mito ma vettore psichico, energia ancestrale che attraversa tempo e cultura.
In Regolo, Carotti prosegue una ricerca coerente sulle forme del rituale e della memoria archetipica, riconfigurando la scultura come dispositivo simbolico e soglia percettiva. Non è una presenza da contemplare, ma da esperire: uno spazio liminale in cui l’attraversamento fisico corrisponde a un passaggio interiore.
«Come spesso accade nel suo lavoro – spiega il curatore, Simone Zacchini – l’artista fa coesistere la dimensione esoterica con quella essoterica, veicolando il significato nascosto dell’opera attraverso l’uso di materiali industriali “duri” e “forti”, solo all’apparenza fuori contesto». In questo caso, la struttura interna della grande scultura che rappresenta il Regolo-Ourobòros è stata realizzata in acciaio inox mentre la parte esterna è costituita da un assemblaggio di paracera colorati, di alto valore storico, provenienti dalla collezione di due importanti artigiani del vetro (Arte e restauro del vetro di Aldo Frasca e Maria Beatrice Cesari, a Roma), che li hanno donati all’artista per la realizzazione dell’opera.
«La durezza dei materiali utilizzati si scontra, in un gioco di contrapposizioni cangiante e attraente, non solo con il significato nascosto dell’opera ma anche con la delicatezza della fruizione per cui è stata realizzata. Infatti, la scultura è pensata come una soglia da attraversare per giungere a una postazione di meditazione su una pietra piatta, emergente dal fiume Rio Chiaro, raggiungibile attraverso una passerella in alluminio che parte dalla riva, tra i bambù. Così arte e natura s’insinuano l’una nell’altra, aiutate anche dall’elemento acquatico del fiume e da quello luminoso dei raggi di sole che filtrano tra le piante.
Realizzando un luogo irenico e di stasi nell’incessante fluire dell’acqua, a cui si accede passando attraverso un Ouroboros luminescente che è in realtà un Regolo, Carotti ha unito il pantha rei di Eraclito e l’eterno ritorno di Nietzsche con la trascendenza orientale e la tradizione locale, accordandosi perfettamente a una delle caratteristiche principali de La Serpara».
Il progetto ha trovato la sua attivazione pubblica attraverso due giornate di inaugurazione che hanno coniugato arte visiva, musica e performance sonora. Tra le presenze più rilevanti, The Wolf Gang, Rotadefero, A Zonzo, Camatique e Federico Nardella con la performance Hissed Syntax, che ha investigato la sintassi del suono in chiave performativa. La pluralità dei linguaggi coinvolti ha contribuito a espandere il campo percettivo dell’opera, favorendo una lettura stratificata e immersiva.
Un intervento artistico a tutto tondo, che conferma e arricchisce ulteriormente la vocazione de La Serpara come luogo di sperimentazione e pensiero, dove la scultura non si limita a ornare il paesaggio ma lo interroga, lo abita e lo trasforma.
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Bellissima opera, densa di significato e di valore. E bellissimo articolo per spiegarla complimenti