L’espressione è risoluta, il gesto fermo. L’angelo – Angel è il titolo di quest’opera datata 1998 – brandisce una spada e stringe con vigore una spugna. Paula Rego (Lisbona, 1935 vive e lavora a Londra) gli ha dato le fattezze di una donna e la presenza inquietante di una creatura fuori dal tempo. È una figura femminile – ma dai tratti somatici abbastanza androgini
A quest’incombente signora – che nonostante la declinazione sacra non sembra poi tanto rassicurante – fa da contrappunto un’altra creatura del cielo di dimensioni ridotte e l’apparenza modesta: è una piccola scultura di Ron Mueck (Melbourne, 1958 vive e lavora a Londra) – che di Paula Rego, lo diciamo per inciso, è genero e che a lei deve la sua mostra d’esordio – in cui il tipico sconcertante realismo lascia trapelare un’aurea ieratica. Untitled (Standing Man) (2002) riproduce in scala una sorta di chierico vagante in vesti contemporanee: indossa un abito talare bianco, sulle spalle, con una certa noncuranza, ha un impermeabile spiegazzato, particolare trascurabile per una discreta rivelazione. Con l’impermeabile – il classico trench – l’uomo fa parte del presente, è quasi probabile: la solennità, l’essenza non materiale si manifestano poco a poco, come una sottile trasformazione. Potrebbe dileguarsi da un momento all’altro.
Mostra a due voci a metà tra confronto generazionale,
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