Più che a MTV loro hanno detto di dovere di più all’estetica delle pubblicità delle assicurazioni inglesi. Lo-fi per attitudine naturale più che per scelta estetica, Nick Relph (Londra 1979) e Oliver Payne (Londra 1977) –anzi Relph + Payne, come vuole la grafìa underground- sono i nuovi ragazzi terribili della scena contemporanea inglese. Dalla scuola d’arte di provincia –una Kingstone sonnacchiosa, così lontana e così vicina rispetto a Londra- alla galleria di Gavin Brown, alla Biennale di Venezia, edizione 2003, invitati a Stazione Utopia da Rikrit Tiravanja. Biennale dove sono premiati, a sorpresa, migliori artisti under 35. E sembrerebbero quasi da copione, a questo punto, le dichiarazioni che snocciolano abitualmente nelle interviste, il tono menefreghista, un po’ spaccone, l’insofferenza alle definizioni. Solo che a tratti traspare qualcosa di differente, che sta tra l’immediatezza e la sincerità. Qualcosa che ritrovi
Se non prevedibile, saprebbe quantomeno di furbo. Eppure Relph + Payne riescono a smentire anche lo spettatore più smaliziato: lo fanno con il gusto (o forse con la totale assenza di gusto) surreale. Dall’incipit pirotecnico assolutamente deflagrante, a quando filmano il tipo che porta al guinzaglio la sua tartaruga ed un primo piano mostra il guscio dell’animale decorato con gli strass. O con la sequenza impareggiabile dei fidanzatini che litigano per telefono.
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Sono stato all'inaugurazione di Relph + Payne. A parte la loro giovanissima età ed a parte l'abilità di sviscerare le ovvietà dell'underground (abilità in quanto si tratta di elementi talmente visibili da essere trascurabili), ho trovato il loro lavoro assolutamente superficiale. Credo che gli sia stato dedicato un pò troppo spazio.