Categorie: Architettura

Coesistenza, pratiche sociali e giardini cinesi: ecco come sarà La Biennale Architettura 2027

di - 19 Maggio 2026

Uomo e ambiente, progettazione, urbanizzazione e processi che seguono i lunghi cicli del tempo della natura, intervento antropico e sviluppo equilibrato dell’ecosistema. Elementi che coincidono in una parola densissima di sfumature: la realtà. Presentato oggi, in occasione di una conferenza stampa nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, Do Architecture – La possibilità di coesistenza nella realtà reale è il titolo che orienterà il tema della 20ma Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, che andrà in scena dall’8 maggio al 21 novembre 2027. A curarla saranno Wang Shu e Lu Wenyu, fondatori di Amateur Architecture Studio, figure tra le più influenti dell’architettura contemporanea asiatica

La scelta dei due architetti cinesi, già annunciata a novembre 2025, segna anche una precisa direzione culturale. Attivi dagli anni ‘80, in un periodo di rapidissimi cambiamenti nella società del loro Paese, Wang Shu e Lu Wenyu hanno costruito una ricerca fondata sul recupero dei materiali, sulla continuità tra tradizione vernacolare e innovazione tecnica, sul valore delle architetture anonime e sul rapporto tra costruzione, memoria e paesaggio. Nel 1997 hanno fondato Amateur Architecture Studio e negli anni successivi hanno dato vita alla Scuola di Architettura della China Academy of Art. Wang Shu ha ricevuto nel 2012 il Pritzker Architecture Prize, mentre entrambi hanno partecipato più volte alla Biennale di Venezia, dalla mostra diretta da Kazuyo Sejima nel 2010 fino all’edizione curata da Alejandro Aravena nel 2016.

The National Archives of Publications and Culture in Hangzhou, Photo by Wang Dachou

Tra i loro progetti più noti figurano il Museo Storico di Ningbo, il Campus Xiangshan della China Academy of Art, il recupero del villaggio di Wencun e il Complesso Culturale di Fuyang. Una pratica che si muove costantemente tra conservazione e trasformazione, ponendo attenzione ai processi lenti dell’abitare e alle relazioni tra uomo, natura e costruzione.

Nel presentare il tema della Biennale 2027, Wang Shu e Lu Wenyu hanno insistito più volte sulla necessità di superare quella che definiscono una «Crisi dell’architettura», riportando la disciplina a un confronto diretto con la realtà quotidiana. «Dobbiamo fare sì che l’architettura non sia distaccata dalla realtà», hanno affermato, sottolineando come agli architetti siano attribuiti «Poteri e responsabilità enormi».

Ningbo Historic Museum, Photo by Lv Hengzhong

Al centro della loro riflessione, il concetto di coesistenza: tra città e natura, tra conservazione e urbanizzazione, tra artigianato e tecnologia ma anche tra grandi studi internazionali e pratiche indipendenti. Una visione che rifiuta sia la retorica della modernizzazione indiscriminata sia una conservazione puramente nostalgica. «La bellezza viene dalla diversità del reale», hanno spiegato, mettendo però in guardia dal rischio di trasformare la difesa della diversità in una forma di paura del futuro.

«Continuiamo ad affrontare la realtà con una serie di questioni fondamentali alle quali l’architettura è chiamata a rispondere: di fronte a uno sviluppo urbano di tali proporzioni, come possiamo evitare la volgare clonazione dei nuovi edifici e consentire alle nuove costruzioni di coesistere con la ricchezza del patrimonio locale?», spiegano i curatori. «Se queste attività architettoniche e urbanistiche su larga scala risultano realmente incompatibili con la ricchezza e la diversità delle culture locali, in che modo la ricerca e la pratica architettonica possono proteggere ciò che è eterogeneo, o persino accidentale? Come può la partecipazione attiva della comunità permettere all’autenticità dell’esperienza vissuta di trovare spazio nella realtà reale? E se una progettazione unitaria e uno sviluppo su larga scala richiedono vigilanza e limitazioni, è pronta l’architettura a elaborare teorie e metodi progettuali orientati alla coesistenza delle diversità e a un rinnovamento graduale?».

Il titolo Do Architecture insiste proprio sulla dimensione del fare, dell’azione concreta. Per i due curatori, l’architettura non deve limitarsi alla produzione di immagini spettacolari o simboli tecnologici ma tornare a essere esperienza fisica, relazione tra corpi, materiali e ambiente. Da qui anche l’importanza attribuita alla partecipazione locale, ai processi educativi e a un’idea di sperimentazione definita “radicale” ma profondamente radicata nei territori.

Tra le immagini richiamate durante la presentazione, quella del giardino cinese, «L’architettura più bella», non spazio ornamentale ma equilibrio al contempo fragile e dinamico, scandito da tempi lunghi e da una manutenzione continua e paziente, per una presa in carico collettiva. «La pace è più importante dell’edificio, la coesistenza è più importante dell’edificio», hanno dichiarato, declinando il giardino come metafora di una «Delicata resistenza alla guerra».

Xi’an Opera House and Concert Hall, Photo by Laksana Studio

Anche il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha insistito sul carattere simbolico di questa ventesima edizione – che vedrà Rolex come sponsor unico – «Una cifra tonda». Parlando della manifestazione come di «Un libro di geografia il cui compito è scrivere la storia», per Buttafuoco il progetto curatoriale di Wang Shu e Lu Wenyu restituisce centralità al «Fare architettura», inteso come gesto costruttivo capace di custodire la tradizione e dialogare con le trasformazioni contemporanee.

Nel corso della presentazione è stato annunciato anche un cambiamento significativo nella comunicazione istituzionale della Biennale: a partire dal 2027 la manifestazione adotterà una dimensione trilingue, introducendo accanto all’italiano e all’inglese anche la lingua cinese. Una scelta che Buttafuoco ha definito non esotica ma legata alla volontà di «Accogliere il futuro», evocando anche il rapporto tra la letteratura cinese ed Ezra Pound, che nella città lagunare visse per gran parte della sua vita e vi morì, nel 1972, e che studiò e tradusse diversi autori cinesi, tra cui Confucio e Mencio.

The National Archives of Publications and Culture in Hangzhou, Photo by Ji Yun

Con Do Architecture – La possibilità di coesistenza nella realtà reale, la Biennale Architettura 2027 sembra così voler riportare la disciplina lontano dalla sola dimensione iconica o spettacolare, per interrogarsi sul modo in cui costruzione, paesaggio, tecnologia, memoria e vita quotidiana possano ancora trovare un terreno comune.

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