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Cardi Black Box presenta la giovane artista israeliana Michal Helfman a Milano

di - 16 Aprile 2009

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[16|04|2009] |||arte contemporanea/personale

Cardi Black Box presenta la giovane artista israeliana Michal Helfman a Milano

MICHAL HELFMAN

fino al 20 maggio 2009 | a cura di sarah cosulich canarutto | milano | corso di porta nuova, 38 | cardi black box

Cardi Black Box, nuova galleria d’arte contemporanea internazionale caratterizzata da un approccio fortemente innovativo e sperimentale, presenta nella sede italiana a Milano, in Corso di Porta Nuova 38, la sua seconda esposizione, dedicata alla giovane artista israeliana Michal Helfman. Nata nel 1973 a Tel Aviv, Helfman è alla sua prima personale in Europa.
Per accogliere la mostra, lo spazio espositivo di Cardi Black Box è stato completamente trasformato dall’artista che ne ha mutato profondamente l’architettura interna: giochi di volumi, di luci e di specchi generano visioni e alterazioni delle quali il visitatore diviene inconsapevole protagonista. Circondato, lo spettatore si trasforma in voyeur: condivide il desiderio, il disordine e la caleidoscopica illusione espressi dai video e dalle monumentali e composite installazioni di Michal Helfman.

La mostra

Nella sua nuova opera, The Lesson, concepita specificatamente per questa mostra e prodotta da Cardi Black Box, Michal Helfman presenta un ambiente spettacolare e al tempo stesso destabilizzante: l’omonimo video capovolge uno studio di danza classica, trasformandolo in un curioso night club. Ruotata di 90 gradi, la sbarra diviene un palo da pole dancing, mentre il movimento rigoroso e elegante della ballerina classica si trasforma nel moto aggressivo e sensuale di una spogliarellista. Il sipario si chiude e la scena si sposta in mezzo all’oceano con l’esplosione di una piattaforma petrolifera tratta da immagini di cronaca. Con questo contrasto, The Lesson richiama metaforicamente universo femminile e sguardo predominante maschile, mettendo in evidenza il rapporto tra uomo e donna attraverso l’analisi di stereotipi sociali e di ruolo.

L’opera riprende il tema dal video in una composita installazione partecipativa: il visitatore si ritrova in una stanza con un palo verticale e un soffitto di specchi. Uno studio di danza classica, ruotato di 90 gradi, integra il video. Fuori della stanza, nella galleria al pian terreno, alcune sculture ed elementi scultorei completano la scena, come una ballerina ispirata alla famosa adolescente di Degas, ma con un’alta carica sensuale dovuta alle sue forme e abbigliamento femminili. La conflittualità tra tecnologia industriale e sensualità emotiva, artificialità e iperrealtà, architettura e decorazione sono i concetti chiave alla radice della sua analisi artistica: anche gli oggetti e le figure appaiono in liquefazione, in stato di transizione, come se volessero trasformare la loro essenza e, di conseguenza, il nostro modo di guardare ciò che ci circonda.

Lo spazio condiviso, in Just be good to me, la video installazione al piano superiore, si fonde con quello privato e personale dell’artista, per sottolineare l’ambiguità su cui poggiano le nostre certezze. Con un titolo mutuato da una famosa canzone degli anni Ottanta, il lavoro suggerisce una narrativa ambigua, che rimane misteriosa. Il video, un’animazione composta da una sequenza di fermo immagine caratterizzati da un’originale prospettiva naturalistica, racconta il rapporto tra uomo e ambiente, tra natura e cultura. La scena di carattere quotidiano di una madre con un bimbo rivela però subito la propria artificiosità: si tratta di un piccolo set in un angolo remoto di deserto. L’apparato di sovrastrutture dell’uomo, la cultura specchiata nell’imponenza della natura, rivelano allora la propria fragilità. Il deserto, spazio vuoto e immutabile incorniciato da una quinta di rocce, è il luogo ove la madre s’incammina col figlio tra le braccia, e dove l’assenza di una figura maschile, il padre, diviene subito apparente. Lo spettatore assiste al placido calar della sera, finch­é una folla di lune piene sembra emergere, gonfiandosi, dal cielo, distruggendo con ridondanza e inspiegabilità la volta celeste. Come la madre e il figlio sono inghiottiti dal paesaggio desertico, è ora lo spazio naturale a piegarsi alla dimensione decorativa e kitsch di queste lune reminescenti palle stroboscopiche da discoteca. La forma circolare si ripete nel tavolo e nelle sedie che completano l’installazione, oggetti privati della propria primigenia funzione oggettuale che sono trasformati in presenza simboliche.
Il soggetto dell’opera di Michal Helfman, che fa convergere temi e simbologie della storia dell’arte, elementi autobiografici e l’immaginario psichedelico dei locali notturni, riflette sull’interazione tra lo spettatore e lo spazio fisico, e sull’influenza che l’architettura del nostro vissuto opera sullo sguardo e sulla percezione, in un gioco di inversioni e capovolgimenti non soltanto di ruoli ma di modi di percepire e di interpretare il mondo che ci circonda. L’artista trasforma un’immagine in icona, in simbolo del dualismo che esiste tra natura/cultura, apparenza/realtà, singolo/collettività. Tra illusione, finzione e realtà, ancora una volta Helfman immerge lo spettatore nel complesso gioco di relazioni tra uomo e contesto, spazio e azione.
Cardi Black Box ringrazia per il supporto Wonderland, società d’imprenditoria culturale, nata a New York nel 2006 per sostenere e finanziare artisti e gallerie nella realizzazione di progetti e opere d’arte contemporanea.
In occasione della mostra di Michal Helfman, Cardi Black Box ha avviato inoltre una collaborazione con Rim Research In Motion, la società canadese che produce la gamma Blackberry: grazie alla speciale applicazione Cardi Black Box, scaricabile all’indirizzo it.blackberry.com/cardiblackbox, tutti gli utenti Blackberry possono visualizzare sul proprio telefonino le informazioni sulla Galleria ed effettuare in anteprima la visita virtuale della mostra.

Prossima esposizione

La programmazione di Cardi Black Box proseguirà quindi a fine maggio con una nuova mostra, dedicata all’artista americano Scott Short (1964), alla sua prima personale in Europa. A cura di Sarah Cosulich Canarutto, l’esposizione avrà luogo dal 29 maggio all’1 agosto 2009.


Michal Helfman
dal 16 aprile al 20 maggio 2009
Cardi Black Box
Corso di Porta Nuova, 38 – 20121 Milano
Informazioni
Tel. +39 02 45478189
Fax +39 02 45478120
gallery@cardiblackbox.com
Orari di visita
Da Martedì a sabato 10-19
Lunedì chiuso
Ingresso libero
UFFICIO STAMPA
Paola C. Manfredi Comunicazione
Corso Italia 8 – 20122 Milano
Tel. +39 05 45485093
Fax +39 02 45485094
press@paolamanfredi.com
Contatti
Paola C. Manfredi
+39 335 54 55 539
Paola.manfredi@paolamanfredi.com
Andrea Della Valentina
+39 338 61 59 539
Andrea.dellavalentina@paolamanfredi.com

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