Categorie: roma

fino al 15.VII.2007 | Elisa Finocchiaro | Roma, San Lo’ Arte

di - 3 Luglio 2007

Le ventiquattro fotografie di Elisa Finocchiaro (Roma, 1983) esposte in questi giorni a Roma raccontano quattro piccole storie (sei foto ognuna), che a loro volta insieme, ne compongono un’altra. Le foto sono state scattate dalla Finocchiaro l’anno scorso, durante il suo soggiorno come cooperante in Ruanda.
Nel 1994, dal 6 aprile al 16 luglio, si è compiuto in Ruanda, il piccolo stato dell’Africa centrale, uno dei più spaventosi massacri del secolo scorso, con più di un milione di vittime per quella che viene generalmente definita guerra tribale tra Hutu e Tutsi, ma che in realtà è stata da molti considerata una lotta di potere con il sostegno finanziario e militare della Francia.
Questa premessa è necessaria, perché le testimonianze fotografiche della Finocchiaro partono proprio da questi avvenimenti. La prima storia, narrata con immagini in bianco e nero e a colori, scattate il 4 luglio 2006 in occasione del Liberation Day -manifestazione che celebra la festa dell’Indipendenza e la fine del genocidio- è l’occasione in cui viene data sepoltura ad alcuni corpi ritrovati a distanza di anni grazie alle confessioni rese dai colpevoli ai tribunali Gacaca. I Gacaca sono tribunali popolari con un forte spirito comunitario, che mirano alla riconciliazione e tendono a ricostruire rapporti tra vittime e carnefici costretti spesso a convivere. “Quelle del processo sono state foto difficili, realizzate in situazioni delicate”, spiega l’artista, “bisognava stare molto attenti ai comportamenti perché si era ammessi a partecipare alla vita più intima della comunità. Sarebbe stato molto presuntuoso da parte mia tentare di rubare quelle foto”. La Finocchiaro ha infatti ottenuto il permesso di fotografare le sedute del processo, grazie anche al lavoro da lei svolto in una Onlus da tempo impegnata nell’assistenza agli orfani.

Le altre storie riguardano il villaggio dei giovani di San Kizito che ospita e istruisce circa 200 ragazzi e sono raccontate con foto a colori che ritraggono questi giovani al lavoro, o intenti a studiare, o in momenti di preghiera. C’è poi la storia di Jean Claude, un ragazzo che appena può insegna Kung-fu ai suoi compagni: questo giovane ha visto uccidere il padre nel 1994 e nelle didascalie delle foto si legge: “Il Kung-fu mi serve per liberarmi dalle energie negative che ho dentro”.
L’ultima immagine, sempre a colori, mostra una festa con persone che danzano: è il ritorno alla vita, alle tradizioni, al poter pensare al futuro. Ed è proprio quest’ultima fotografia che ricollegandosi idealmente alle prime della commemorazione del genocidio, traccia in qualche modo la strada verso cui si sta avviando questo tormentato Paese. “Riescono ad elaborare il trauma in modo molto costruttivo”, racconta la Finocchiaro, senza nascondere l’ammirazione per questi giovani che hanno vissuto ogni tipo di atrocità e che attraverso lo studio, il lavoro e lo sport sembrano aver ritrovato la voglia di vivere.

Elisa Finocchiaro, è un’antropologa, fotogiornalista, che collabora con l’Agenzia Grazia Neri. Questo suo ultimo lavoro e stato interamente realizzato con una Nikon D 100, fotografando sempre a mano, d’impulso, rinunciando a volte alla qualità tecnica in favore di particolari situazioni che è riuscita a ritrarre e che mostrano chiaramente il suo forte coinvolgimento emotivo.

pierluigi sacconi
mostra visitata il 21 giugno 2007


dal 21 giugno 15 luglio 2007 – Elisa Finocchiaro, I giovani in Ruanda: tra eredità del passato e speranza nel futuro
San Lò Arte, Via Tiburtina Antica 5/b (San Lorenzo) 00185 Roma
Tel. +39 064467158 – Lun – ven: 16.00 21.00
info@sanlo.itwww.sanlo.it – a cura di Maria Teresa Capacchione


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@https://twitter.com/pilus

Giornalista pubblicista dal 2004. Vive in Italia, Svizzera e Stati Uniti.

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