Jan Dibbets, con una fotografia di grande formato dai colori tenui e
da una trama quasi materica, intitolata Robert Ryman Blue, interviene sulla relazione tra
dipinto e ambiente con la monocromia di un rarefatto trompe l’oeil, che mette
in gioco l’azzeramento della pittura minimalista di Ryman esaltandone al contempo il rigore
concettuale.
La tedesca Candida Höfer propone uno scatto che ritrae il
teatro comunale di Bologna completamente vuoto, com’è consuetudine nei suoi
lavori, valorizzandone così architettura e dettagli, conferendogli il valore di
“tempio” della cultura. L’inquadratura e la perfezione tecnica dell’opera
esaltano l’identità di questo spazio, consentendone la lettura fin nei minimi
particolari.
Ancora dalla Germania, Imi Knoebel presenta Lolita-Wan, una scultura formata da barre
d’acciaio sovrapposte e dipinte
con pennellate orizzontali molto acquose, dove ogni elemento è identificato da
una componente cromatica precisa e definita, quanto morbida e calda. Lo spazio
di quest’artista è quello del colore inteso come linguaggio strutturale di una
pittura minimalista.
Infine, Giulio Paolini presenta un quadrittico di
collage fotografici, un’opera che si può definire una sintesi del suo lavoro:
c’è il fronte e il retro, il cavalletto vuoto e il cavalletto pieno, l’artista
di spalle… Lo spazio è lo studio dell’artista, e Studio per Synopsis è l’ideale laboratorio per
riflessioni sul senso dell’opera d’arte come gioco di specchi fra artista e
spettatore.
Un gruppo costituito da artisti importanti e pressoché
coetanei, che hanno vissuto anni in cui l’arte ha avuto modo di svilupparsi in
modo estremamente libero: Hofer e Knoebel nella Düsseldorf degli anni ‘70 e ‘80
alla scuola dei Becher e di Beuys, Dibbets in Olanda con un periodo di formazione a Londra, Paolini
come testimone dell’arte concettuale e di quel contesto torinese domenicato
dall’Arte Povera.
La mostra si pone dunque l’interrogativo se tra lo spazio
e l’opera d’arte esista una relazione: è l’opera che racchiude lo spazio o
viceversa? I lavori esposti nello spazio ampio ma compatto della galleria
sembrano dimostrare che ambedue le affermazioni sono vere. Così, spazio reale e
spazi concettuali dei lavori si integrano in un unicum altrettanto compatto.
Dibbets
da Gallerja
Giulio
Paolini e Candida Hofer a Villa Massimo
pierluigi sacconi
mostra visitata il 23 settembre 2010
dal 16 settembre al 6
novembre 2010
Una questione di spazio
a cura di Ludovico Pratesi
Galleria Giacomo Guidi & MG
Art
Vicolo di Sant’Onofrio, 22/23 (zona
Gianicolo) – 00165 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 11-13
e 16–20
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel./fax +39 0696043003; info@giacomoguidimgart.it; www.giacomoguidimgart.it
[exibart]
È iniziata la prima edizione di Arilica Festival: fino al 24 maggio 2026, Peschiera del Garda ospita un ricco programma…
Dal rapporto con la Germania del dopoguerra ai quadri rovesciati, cinque momenti chiave per conoscere Georg Baselitz e poter leggere…
A New York, il New Museum ha riaperto le porte dopo l'ambizioso progetto di ampliamento firmato da OMA e costato…
Il progetto Selvaggi a Noto nasce da una residenza spontanea e senza finalità produttive in Sicilia: una mostra da Alchemilla,…
Il mio processo nasce sempre da un’urgenza emotiva o da un’immagine mentale improvvisa, quasi sempre non figurativa
C'è tempo fino al 15 aprile per partecipare a Movin’Up, il bando per artisti under 35: contributi per mobilità internazionale…