All’acqua e al fuoco Fabrizio Plessi (Reggio Emilia, 1940), sembra aver affidato molte volte la suggestione delle sue video installazioni: l’immagine restituita dal monitor è molto più che sembiante, la superficie dello schermo pare incresparsi o infiammarsi, incredibilmente azzurra o talmente rossa, comunque attraversata da un luccichio sintetico, come fosse l’unica avvisaglia persistente della contemporaneità.
Che poi l’immagine sia reiterata su tanti televisori, che questi siano disposti con un certo ordine, assemblati,
Ha scelto di giocare con gli opposti, Fabrizio Plessi per questa personale alle Scuderie del Quirinale (lo aveva fatto già l’anno scorso, al Museo Correr con WaterFire ed erano anche in quell’occasione acqua e fuoco): lavori provenienti da varie collezioni museali e il nuovo Isolation compongono un Paradiso e
Si inizia con Roma (1988), nella descrizione dell’artista un grande cerchio di monitors all’interno dei quali scorre l’acqua elettronica del Tevere: un po’ argini, un po’ cinta muraria, un po’ Colosseo o esedra di Piazza S. Pietro… magari, semplicemente, memoria della città, archetipo di così tante architetture, da poterle rendere visibili tutte. Dei lavatoi di Bombay Bombay (1993) non è rimasto che una griglia sublimata (infatti sono lavatoi dell’anima) il Gange, scorre in scomparti, le lenzuola arrotolate scandiscono la lentezza, sembrano attutire l’inevitabile rumore del mondo esterno. Potrebbero essere stalattiti, invece hanno forme – e ricordo – di bicchieri: centinaia di calici capovolti e sospesi, l’acqua stilla goccia a goccia, noi vediamo solo i cerchietti che si allargano nelle tinozze poste sotto. Un indizio, che in questo caso funziona come prova o conferma dell’illusione. (l’opera è Cristalli Liquidi, 1993)
L’Inferno è al piano superiore, drammatica successione di rosso e nero, dalle forme rigorose della <i<Stanza del Fuoco, alla dichiarata retorica – ma non poteva essere altrimenti – dei Movimenti Catodici Barocchi (1996). L’ultima foresta (appunto Foresta di Fuoco, del 2002) è chiusa in scomparti di ferro: all’interno legno e fuoco riescono a convivere o ad ignorarsi reciprocamente. I rami sembrano già arsi, l’incendio – formato video – non si esaurisce.
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finalmente alle scuderie
una mostra vera
un vero allestimento
un'idea
ambiente e opere respirano e possono parlare
(alla faccia di un Novecento 'barocco' e di un Rinascimento 'surgelato')
plessi, talvolta snobbato,
è stato molto molto bravo!
Vedere un artista quale Fabrizio Plessi nelle sale normalmente deputate a un genere totalmente diverso di mostre, ha un suo fascino e crea un certo effetto. L'intento delle Scuderie del Quirinale di dividere la stagione espositiva in "invernale" ed "estiva", è sicuramente un'idea nuova ed i risultati solamente il tempo potrà mostrarceli. In inverno mostre legate a nomi "classici". In estate mostre di artisti contemporanei. Sicuramente l'opera più provocatoria è senz'altro "Movimenti Catodici Barocchi", che oggi dopo la conclusione della Mostra del Cinema di Venezia, acquista un peso ancor maggiore. Inoltre la cosa che veramente mi ha colpito è la sua attività di insegnante: cosa si può insegnare durante un corso di "Umanizzazione della tecnologia"? Infatti mi piacerebbe scoprire i libri assegnati agli studenti proprio per capire cosa può trattare un simile corso.