Tbilisi, Georgia
Nel percorso pubblico e imprenditoriale di Donald Trump, l’architettura ha spesso funzionato come estensione visibile di un’identità che voleva passare anche dalla presenza fisica nelle città, dove il nome diventa un marchio di riconoscibilità architettonica, con quelle cinque lettere che svettano sugli edifici, tutte rigorosamente in maiuscolo. Una volta divenuto presidente, Trump ha impugnato con ancora più forza l’idea di un’architettura che fosse al servizio della rappresentazione di una certa idea di America e della sua glorificazione personale, spesso senza tracciare un netto confine fra le due cose.
Era il gennaio 2025 quando il Presidente reintroduceva l’ordinanza per imporre uno stile classico e pre-modernista per gli edifici pubblici, per promuovere un’architettura civica che ispirasse, secondo la sua formulazione, «l’ammirazione del pubblico». La stessa Casa Bianca, che dopo la radicale ristrutturazione del dopoguerra aveva visto apportare dai vari presidenti in carica modifiche facilmente reversibili e non troppo invasive, è stata investita dallo stile opulento e a tratti kitsch imposto dai nuovi coniugi. Nell’ambito della dimora presidenziale, però, è stata modificata notevolmente anche la scala di intervento, con la proposta di una nuova White House State Ballroom di circa 8mila mq, realizzata al posto della demolita ala est e affidata all’architetto James C. McCrery. E ancora la proposta di un’arena UFC proprio sul prato della dimora presidenziale.
Un’architettura che non è mai neutrale, che torna indietro nel tempo recuperando modelli – come quello dell’arco di trionfo – che suggeriscono pericolosi rimbalzi di rimandi, ma che risultano comunque estremamente esplicativi di una determinata visione. Il progetto architettonico diventa un vero e proprio dispositivo narrativo che si articola nelle città, aggiungendosi alla polifonia di voci dello spazio urbano con qualcosa di proprio da dire.
Come presidente di una nazione che si comporta come uomo d’affari, Trump prosegue nel mescolare quell’ormai labile confine fra un’idea di America e una propria idea imprenditoriale. E proprio in questo solco si inserisce l’annuncio della costruzione di una Trump Tower a Tbilisi – capitale della Georgia – che prevede un grattacielo di 70 piani destinato a diventare l’edificio più alto del Paese. Il progetto porta la firma di Gensler, uno studio internazionale dalla lunga esperienza di interventi su grande scala, e si sviluppa attraverso una partnership tra la Trump Organization e gli operatori locali.
«Il nome Trump è sinonimo di alcuni dei progetti immobiliari più lussuosi al mondo, e la Trump Tower Tbilisi rappresenta la continuazione di questa eredità», ha affermato Eric Trump, vicepresidente esecutivo della Trump Organization. «Siamo orgogliosi di portare in Georgia questo standard di eccellenza riconosciuto a livello globale e siamo particolarmente lieti di collaborare a questo progetto con sviluppatori così stimati e professionali».
L’edificio comprenderà appartamenti e negozi di lusso, situati accanto al Parco Centrale nella zona nord-occidentale della città, che si distribuiranno su una torre pensata come nuovo punto di riferimento nello skyline. Secondo la Trump Organization arriverebbe a superare in altezza l’Alliance Centropolis Tower C di Batumi, che con i suoi 210 metri detiene attualmente il record. Sarebbe inoltre il primo edificio di Trump nella regione, anche se non è la prima volta che il marchio Trump si affaccia sulla Georgia: un precedente progetto a Batumi, annunciato anni fa, non ha mai visto la luce.
La questione non è nuova, la prima Trump Tower risale infatti al 1983 e svetta a New York per poi espandere il marchio a Chicago, Istanbul, Panama. La Torre di Tbilisi, però, assume una sfumatura diversa, con un capo di stato che, attraverso la propria personale azienda, pianta la propria “insegna” in uno Stato che come presidente, fra l’altro, ha vissuto con lui una storia non del tutto lineare.
Ulteriori dettagli sul progetto, come informazioni su architettura, design e vendite, saranno annunciati nei prossimi mesi.
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