Si susseguono figure spettinate, sguardi birichini, colori surreali ed immagini goffe, che, coraggiose sfidano il grigiore e la tristezza con il sorriso puro della serenità. Le sue opere pare quasi si vogliano burlare dei problemi di tutti i giorni, ma non è così: la riflessione, violenta e imperterrita colpisce la cina piangente che immobile rimane davanti all’osservatore, quasi impietrita da un giardino di rigogliosa speranza e impassibile ma elegante indifferenza.
E mentre la stessa Myriam Laplante seria e curiosa rimane ad osservare le sue opere da un punto di vista ‘diverso’, neanche fosse in attesa di una vostra parola, quasi fosse pronta a uscire da quella foto per discutere con voi, il fiume del tempo scorre inesorabile, e, nonostante il momentaneo sconsolamento dato forse da un opera troppo ‘viva’ che sembra quasi si sia imposta sull’artista, il beffardo sorriso della laplante riporta alla ragione. Quella ragione strenuamente sostenuta da questo ‘genio’ che tenacemente combatte il malessere latente con la forza dell’ironia.
Il tempo stesso viene cancellato, gli viene tolta ogni possibilità di poter influire sui pensieri come sui colori: non c’è giorno nè notte, solo una luce artificiale, modellata da mani sapienti che la dirigono al protagonista che racconta la sua storia.
Ancora una volta, la Laplante incuriosita controlla di lontano, ma non troppo, quasi si volesse impadronire di ogni pensiero, di ogni impressione, quasi ancora volesse carpire i nostri incubi quotidiani, per poi riproporceli in un’altra dimensione, la sua. Prima o poi, non dubitate, quegli stessi dubbi e malumori faranno capolino da una sua opera: li ritroveremo lì, immobili, ingoffiti e derisi dalla spontaneità e dalla violenza magari di un color turchese irreale, ornati a festa per l’ultimo addio.
Un po’ come a teatro, in questa mostra si apre lo scenario su un mondo fatto di cartapesta, dove gli attori hanno il preciso compito di offrire, su di un altare elegantemente ornato, il capro espiatorio, il tragos appunto che donando il suo sangue purifica e regala speranza alla disillusione stessa.
E il sipario, accompagnato dagli applausi, si chiude.
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