Categorie: restauri

Due dipinti: restauri e scoperte alla Galleria Borghese

di - 9 Agosto 2002

S’offre allo sguardo con fare mondano il San Giovanni Battista (1550 circa) dipinto da Agnolo Bronzino e conservato presso la Galleria Borghese: avvolto poco dal panneggio, assai di più dalla luce, che pare trasfigurare l’epidermide in marmo, dovrebbe attingere acqua da una fonte con una padella (la sorgente non la vediamo più) ma starebbe a suo agio in un banchetto di divinità classiche o in una festa di corte.
E non sbaglia di molto chi nota l’interscambiabilità tra soggetti: dato per certo che quello che abbiamo davanti è un San Giovanni, è stato ipotizzato con una buona approssimazione anche chi è quello che sta sotto la superficie di colore.
La presenza del ritratto di un giovane eseguito in origine sulla tela, l’hanno rivelata le indagini riflettografiche eseguite dall’INOA (Istituto Nazionale di Ottica Applicata) – in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze – in occasione del restauro condotto da Paola Mastropasqua: oltre i pentimenti che in corso d’opera hanno mutato alcuni particolari del San Giovanni, ridotto le dimensioni della scodella – con l’intento di armonizzare la composizione – ecco la figura di un nobiluomo, lievemente spostata rispetto a quella del Santo, quasi fuoriuscisse da quest’ultima, in una sorta di sdoppiamento. I tratti somatici – dall’asse degli occhi discendente verso l’esterno alla bocca carnosa – dichiarano una somiglianza tra i due che non può dirsi casuale. Kristina Hermann Fiore pur riconoscendo che i ritratti virili del Bronzino si somigliano in generale, ha anche osservato come la trasformazione di un ritratto cortese in una figura sacra non sia un caso isolato nel Cinquecento: è accaduto e riscontrato anche in opere di Tiziano e Raffaello.
Secondo la studiosa, il giovane signore potrebbe essere Lodovico Capponi letterato e uomo di corte, collezionista di dipinti ed antichità, ammiratore del Savonarola (…) famoso non soltanto per la sua enorme ricchezza, ma soprattutto per la sua bellezza: l’identificazione è avvalorata dal confronto con il ritratto di Capponi della Frick Collection (anche questo per mano di Bronzino). La riflettografia ce lo mostra mentre con accenna disinvolto il gesto di scrivere, nell’altra mano i fogli di un volume: immagine di quella dote innata, cui Castiglione aveva dato il nome di sprezzatura.
Sorprese anche da un altro dipinto della Galleria: si tratta di una Madonna con Bambino e San Giovannino (datato tra il 1520-27) variamente attribuita prima a Raffaello poi a Giulio Romano. Qualche risposta arriva dalle indagini con gli infrarossi che restituiscono al primo il disegno della Vergine con il Bambino, assegnano al secondo l’ambientazione con il forte chiaroscuro e la prima idea circa il san Giovannino e confermano la presenza di un collaboratore di Giulio Romano che ha completato il tutto.
Ancora fino alla fine del mese le due opere sono esposte nel salone d’ingresso, hanno accanto le rispettive riflettografie, come dire l’immagine del prima. Poi torneranno nel consueto percorso del Museo.

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maria cristina bastante

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