Assistiamo da anni alle metamorfosi di Volume!, non solo un contenitore d’arte contemporanea, ma uno spazio che diventa elemento fondamentale con cui confrontarsi: una sfida per l’artista e una continua novità per il visitatore.
Abituati alla ruvidità e irregolarità delle pareti e del pavimento, stavolta si rimane subito stupiti dal un candore cangiante e dalla dolcezza avvolgente dell’ambiente. La mostra Dentro, realizzata da Daniela Perego e dallo studio di architettura Giammetta&Giammetta, crea un’atmosfera che già al primo passo, al varcare della soglia, spinge verso un viaggio inaspettatamente seducente. Immediatamente si percepisce una forza d’attrazione e s’intuisce la necessità di visitare la mostra da soli. Da subito si presenta come un’esplorazione che –seppur si dimentichi il titolo– inevitabilmente riconduce ad un percorso interiore. Fisico ed emotivo.
Si entra, appunto, e si cammina per un corridoio morbido, fatto di pareti curve ed elastiche. Sbandando, si riesce a sentire la consistenza del tessuto alle pareti. Si, perché dopo qualche passo il leggero stordimento può portare alla perdita dell’equilibrio.
Alla fine del cammino costruito da Gianluigi e Marco Giammetta, dopo un percorso di luci irregolari, nascoste dietro le pareti bianche, il visitatore sente un rumore, costante. Un suono che preannuncia una “scoperta”. In un antro luminoso è proiettato, tono su tono, il video in cui una donna –la stessa Perego– raggomitolata su sé stessa, sembra coccolarsi, prendersi cura di sé. Non accade molto, solo il respiro le muove la pancia. E la luce è talmente forte -persino disturbante– che i gesti, in alcuni momenti, sono appena percepibili.
E’ un lavoro che muove alla riflessione oltre che all’emozione, è un viaggio alla scoperta del nucleo essenziale del sé. Immediato il collegamento con l’accoglienza tutta femminile dell’utero e, d’altronde, le forme stesse dei “cunicoli” lascerebbero pensare ad un “viaggio in questa sorta di cavità uterina radiante di luce” come scrive Raffaele Gavarro nel testo in catalogo. Perego parla soltanto di un percorso intimistico, di un viaggio nel proprio corpo, che dà una sensazione di benessere conquistato. E si dichiara stupita di come gli architetti Giammetta –una volta visto il suo video– avessero concepito lo spazio così come lei stessa l’aveva immaginato. Una perfetta sintonia che traspare dalla visione dell’opera.
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