Categorie: roma

fino al 24.VII.2009 | Stefano Arienti | Roma, s.a.l.e.s.

di - 21 Luglio 2009
La portiera di una Volkswagen nera è tirata a lucido e poggia sul muro della Galleria Sales; sopra sono ricamati minuti trafori di un macramè floreale, quasi un fiocco di neve. In fondo, invece, sulla parete frontale della prima sala, un cofano Rover grigio metallizzato riporta gradevoli cascine infantili con un cielo di nuvole tondeggianti.
Stefano Arienti (Asola, Mantova, 1961; vive a Milano) prosegue la sua collezione sofisticata d’oggetti di recupero, abbandonando la carta degli anni ’80 per tornare alle traforature. Lamiere, vinili, cartone e tessuti sono recuperati dal loro mondo di oggetti per esser collocati singolarmente in un contesto “altro”; un garage ordinato e pulito in cui trovare materiali di scarto “artisticamente” trattati e recuperati per un lavoro ad hoc.
Per la sua quarta personale in galleria, Arienti ripropone in parte quella sorta di “soffitta-deposito” creata per Disegni Dismessi alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, in cui erano visibili alcuni dei suoi ultimi trafori ora presenti in mostra. Non si tratta però solo d’imprimere e incidere ricami. Arienti agisce svuotando chi di ricami già nasce: alcuni tappeti orientali in lana sono totalmente immersi in una tintura nera o amaranto, per saturare le decorazioni apportate anticamente sui loro dorsi.

Come la cancellazione dei lavori passati, qui Arienti passa sopra l’utilizzo e l’estetica comune dell’oggetto nato in quanto tale, ma la sua arte per l’attenzione diviene ancor più meticolosa: nell’ultima sala espositiva una pioggia statica di vinili pende dal soffitto. Ognuno riporta sul dorso ciò che in copertina è già chiaro. Quartet n. 2 di Schömberg ha minuscoli fori che accompagnano le sagome nere dell’album; al suo interno il vinile, ora appeso, non ha potuto far altro che tatuarsi di conseguenza, marcandosi maggiormente dell’opera che contiene. Come lui anche Tibetan tantric choir dei Gyuto Monks riporta sul vinile tracce della copertina appesa lungo la parete di seguito alle altre.
La scelta musicale di Arienti non è casuale: la compresenza di etnie tesse una trama di curiosità a partire dalla scelta dei tappeti nella prima sala, per terminare con i decori di origini arabe dei rottami elegantemente “ripuliti”. Certo, per gli amanti della musica è un sacrilegio assistere all’ormai improrogabile incisione traforata di quei vinili consumati e ricchi di tempo e cultura. Ma Arienti, consapevole del proprio lavoro, ha accuratamente provveduto alle copie degli originali, mantenendo la loro autenticità quasi intatta.

La Galleria Sales si trasforma dunque in una piccola bottega in cui il sapere si mescola con la volontà di scoprire per conoscere e il collezionismo artistico della mostra si eleva al rango di fruizione: non è un caso che al Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia lo stesso artista a maggio abbia messo a disposizione del pubblico la gratuita consultazione dell’onniscienza bibliografica di manuali e libelli, coccolando i suoi ospiti con batuffoli di lana attraverso tutta la lunghezza del complesso.

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dal 7 maggio al 24 luglio 2009
Stefano Arienti
Via dei Querceti, 4/5 00184 Roma
Galleria S.A.L.E.S.
Via dei Querceti, 4/5 (zona Colosseo) – 00184 Roma
Orario: da lunedì a venerdì 15.30-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0677591122; fax +39 0677254794; info@galleriasales.it; www.galleriasales.it

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Visualizza commenti

  • sono un ex collezionista di arienti.
    mi piaceva, ma la galleria in arco dove l'ho preso si e' rivelata inaffidabile e l'artista poco cortese.
    fortunatamente l'ho venduto ma non comprero' piu' arienti.
    collezionista deluso e maltrattato.
    livio

  • Arienti fa quello che gli dicono di fare. Non a caso è stato l'unico della bella nidiata anni '80 ad essere accettato in un certo giro

  • non mi sembra una bella strategia trattare male i collezionisti, perdere autentiche e dare in giro autentiche diverse dall'opera (la galleria in arco questo). preferisco altri modi di fare, se agli altri va bene "si accomodino!"

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