È morto a 79 anni Remo Salvadori, tra le figure più appartate e insieme più influenti dell’arte italiana dagli anni Settanta a oggi. Nato nel 1947 a Cerreto Guidi, in Toscana, dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze si trasferì a Milano nel 1972, città che sarebbe diventata il centro stabile della sua ricerca artistica e della sua vita.
Con il suo lavoro, Salvadori ha attraversato oltre 50 anni di arte contemporanea sviluppando un linguaggio difficilmente riconducibile a una singola corrente, costruito attorno alla scultura, all’installazione e agli interventi site specific. La sua ricerca si è concentrata sulla relazione tra spazio, materia ed esperienza percettiva, facendo dialogare metalli, acqua, colore, luce e gesto quotidiano in opere pensate come dispositivi di consapevolezza più che come semplici oggetti da osservare.
Riletto oggi, il suo percorso appare come uno dei ponti più significativi tra l’esperienza dell’Arte Povera e le generazioni successive, pur mantenendo sempre una posizione autonoma rispetto alle definizioni più rigide del sistema artistico. L’idea di arte come esperienza conoscitiva e trasformativa attraversava tutta la sua poetica. «Un percorso da fare con la mente, il cuore e le membra», aveva definito il proprio lavoro, concepito come una forma di ascensione e di continua ridefinizione del rapporto tra individuo e mondo.
Le sue prime mostre personali risalgono ai primi anni Settanta, ospitate in alcune delle gallerie più importanti della scena italiana, da Franz Paludetto a Franco Toselli, da Lucio Amelio a Christian Stein. Nel corso della sua carriera ha partecipato a più edizioni della Biennale di Venezia e di documenta di Kassel, consolidando una presenza internazionale che lo ha portato in istituzioni e mostre di primo piano in Europa e Nord America.
Tra le collettive più importanti figurano The European Iceberg: Creativity in Germany and Italy Today, curata da Germano Celant all’Art Gallery of Ontario di Toronto nel 1985, Chambres d’Amis curata da Jan Hoet a Gent nel 1986, e Minimalia, il progetto di Achille Bonito Oliva dedicato alle genealogie del minimalismo italiano.
Nel corso dei decenni Salvadori ha inoltre realizzato importanti antologiche personali, tra cui quelle al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci nel 1997, alla Fondazione Querini Stampalia nel 2005 e alla Stiftung Insel Hombroich di Neuss nel 2018. Nel 2019 gli era stato conferito il Premio Presidente della Repubblica per la scultura.
Più recentemente, nell’estate del 2025, Milano gli aveva dedicato una vasta retrospettiva diffusa, curata da Elena Tettamanti e Antonella Soldaini, articolata tra Palazzo Reale, Museo del Novecento e la chiesa di San Gottardo in Corte. Una mostra che aveva restituito la complessità di una ricerca rimasta sempre coerente, lontana dalle logiche spettacolari ma capace di incidere profondamente sul pensiero della scultura contemporanea italiana.
Negli ultimi anni Salvadori aveva sviluppato anche un rapporto speciale con Peccioli, dove sono presenti le opere Germoglio e Nel momento. Proprio il Comune toscano ha ricordato l’artista sottolineando il legame continuo con il territorio e la sua attenzione quasi quotidiana verso le opere installate nello spazio pubblico. «Non considerava mai concluse le sue opere», ha dichiarato il sindaco Renzo Macelloni, ricordando come ogni ritorno a Peccioli fosse per Salvadori un’occasione di confronto e ascolto con i luoghi e con la comunità.
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