Categorie: rubrica curatori

Ritratto del curatore da giovane

di - 7 Febbraio 2014
Dove sei nata, quanti anni hai, dove vivi e lavori al momento?
«Sono nata nel 1976 a Roma, dove vivo e lavoro.»
Dal 2011 segui il programma per giovani artisti al Macro. Ma prima di questa esperienza a cosa ti sei dedicata?
«Mi sono laureata e specializzata in arte contemporanea a Roma, all’Università di Roma La Sapienza. In seguito ho lavorato al centro di Arte Contemporanea Le Consortium di Dijon, un’esperienza altamente  formativa  dove ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con un sistema di produzione “integrato” e di confrontarmi con tutte le fasi di realizzazione di un progetto: l’ideazione, l’allestimento, la produzione di multipli, il lavoro editoriale (nell’ambito della loro casa editrice, les Presses du Reèl che, oltre a realizzare i cataloghi delle mostre, pubblica saggi e monografie di artisti). Sempre in Francia, nello stesso periodo, ho iniziato un periodo di formazione per la mediazione culturale legata all’Arte Pubblica  –  uno dei miei principali interessi –  e, in particolare, sono entrata in contatto con il progetto Nuovi Committenti, un programma per la produzione di opere d’arte pubblica adottato in Italia dalla Fondazione Adriano Olivetti, dove ho lavorato fino al 2009. Nel 2006 insieme a un gruppo di colleghi e amici, tra cui Adrienne Drake, Cecilia Canziani, Benedetta di Loreto e Daniele Balit, abbiamo fondato 1:1projects, una piattaforma indipendente per la creazione, lo sviluppo e la promozione di progetti di arte contemporanea. Nello stesso anno abbiamo aperto uno spazio no profit a Roma nel quartiere di San Giovanni, dove sono stati realizzati laboratori, seminari, incontri e mostre, con il fine di immaginare nuove forme di dialogo per la diffusione dell’arte e della cultura contemporanee. È proprio all’interno di 1:1projects che è nato l’archivio di giovani artisti italiani e internazionali, che a due anni dalla chiusura dello spazio ha trovato una nuova collocazione al MACRO Testaccio».

Invece puoi raccontarci un po’ più nello specifico di che cosa ti occupi al Macro?
«Per il MACRO ho curato il programma dedicato ai giovani artisti, tra cui la mostra Re-generation insieme a Ilaria Gianni nel 2012 al MACRO Testaccio, pensata per essere una fotografia della scena artistica contemporanea a Roma. Ho anche curato il programma Artisti in residenza, affiancando gli artisti – selezionati di volta in volta con un bando internazionale – nello sviluppo dei progetti, esposti poi nei rispettivi studi per la mostra finale (la quarta edizione del programma, appena conclusa, ha visto protagonisti Riccardo Beretta, Hilla  Ben Ari, Jacopo Miliani e Sahej Rahal). L’esperienza delle residenze è straordinaria per lo scambio continuo tra artista e istituzione  – durante i quattro mesi  di residenza vengono organizzati insieme agli altri dipartimenti del Museo workshop, lectures, seminari – con un’indubbia ricaduta in termini di arricchimento reciproco e crescita personale. Più recentemente ho curato la mostra “Superpassion” dell’artista tedesca Jorinde Voigt, in corso al MACRO via Nizza fino al 9 marzo».

Secondo te quanto contano le pubbliche relazioni per un artista? Pensi che un artista possa delegare questo aspetto più ‘social’ ad un curatore oppure è meglio che sia lui stesso ad occuparsene?
«Più che di pubbliche relazioni preferirei parlare di promozione e diffusione. Credo che l’aspetto di promozione  del lavoro debba essere frutto di una sinergia tra artista e curatore. Gli artisti devono saper presentare il proprio lavoro e i curatori comprenderlo e presentarlo per i propri progetti».
A cosa ti stai dedicando al momento? Progetti futuri?
«Mi sto dedicando ai cataloghi del programma Artisti in residenza e a quello della mostra di Sterling Ruby  del 2013 , insieme agli altri curatori  del progetto: Katya Garcia-Anton, Florence Derieux e Theodor Ringborg. Sto inoltre lavorando, nell’ambito di Nuovi Committenti, a un progetto per l’asilo all’interno del carcere di Bollate, vicino a Milano, con l’artista Francesco Simeti e gli architetti Viviana Saitto e Giovanni Fabbrocino. È un progetto estremamente stimolante, incentrato sull’ascolto, la mediazione e l’apertura verso l’esterno, realizzato in un luogo come il carcere di Bollate che è una realtà di eccellenza nel panorama italiano per la sua gestione  all’avanguardia. Infine, sto lavorando anche alla mostra di un artista storico che dovrebbe inaugurare l’anno prossimo».

Nata a Bologna nel 1982, vive e lavora tra Bologna, Milano e Roma. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, oggi è curatrice indipendente di mostre d’arte in Italia e all’estero. Iscritta all’ordine dei giornalisti, scrive articoli di arte per Il Resto del Carlino e per altre riviste del settore. Sportiva, appassionata di viaggi e… totally art addicted.

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