I giardini affiorano dagli strati di memoria. Sinfonie cromatiche nutrite di acqua e sentimento. È la poesia di Marianne Moore (1887-1972), Giardinaggio avventato, la fonte di ispirazione più recente di Elisa Montessori (Genova, 1931). “Il giardino è una misura, un limite, perché è una natura coltivata. E la poesia lo è nel modo più esemplare”, spiega l’artista. “Attraverso la parola si delinea un territorio coltivato anche con dei fiori strani, fuori dalle regole. Questa avventura mi ha stimolato molto e in qualche modo penso di aver ricreato non un’opera parallela, ma qualcosa che ha germinato in un altro posto. Il mio posto.”
L’omaggio che la Montessori rende alla straordinaria poetessa e scrittrice statunitense è concentrato in un’unica stanza, nella storica galleria di Mara Coccia. Alle pareti quattordici lavori ad acquarello e collage, ma anche un piccolo mosaico quadrato, una serie di incisioni a sbalzo e un libricino dipinto -frammento visivo della poesia Old Tiger– aperto a soffietto su un ripiano. Infine, srotolato lungo un’intera parete, un altro Giardino avventato il cui supporto, illuminato da un lungo segno rosso, è un foglio di carta da imballaggio. “È carta catramata, molto resistente perché intelaiata internamente -mi piace molto che si vedano i reticoli- ed è anche impermeabile. Questa carta che costa pochissimo ha un risultato imprevedibile, può sembrare un raso o una carta antica”, ci rivela la Montessori.
Da sempre attratta dall’utilizzo di materiali e tecniche dive
In questo caso -come scrive Tatiana Giovanetti in catalogo- “Il risultato è straordinariamente vicino e lontano a quello della Moore con i suoi erbari e bestiari poetici popolati di piante e animali rari o favolosi; ‘vicino’ perché, come la Moore, Elisa traccia una mappa del mondo, suggerisce nuove coordinate per orientarsi in quel vasto scenario compresso nel foglio ove riecheggiano i suoni vivaci di una vita dipinta; “lontano”, perché, come sottolinea l’artista, il rapporto con il testo poetico non è di semplice trasposizione, ma si gioca su piani emozionali più complessi.
manuela de leonardis
mostra visitata il 27 settembre 2006
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