Davide Dall'Osso, Tracce, Cernobbio, ph. Mario Teli
Presenze leggere, fluttuanti, talvolta simili ad apparizioni, talvolta vicine a compagne silenziose che osservano e accompagnano. Le opere di Davide Dall’Osso si disseminano nello spazio di Cernobbio, trasformando il paesaggio in un racconto fatto di suggestioni e incontri. Il progetto triennale Ombre e Presenze, ideato dal Comune di Cernobbio insieme alla Galleria GALP, nasce come un percorso di ricerca dedicato ai temi della presenza e dell’assenza. Tre mostre di arte diffusa, ciascuna della durata di circa sei mesi, affidano a tre artisti contemporanei il compito di trasformare la cittadina in un museo a cielo aperto, dove le opere si fondono con ciò che le circonda in modo naturale e armonioso. Dopo la prima edizione del 2025, dedicata a Stefano Bombardieri, il secondo capitolo trova espressione nella poetica leggera di Davide Dall’Osso, con la curatela di Francesca Bogliolo ed è visitabile fino al 4 ottobre 2026.
L’artista ha una visione dell’arte come linguaggio condiviso, accessibile, capace di parlare a chiunque. A Cernobbio, tra vie, parchi e ville storiche, emergono le sue opere. Il percorso diventa una scoperta continua e affascinante. Le sculture, illuminate da colori accesi che sfumano tra blu, azzurri e bianchi, nascono da materiali di scarto come policarbonato e plexiglass, una scelta consapevole che rispecchia la visione e la sensibilità dell’artista.
Volti monumentali sembrano osservarti nascosti tra le siepi, altri paiono dissolversi nell’aria, cavalli potenti attraversano lo spazio con forza e sicurezza, figure sospese guardano oltre, verso un tempo ancora da scrivere. La natura avvolge ogni installazione e guida lo sguardo, mentre abiti di ballerine si librano leggeri in una danza eterna diretta dal vento. Si ha quasi la percezione di essere invitati a partecipare a quel ballo e di non essere solo spettatori.
Ogni intervento è un segno lasciato nello spazio e nella memoria. Il titolo della mostra, Tracce, trae ispirazione dalla poesia Per un teatro clandestino di Antonio Neiwiller. Questo riferimento diventa la chiave di lettura dell’intero progetto. Le tracce si trasformano in punti di partenza e aperture verso possibilità future. Quello che fanno queste opere è far nascere domande capaci di generare nuovi quesiti e aprire scenari inattesi.
Davanti a ogni installazione ognuno trova la propria chiave di lettura, guidato da esperienze, emozioni e sguardi diversi. Quindici le installazioni che costruiscono un racconto fatto di rinascita, coraggio, cambiamento, empatia e amore. In un tempo in cui il presente appare fragile e in costante trasformazione, dove si condividono sempre più contenuti e sempre meno esperienze, le tracce diventano qualcosa di prezioso. Restano punti fermi, ancore resistenti, capaci di tenere insieme passato e presente e di accompagnare lo sguardo verso un futuro che deve ancora prendere forma.
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