Una fiala di adrenalina trovata in un ospedale abbandonato vicino a Roma e conficcata in una pianta. E’ questo il soggetto di una delle quattordici stampe digitali a colori presentate dal giovanissimo Davide Sebastian (Roma, 1981; vive a Roma), con il titolo Innesti, per la sua prima personale in assoluto.
Gli elementi che compongono le immagini cambiano, ma il tema della ricerca di Sebastian è sempre lo stesso: il rapporto tra il naturale e l’artificiale. Dove l’uomo è rappresentato da fiale di adrenalina, cànfora, emetina o da provette il cui vetro è spesso deformato dal calore degli esperimenti e dove la natura si palesa in piante di vario genere, in cui le fiale sono conficcate. È ambiguo, nel suo rapporto con la natura, l’uomo-fiala di Sebastian: da una parte la disturba, la ferisce, la penetra, dall’altra la
“Non faccio altro che applicare un oggetto alle piante -ci spiega– realizzo microambienti per macrofotografie, salvo poi elaborare al computer le immagini così ottenute intervenendo a volte solo sui colori, mai sulle forme”. Il forte ingrandimento dei soggetti ne fa perdere in alcuni casi la riconoscibilità: le piante sembrano parti di animali, trame geometriche astratte o altri materiali come legno e pietra. Le fiale, anche grazie all’uso della luce sembrano – come scrive nella presentazione in catalogo Gianluca Marziani – grandi gocce di rugiada, talvolta lumache che si arrampicano sui rami, oppure strani animaletti da foreste tropicali o profondità marine.
Le opere di Sebastian -oltre all’originalità dei soggetti- evidenziano una capacità tecnica maturata dall’artista, benché giovanissimo, nel campo della fotografia e della grafica digitale (con l’amico fraterno e artista Daniele Jost, Sebastian fa parte del gruppo noluogo , attivo sul web).
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