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fino al 16.III.2007 | Benoît Félix | Roma, Spazio Senzatitolo

di - 14 Marzo 2007

Entrare in uno spazio e sentirsi invasi tangibilmente dal disegno, vedere linee e segni che si appropriano dell’aria che circola, come piante rampicanti che invadono un luogo abbandonato. Benoît Félix (1969, Bruxelles; vive a Lustin, Namur) impiega letteralmente la linea creando attorno ad essa un discorso nuovo, estrapolandone caratteristiche impensate e inedite. Mentre trasforma uno scarabocchio infantile in una foresta intricata di segni, di dimensione umana, ci rivela che in realtà la linea è una sola, che si intreccia e si rincorre lasciando indovinare il suo inizio e la sua fine. Poi stacca dal fondo la superficie filamentosa e ne ricava un secondo disegno: una sagoma di ombre che si proietta sulla parete e che inganna la percezione creando l’illusione e l’aspettativa di una terza dimensione.
È Incarnation – une seule ligne avec deux poignées (2005), uno spaghetto attorcigliato sparso, di carta rinforzata ritagliata e dipinta di inchiostro di china nero, appeso al muro. Apparentemente il prodotto di un gesto, che ci ricorda le pennellate dell’action painting americana (Franz Kline in particolare) sebbene non vi sia nessuna ricerca di tipo gestuale, intesa come racconto e anamnesi di un segno.
Si tratta, al contrario, della pratica di un procedimento controllato, assolutamente sorvegliato, dove l’azione meticolosa e paziente del far scorrere un’unica goccia di colore su un enorme foglio di carta è seguita dal gesto del ritagliare la superficie secondo le linee precedentemente tracciate, lasciando emergere la forma. La luce, in questo come negli altri lavori, gioca un ruolo preponderante: proiettandosi sulla sagoma e penetrandone le pieghe e le fessure, insinua nell’opera la mutevolezza. La possibilità, cioè, di dare vita a disegni di ombre che si modificano a seconda della posizione delle fonti luminose. Félix rende il segno un collezionista di tempo, quello necessario perché il colore compia il suo percorso e la mano ne illustri la forma. Lui stesso risponde: “perché la linea? La linea è la differenza dei sessi, la fessura che si presenta sempre all’improvviso, l’orizzonte; è lo spazio tra un corpo e l’altro ma anche il corpo contro se stesso, il margine che una cosa segna rispetto ciò che non è…” (in catalogo).
Le pareti e lo spazio sono, dunque, fogli di carta immacolata che si pongono in auscultazione dell’intenzione artistica. In Goutte Verte (2007), una goccia di tempera verde delimita il suo campo di azione e, ritagliata in una lunga striscia di tivek (carta speciale di maggiore resistenza e robustezza), interseca l’aria in diagonale, infilandosi nelle grate sul pavimento che chiudono lo spazio sotterraneo della galleria. Come ostacolo al nostro movimento nella stanza, essa ci si propone nelle vesti di un disegno rinnovato, aggressivamente presente e dimentico della sua catena bidimensionale.
Nella semioscurità che avvolge gli ambienti del piano inferiore, la linea ritorna in un gioco di apparizioni in cui la sua natura sembra essersi evoluta in forme altre: un momento lunghissimo in cui ogni filo è sospeso e galleggia nell’aria, come se non appartenesse più al suo supporto, ma incarnasse il supporto stesso. Soit et sa Place (2005), Narration (2007), equilibri instabili in cui il peso del materiale interviene come impulso artistico determinandone la forma, come un feltro di Robert Morris privato della sua casualità.

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marta silvi
mostra visitata il 7 marzo 2007


Dal 26 Gennaio 2007 al 16 Marzo 2007
Benoît Félix – Disegnare
Spazio Senzatitolo, Via Panisperna, 100 – 00184 Roma
Tel/fax: 06 4824389 – orari: martedì-sabato 17.00 – 20.00 (possono variare, verificare sempre via telefono) – Ingresso libero – Catalogo con due testi di Massimo Arioli e Benoît Félix – info@spaziosenzatitolo.org
www.spaziosenzatitolo.org

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