Una melodia di assonanze cromatiche

di - 31 Luglio 2018
Giallo, rosso, blu, colori primari di Mondrian, poi bianco, nero e grigio: sono i “timbri” cromatici di Pino Pinelli, protagonista della pittura analitica e aniconica utilizzati come note in espansione nello spazio; un ideale spartito o pagina bianca dove rompere, disseminare, abitare campi visivi plurimi.
“Pittura oltre il limite” è il titolo della sua prima mostra antologica a cura di Francesco Tedeschi con la collaborazione degli Archivi Pino Pinelli, a Palazzo Reale e nella XVI sala di Gallerie Italia, dove si trova una grande installazione sonora site specific realizzata per l’occasione.
Pino Pinelli, catanese classe 1938, approdato a Milano nel 1963, folgorato da Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani, scopre il monocromo, conosce Yves Klein, il Minimalismo americano, combina pittura e scultura per supere il concetto di quadro e inglobare lo spazio come parte integrante della sua ricerca artistica. L’obiettivo è varcare i limiti della tela, aprire lo sguardo a nuove dimensioni, “arpeggiare” con i colori in forme orizzontali, verticali e oblique appese al muro per tracciare linee dinamiche con frammenti cromatici dall’appeal tattile.
Lo distinguono le disseminazioni di colore, è un esempio Pittura R, (2018) che si fa materia, vertigine tattile della pittura concettuale, forme astratte apparentemente semplici che in realtà sono il frutto di stratificazioni di colore, permeate di tonalità luminose, intense, “calde” come la luce della sua Catania.
Luce, colore, forma e ritmo sono i codici di Pinelli, elegante signore d’altri tempi, dalla voce impostata e gestualità misurata come un attore, che il prossimo ottobre compirà 80 anni, e sviluppa oltre cinquant’anni di lavoro in una mostra in otto sale di Palazzo Reale (fino al 16 settembre). Consigliamo d’iniziare il tour esplorativo della sua pittura concettuale dall’appeal decorativo, vitalistico, per arrivare al cuore della sua tellurica necessità di domare la pittura condurla “oltre i limiti” della superfice, da  I cinque Movimenti (2018), una recente installazione monumentale ospitata  all’interno di Gallerie Italia- Piazza della Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo, dove si racconta le evoluzioni delle avanguardie artistiche del secondo Novecento.

Pino Pinelli, Pittura GR. BL. R. G. VR. AR. V., 1982, acrilico su flanella non preparata, disseminazione di 6 elementi, 34 x 80 cm (ciascuno), dimensione ambientale

Per comprendere Pinelli, bisogna entrare nel vivo del suo operare nello spazio, in questo ambiente che raccoglie una disseminazione di un centinaio di elementi, forme piene e vuote di colore rosso fuoco, materia cromatica, magmatica fluttuante nello spazio bianco della sala. Tessere materiche frutto della fusione tra impeto e ragione, di colore rosso come i lapilli eruttati dall’Etna, dall’effetto vellutato, morbido, elegante, avvolgente come il colore rubino delle poltrone e del sipario del Teatro alla Scala di Milano dal particolare timbro cromatico vibrante, quale sintesi della stratificazione di 5 rossi diversi.
Rompere il concetto di quadro, appunto, con frammenti che si appropriano del muro con opere concepite come timbri musicali che sembrano muovere lo spazio, scanditi dal brano musicale di Johann Sebastian Bach, Preludio in Do maggiore PWV 846, compositore amato, scelto da Pinelli per accompagnare la fruizione emotiva della sua opera. Tutto il suo fare, parte dall’idea di comporre uno spartito musicale, da accordi tra astrazione e decorazione, luce, colori e ombre, vuoti e pieni, una metaforica melodia espressa per assonanze cromatiche, scale timbriche con variazioni melodiche, contrappunti tonali per dare vita a cinque movimenti musicali: il ritmo grave, l’andante e il mosso, fino al brio dell’adagio, che evoca il movimento del mare.
Pino Pinelli, Pittura BL. R. G., 2010, tecnica mista, disseminazione di 45 elementi, 9 x 33 cm (ciascuno)
A Palazzo Reale invece, nel palinsesto di Novecento Italiano promosso dal Comune di Milano, con le mostre di Alik Cavaliere e Agostino Bonalumi, l’antologica di Pinelli ripercorre l’elaborazione della sua pittura destrutturante che porta l’artista catanese a scomporre la cornice, rompere il quadro in elementi angolari come si vede il GR 1976, 4 sagome angolari di colore grigio disposte sulle pareti, un’anomala cornice che riquadra una porzione di muro, che spingono lo sguardo oltre i limiti della forma chiusa e si librano nello spazio, incasellando il vuoto in un gioco di ombre da vedere più che raccontare. Passando dai lavori sperimentali degli anni settanta con Topologia e Punti molli, dove su uno sfondo nero campeggiano elementi minimali, della prima sala, via via il colore diventa protagonista e si osserva come l’opera entra in relazione diretta con l’ambiente, fagocita lo sguardo del visitatore con un big bang di frammenti di monocromi e dagli anni’90 di forme sinuose, quasi anelli di fumo giallo e blu o rosso e nero. Questi e altri segni, tracce di colore disseminate nelle sale, modificano la percezione dell’ambiente.
La terza sala è un capolavoro con opere degli anni ’80 che fratturano il monocromo, fluttuano nello spazio all’insegna della libertà espressiva, in cui accordi compositi e cromati sono il preludio delle altre che celebrano il potenziale espressivo ed emotivo della pittura della materia di luce e di ombra oltre il quadro, “illimitatamente” con espedienti tattili e matrici: opere sature di una luce vibrante, sovrapposizioni di forme concave e convesse, flussi magmatici di colore che compongono la materia del suo fare razionale fisico ed emotivo insieme.
Jacqueline Ceresoli

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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