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Fino al 24.XI.2018 | Marta Mancini, La Molla | Matèria, Roma

di - 13 Novembre 2018
Una serie di pitture, o meglio spazi pittorici, in un luogo bipartito caratterizzato da due momenti distinti: il primo è miope e costringe ad uno sguardo ravvicinato delle tele; il secondo offre una messa a fuoco anche a distanza. Questi due momenti corrispondono alle metrature e ai perimetri delle due stanze di Matèria, una piccola fucina di ricerca per l’arte contemporanea posta nel quartiere San Lorenzo di Roma e condotta dal gallerista Niccolò Fano aperto a vari linguaggi, dalla fotografia alla pittura, dalle opere installative al mondo editoriale.
Dicevamo, due esperienze distinte che permettono una duplice lettura del lavoro di Marta Mancini, pittrice instancabile e orientata sempre di più ad indagare la tela come spazio pittorico da esplorare con lo sguardo e con il corpo misurando la distanza e da osservare come si fa con un vetrino visto dalla lente di un microscopio.
Il termine “camminare” ci torna utile per sostituirlo metaforicamente al dipingere e per proiettarlo nel novero del pensiero filosofico sullo sguardo: a partire dall’azione pittorica delle pennellate ampie che diventa costruzione di un percorso labirintico e caratterizzato da continue inversioni di marcia, scivoli, curve a gomito, salite verticali, trampolini e incroci impossibili. Tornando al titolo della mostra – curata da Pericle Guaglianone -, “La molla” del resto è “– 1. a. Organo meccanico suscettibile, per la sua particolare conformazione, di subire sotto forze relativamente modeste notevoli deformazioni elastiche e quindi di immagazzinare una grande energia elastica che viene restituita al cessare dell’azione deformante. Variamente utilizzate, sia in oggetti d’uso comune sia come elemento essenziale in numerose macchine, si distinguono, con riferimento alle sollecitazioni prevalenti che generano la deformazione […] b. fig. Impulso, stimolo, forte spinta ad agire. (Vocabolario Treccani)” dunque un condensato di energia, che invita allo scatto potenziale e capace di disegnare movimenti imprevedibili e quasi pericolosa se lasciata libera, soprattutto vicino ad un corpo.
Marta Mancini, La Molla, vista della mostra, foto di Roberto Apa
Tale deriva meccanica è alleviata da un altro significato del termine che rimanda alla “mollezza”, così l’arzigogolare di direzioni si trasforma in un parco giochi abbastanza caotico fatto di atterraggi gommosi, labirinti ludici con traiettorie policrome. Le masse ora fluttuano nelle tele e si offrono allo sguardo come grosse caramelle rubate ai paesaggi dei cartoon.
Se è vero che lo sguardo è anche ricerca dei colori e delle forme – come sottolinea M. Cousins nel suo recente libro “Storia dello sguardo” (Il Saggiatore, 2018) – in questo senso cerchiamo sulla tela gli accostamenti dei colori, uniti per affinità, contrasto e complementarità (pensiamo noi) ma probabilmente scelti secondo istinto visivo e di luce molto personale dell’artista. Tutto il resto è una campitura grigia o color fango. Un po’ squallida rispetto alle masse che scivolano, si arrampicano o sono attaccate come ventose alle tele. In questo tentativo disperato dei colori di sopravvivere, scopriamo – abituando lo sguardo allo schermo della tela – che lo sfondo è una copertura, cioè le forme colorate (enormi pennellate) sono state salvate da un impeto di cancellazione monocroma.
Così il nostro camminamento visivo sulla tela si rende complice di un inganno, una scelta lucida e consapevole come quella di un serial killer. Un paragone troppo forte? Eppure, ciò che vive e che vediamo è stato graziato dall’artista. Il resto è stato clinicamente ucciso.
A ben vedere tutto il percorso dell’artista nasce dalla definizione di un paesaggio inerte, impietoso, senza scrupoli come quello della scena di un omicidio che senza pietà resta immutabile e spesso occulta: questo il soggetto che appartiene alla genesi dell’opera di Mancini, per lo più in piccoli formati, trasformatosi ora, in termini di processo, in un dettaglio ingigantito, come visto attraverso una lente di ingrandimento che ci pone faccia a faccia con la vita del microcosmo ripercorsa in grandi tele dove la lettura si perde in molteplici direzioni.
Giuliana Benassi
Mostra visitata il 4 ottobre

Dal 5 ottobre al 24 novembre 2018
Marta Mancini, La molla
Matèria
Via Tiburtina 149, Roma
Orari: da martedì a sabato dalle 11:00 alle 19:00
Contatti: contact@materiagallery.com, www.materiagallery.com

Visualizza commenti

  • Bravo Pericle, questa artista mi interessa purtroppo rientro a Roma a mostra conclusa. Comunque, passerò a visitare questo spazio a San Lorenzo chissà se potrò vedere qualche lavoro di Marta Mancini.

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