Quando li tocchi si muovono, oscillano o sembrano dondolare la grossa testa a forma di cubo, in bilico su un corpo fatto con una molla di metallo: sono i personaggi che popolano la domenica cittadina di Giovanni Albanese. Intanto – forse in attesa di andare davvero al parco – hanno invaso lo spazio della Galleria Oddi Baglioni e, ben ritti sull’unico “piede”, che è una sorta di base circolare, ondeggiano, qualche volta parlano, con l’unico verso che è gli è consentito: un rumore di metalli che si sfregano.
Dai Cinque contro cinque schierati prima di iniziare una partita di calcio, al “bambino” che guida l’automobilina giocattolo, al “papà” a bordo di un non meglio identificabile mezzo di trasporto (e nello scegliere i titoli Albanese sembra specificare con affetto che quelli sono “Mio figlio” e “Mio padre ”): i protagonisti di queste situazioni possibili sono assemblati con quel gusto “dell’oggetto trovato” che si può trasformare in altro, stanno al confine tra il non sense e la citazione (perché di parenti e precedenti illustri e notissimi, questi personaggi con la testa inesorabilmente vuota, ne hanno davvero tanti) senza varcarlo, in equilibrio, sistemati su un corpo che molleggia, ma non si sposta.
Per il concerto, ci si trasferisce nell’atrio della Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea.
maria cristina bastante
vista il 9.XI.2001
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Dio, quanto è vecchia questa roba!