Una mappa d’amore

di - 7 Ottobre 2018
In principio fu il Chaos, perfetta metafora dell’esistenza che definisce la realtà fatta di disordinati insiemi. Nella mitologia greca il chaos incarnava lo stato primordiale dell’abisso, del buio, del vuoto, un passaggio spesso inevitabile che precede il momento della creazione.
The Great New York, Subway Map, libro scritto e illustrato da Emiliano Ponzi (Museum of Modern Art, 2018) edito da MoMa e dal New York Transit Museum, narra la storia di come Massimo Vignelli (Milano, 10 gennaio 1931 – New York, 27 maggio 2014) personalità di rilievo nel mondo del design e della grafica, realizzò la mappa della metropolitana di New York nel 1972. Labirintica e intricata, con le sue 24 linee e 472 fermate, prima di allora era un groviglio confuso e disorganico. L’incarico, ricevuto dalla Metropolitan Transportation Authority negli anni ‘70, era quello di districare la laboriosa complessità della cartina.
Massimo Vignelli, che insieme a sua moglie Lella, musa adorata e collega di vita, si era trasferito negli anni ‘60 a New York, partì da un modus operandi matematico e funzionale: qual è la destinazione di uso di questo oggetto? Perchè serve? Quando le persone prendono la metro dove vanno? Anche Ponzi è partito dallo stesso spazio urbano, utilizzando la metropolitana come specchio pragmatico di riflessione, terreno di spunto per il suo componimento grafico e illustrativo, riuscendo a captare le miscele culturali, i colori e le sensazioni: «Non appena ho avuto conferma del progetto, ho cominciato a disegnare sketch in metro», dice Ponzi, e le bozze che ci mostra riflettono uno studio quasi antropologico dei volti e della fisionomia delle persone.
Eccedere, sintetizzare, immaginare. Vignelli fece del minimalismo non uno stile ma una attitude di vita e lo dimostrò ancora una volta lavorando alla mappa per sottrazioni. La risposta fu un diagramma, quasi un oggetto astratto. Per rendere la lettura semplificata al viaggiatore, tolse le informazioni che riteneva superflue come l’area di Central Park, che venne ridotta a un quadrato, o i colori dei parchi e dei fiumi che divennero grigi. Spiccavano invece nette le linee della metro identificate da colori diversi. Moderna ma decisamente all’avanguardia per i tempi, nel 1979 la mappa fu revocata a causa delle critiche sulla alterazione topografica e cartografica della città.
Great Subway Map
Del resto, in uno dei libri più emblematici – Vignelli Canon (Lars Müller, 2010) – il designer rifletteva proprio sulla responsabilità morale e logica dell’oggetto che deve essere funzionale e timeliness: “If you do it right, it will last forever” era uno dei suoi mantra di vita e lavoro.
Da contestata ad amata la mappa uscì dai sotterranei urbani per entrare nelle superfici museali, per esempio nella collezione permanente del MoMA. Ancora oggi, nell’evoluzione del design dell’informazione è presa come esempio di modernismo discliplinare, da grafici e architetti di tutto il mondo.
«Quando ho cominciato a lavorare a questo progetto ho avuto accesso ai materiali d’archivio del New York Transit Museum – racconta Ponzi. Ho visto le bellissime fotografie degli anni ‘60 e ‘70, le stazioni metro erano molto diverse, il sistema della metropolitana aveva molti problemi logistici e naturalmente era più pericolosa».
In quel periodo la città viveva un momento politico e culturale intenso con forti episodi di violenza e di crisi economica. La metropolitana era un teatro di criminalità e disagio razziale. Da lì a poco graffiti e tag sarebbero diventati strumenti di demarcazione territoriale e di emancipazione sociale. Treni della metro, spazi pubblicitari, vetrine divennero il palcoscenico pubblico dove sperimentare e lasciare il proprio segno. L’operazione grafica di Vignelli, il cui desiderio era quello di portare un certo tipo di eleganza intellettuale alle masse, si inserisce in questo contesto temporale.
Great Subway Map
«Ci fu una rivoluzione, uscì una segnaletica nuova della metro e poi la mappa di Vignelli. Decisero di fare la cartellonistica di tutti i segnali neri in modo che i graffiti si vedessero meno. Vignelli li odiava, diceva sarebbero stati “una cosa passeggera creata da quei ragazzini post hippy innamorati dell’arte di strada”», spiega Emiliano. A fianco a questi cambiamenti la città deve un altro grande contributo al designer, ovvero quello di aver fatto diventare l’Helvetica il font tipografico ufficiale della segnaletica di New York negli anni ’90.
In the The Great New York Subway Map, Ponzi usa il suo grande talento creativo per tessere una chimera di ombre definite in frammenti newyorkesi, oggetti emblematici e personaggi che vivono armonicamente in colori dai toni minimali, quasi velati, in contrapposizione a quelli della metro volutamente forti e accesi. Una narrazione che vede la metro come mezzo di duplice incontro, dove osservare le integralità etniche e di melting pot culturale. Crocevia di identità personali, sociali e culturali dall’essere umano, in un momento storico dove il tema del viaggio e dello spostamento continua a creare conflitti e disagi geopolitici.
Un percorso visivo accompagnato da porzioni di testo scritte dallo stesso artista, che non invadono mai la pagina ma rafforzano la semantica tra parole e immagini, significati e simboli. Ci si imbatte in un minimalismo quasi divertente, capace di essere letto nei suoi differenti strati concettuali dai più piccoli e non. Non mancano i lavori maggiormente riconoscibili di Vignelli, come il logo della airlines, quello di Bloomingdales e la celebre sedia Handkerchief, la cui leggerezza del modello ricorda il movimento di un fazzoletto mosso dal vento.
A quattro anni dalla morte di Vignelli e qualcuno in meno di Lella, ci piace ricordarlo con queste parole “Design senza disciplina è anarchia, un esercizio di irresponsabilità”.  Siamo sicuri che il grande designer dell’informazione avrebbe letto e osservato con soddisfazione il tributo di Emiliano Ponzi.
Mila Tenaglia

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