La storica Stamperia d’Arte Il Bulino, già recentemente impegnata nella promozione di protagonisti del Novecento e di artisti contemporanei, presenta il secondo appuntamento del nuovo ciclo con la mostra dello scultore Ernesto Porcari (Norma, Latina, 1951; vive a Roma). L’artista, attraverso un processo lungo e minuzioso, elabora delle comuni barre di ferro alterandone le caratteristiche fisiche e visive. “Il taglio della lamiera, le saldature e il recupero degli scarti assumono un’immediata valenza espressiva, sottolineando con la loro non celata presenza tanto la virtù ingenua della materia come quella ingegnosa della forma” (Luca Arnaudo, in catalogo). Così, il ferro viene sciolto in mille pezzi, che risultano poi combinati in diverse composizioni dove il titolo fornisce l’unica possibile chiave di lettura. L’ irrazionalità del gesto, che trascura la possibilità di un disegno preparatorio, si confonde con la logica delle parole, in una continua lotta contro l’ermetismo dei volumi. Figure filiformi -che ricordano Giacometti– riflettono sulla
In mostra una selezione di lavori realizzati dall’artista a partire dal 2005, opere in cui la tridimensionalità viene raggiunta attraverso questo uso privilegiato del ferro, materiale grezzo e duro, ma allo stesso tempo duttile, che gli permette di modellare lo spazio. Così il riduzionismo formale di lavori di piccole dimensioni come Radio Londra e Leggio per Coro Angelico, o quelli più voluminosi come Tromba, rivelano un’ansiosa ricerca di sospensione e di leggerezza attraverso l’uso di delicati segni impressi nell’aria. Precisamente, più che una mostra di scultura, sembrerebbe quasi di osservare una raccolta di disegni fatti non sulla carta, ma sullo spazio e non con la matita ma con l’elaborazione del metallo.
angel moya garcia
mostra visitata il 15 giugno 2007
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