I Masbedo alias Nicolò Massazza (Milano, 1973) e Jacopo Bedogni (La Spezia, 1970), sono una giovane realtà –appena cinque anni di vita– con un curriculum assai denso ma con una notorietà ancora acerba.
Se gli addetti ai lavori già avevano avuto occasione di conoscerli – alla Casa delle Letterature a Roma nel 2000, a MiArt 2003 e all’ultima Fiera di Bologna– al grande pubblico italiano vengono presentati oggi, con una mostra che segue quella Domus Artium di Salamanca in terra spagnola, dove invece il duo è già molto conosciuto.
Da Caravaggio a Bill Viola, i Masbedo attraversano l’intera storia dell’arte, e -muovendo dalla rappresentazione di elementi vitali quali l’acqua, la luce, il cibo (quest’ultimo elemento esplicitato nella tavola)-concentrano la loro ricerca sul rapporto uomo-donna, seguendo una tematica universale che trova una delle sue espressioni più intense nella filmografia francese.
Da Jean Luc Godard a Claude Lelouch, l’incomunicabilità tra i sessi –al centro della ricerca dei Masbedo– ha attraversato il repertorio cinematografico con cui il duo condivide il linguaggio narrativo, ma anche l’intera letteratura, che spesso analizza o semplicemente racconta i diversi livelli di comprensione ed intenzione dell’uomo e della donna. E i Masbedo seguono la stessa linea: li rappresentano nei silenziosi amplessi del video Nina e nei monologhi paralleli di 11.22.03 (non a caso nato dalla collaborazione con lo scrittore Michel Houellebecq) in cui i due protagonisti tengono una “falsa conversazione” rivolgendosi solo fisicamente l’uno all’altro, ma in fondo parlando a sé stessi, chiusi nelle rispettive solitudini.
In nessuno dei lavori dei Masbedo i soggetti si confrontano realmente. Nella video istallazione 06.16.00, lei e lui sono vicini ma costantemente separati e la loro difficoltà nel rapportarsi si traduce nell’ ostilità dell’ambiente: la luce si fa disturbante ed il liquido, fonte primaria di vita, si trasforma in mare in cui annegare.
La continua contaminazione o citazione appare come elemento fondamentale del percorso del duo. Come già detto spuntano i riferimenti alla pittura, dall’uso dei forti contrasti tra luci ed ombre al richiamo alla iconografia dei santi (neIl tossico della luce) fino alla matericità del nero dei ritratti/serigrafia su pelle di capretto e sull’unico disegno dell’istallazione Primo studio di architettura e squartamento.
Le collaborazioni non si fermano allo scrittore francese, ma si allargano ad artisti come Vittorio Cosma, Michele Monestiroli, Maurizio Salerno ed Eugenio Finardi, che hanno composto ed eseguito le musiche dei video, concepite non come mera colonna sonora, ma come un elemento fondamentale. Che contribuisce a creare il forte senso di sospensione e tensione emotiva.
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federica la paglia
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