“Il romanticismo non è precisamente nè nella scelta dei soggetti nè nella verità esatta, ma nella maniera di sentire. Lo hanno cercato al di fuori, e solamente al di dentro era possibile trovarlo”. Le parole di Baudelaire si rivelano abbastanza eloquenti ad illustrare il punto di partenza di un artista neoromantico come Salvatore Garau (Oristano 1953) che estrapola dal più profondo inconscio i suoi paesaggi interiori mediante una decisa ed impetuosa gestualità. Si tratta di lirici paesaggi trasfigurati dove l’artista manifesta l’inquietudine umana di fronte agli infausti eventi. Come Friedrich coglie il sublime di una natura espressa dall’immensità spaziale resa
Dopo la recente personale alla Barbara Behan Contemporany Art di Londra e la partecipazione all’attuale Biennale di Venezia, Salvatore Garau ritorna a far parlare di se in terra sarda e più precisamente a Berchidda, in occasione dell’ormai celebre Time in Jazz, dove in una delle sale della terrazza del Museo del Vino – dedicata interamente all’artista – espone una ventina di opere delle identiche dimensioni. “Arcobaleno”, “Paesaggio che cresce”, “Rosso sul
La mostra di Salvatore Garau e le altre presenti nelle sale della terrazza, La ricerca storica in Sardegna dagli anni Sessanta ad oggi (Brundu, Bullitta, Calzia, Casula, Contini, Dessy, Fiori, Lai, Leinardi, Nazzari, Pantoli, Panzino, Pintus, Puzzu, Sciola, Secchi) e Session di Daniela Zedda, dal 2 settembre al 2 ottobre potranno essere visitate previo appuntamento.
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