I percorsi sono due, diversamente localizzati all’interno del Museo di Roma in Trastevere. Al piano superiore le oltre cento fotografie in bianco e nero scattate in giro per il quartiere di Trastevere, tra il 1970 e il 1971, da Emilio Gentilini (Montecchio – Terni 1940), allora affermato fotografo di moda, oggi pittore.
Nelle sale al piano terra, invece, una selezione di 90 fotografie del progetto Born Somewhere -curata da Deanna Richardson e organizzata da Giuseppe Prode- a cui Francesco Zizola (Roma 1962) lavora da molto tempo.
Vestiti a fiori, scialli di lana: la Trastevere di Gentilini è tutta al femminile. Volti di donne di sapore antico -solcati dalle rughe- ma anche giovani proiettate nel futuro. Fa effetto condividere quei momenti genuini di lavoro, chiacchiere, pettegolezzi e confidenze, o semplice riposo, in questo quartiere che, pur mantenendo il suo fascino innegabile, negli anni è radicalmente cambiato. Improbabile, oggi, scorgere in vicolo del Bologna -ad esempio- una qualsivoglia vecchietta intenta a “capare” broccoletti, oppure a leggere un manifesto con la foto di Gramsci, o incontrare la lavandaia di piazza Mastai. Persino i panni stesi, che pure fanno ancora parte della scenografia del luogo, oggi vengono legati al filo con le mollette, mentre allora erano annodati con piccoli cappi. “In quel periodo facevo il fotografo di moda, forse proprio per quello sentivo il bisogno di entrare in un mondo reale”, spiega Gentilini. “Quello di Trastevere era per me il mondo reale fatto di sentimenti umani. Per otto mesi ci sono tornato quasi ogni giorno con la macchina fotografica, perché percepivo che era una storia che stava scomparendo.”
Vincitore di varie edizioni del World Press Photo (1995, 1997, 1998, 2002 e 2005), Francesco Zizola, fotoreporter di fama internazionale -fino al 2005 ha fatto parte anche della storica Agenzia Magnum- ha iniziato a lavorare a Born Somewhere nei primi anni ‘90. In forma editoriale è stato pubblicato l’omonimo volume (Fusi Orari 2005), anticipato dall’edizione francese firmata Robert Delpire (Né quelque part 2004). Nelle sue fotografie l’obiettivo è puntato sull’infanzia. Bambini di trenta paesi lontani tra loro culturalmente e geograficamente -dal Brasile all’Iraq, dal Kosovo al Giappone, dal Sudan all’Afghanistan, inclusi Stati Uniti, Italia, Cina- sono ritratti nel loro quotidiano. Non c’è solo fame e dolore negli sguardi di questi piccoli uomini -sono proprio gli occhi dei bambini a bucare l’obiettivo e ad entrare come proiettili nel cuore dello spettatore- c’è anche la speranza, la gioia delle piccole cose.
“Ho usato il bianco e nero perché i bambini che ho voluto raccontare tendono a mostrarsi non solo come realtà”, afferma Zizola, “ma anche come metafora, come simbolo esistenziale del mondo di oggi. ” Al di là dei simbolismi, il messaggio del fotografo romano è di testimonianza e denuncia. Il suo dichiarato impegno è un “tentativo di sottoporre ad occhi sempre più opachi realtà sempre più urgenti”.
manuela de leonardis
mostra visitata il 15 giugno 2006
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