| | LA BELLEZZA DEL MONDO inaugurazione 30 giugno 2007 | ore 19.30 | a cura di lorenzo canova | giamaart studio | vitulano (bn) La fragile bellezza del mondo Quando si pensa al nostro pianeta minacciato e devastato dalle piccole e grandi catastrofi ecologiche e dalle logiche cieche e spietate del profitto e di uno sviluppo rapace, appare impossibile, o perlomeno paradossale, proporre ancora una riflessione sulla bellezza del mondo e sulla sua sopravvivenza allâinterno di un sistema complesso come quello delle arti visive. Un tema simile presenta infatti molti rischi, che vanno dalla banalitĂ allâeccesso di rimandi alle teorie dellâarte e alle dispute estetiche: eppure un argomento di questo tipo può rappresentare una sorta di elemento provocatorio per tornare ad alcune grandi questioni che occupano una posizione centrale per il nostro avvenire. Dunque, questa mostra dedicata, anche provocatoriamente, alla bellezza del mondo, rappresenta unâoccasione âminimaâ per scoprire come il linguaggio della pittura sia ancora capace di rivelare i piccoli frammenti di un stratificazione complessa che spesso appare irrimediabilmente perduta e che nel suo intreccio di natura e cultura, di imponderabile e di razionale, di ordine e disordine, un tempo rappresentava un elemento che poteva essere legato in modi differenti allâidea di bellezza. Questo concetto, dibattuto spesso in modo dialettico e controverso, ha infatti accompagnato sin dai suoi albori la storia stessa della pittura di paesaggio naturale e di paesaggio urbano, lâintreccio tra la veduta e la rappresentazione della furia devastante della natura âsublimeâ. CosĂŹ nella storia sociale, economica e artistica, le cittĂ e la natura, le foreste e gli agglomerati urbani non sono state mai entitĂ del tutto distinte, in un destino strettamente legato nel bene e soprattutto nel male, come molte catastrofi recenti ci hanno purtroppo ricordato. Non a caso, in questa mostra le rappresentazioni della cittĂ e della natura si fondono in un contrappunto serrato e fondato sulle armonie e sulle dissonanze dove la bellezza del mondo, divinitĂ enigmatica e sfuggente sembra sul punto di abbandonarci come la Giustizia negli antichi miti dellâetĂ dellâoro. In questa grande e drammatica trasformazione dove il mondo stesso è sullâorlo di una mutazione irreversibile che rischia di renderlo un luogo sempre meno adatto alla vita e alla sua continuitĂ , gli artisti hanno intuito da tempo questo allarme, e la loro rappresentazione ambigua della bellezza del mondo può rappresentare un elemento di discontinuitĂ , un promemoria per immagini che ha la sua forza nella qualitĂ di un linguaggio capace di trasmettere ancora messaggi ricchi di senso, in una riflessione che oltrepassa le contingenze del presente per legare la forza del passato alle inquietudini per il futuro. Del resto, forse proprio alla pittura spetta il compito di celebrare gli ultimi fulgori di questa inafferrabile bellezza, che forse è un frammento di quella che hanno saputo rivelare pittori come Tiziano, Lorrain, Turner, Friedrich, de Chirico, Hopper e moltissimi altri, una bellezza che forse è sensibile al richiamo dei pennelli che lâhanno ritratta per secoli e che per molto tempo sembravano averla dimenticata come se fosse irrimediabilmente scomparsa, legando la sua estinzione a quella della stessa pittura e alla sempre annunciata, e perennemente rimandata, morte dellâarte. In questo modo Angelo Bellobono, con una pittura dalla fluiditĂ mobile e vibrante, scopre il fascino liquido della notte metropolitana, i lacerti di bellezza abbandonati e riscoperti nel dinamismo lucente delle presenze mobili delle auto, dei bagliori elettrici e delle strade; cosĂŹ come la bellezza sâimpone perentoria e assoluta come un flash nella notte ravvivata dalla luce irreale che svela alberi, colli e campagne nei dipinti di Ettore Frani, squarciati dalla presenza improvvisa della natura che irrompe nel dipinto come un lampo nel buio. Fulvio Di Piazza, a sua volta, coglie la grazia mutante delle metamorfosi arcane di una natura misteriosa, pervasa da unâesistenza autonoma che muove i boschi, gli animali e le piante creando figure minacciose e segnali inquietanti, in una visione parallela e dialettica a quella di Francesco Cervelli che mette in scena lâarmonia dellâenigma e del sogno, rappresentando foreste inestricabili e contorte che appaiono come territori allusivi dellâinconscio, forme simboliche di un labirinto del profondo dove si nascondono i segreti della storia. Fernando Zucchi dipinge invece la bellezza quotidiana delle strade, dove le figure dei passanti danno un senso ai cartelloni e alle vetrine che seguono percorsi cifrati, sentieri di messaggi visivi costruiti per inscenare un gioco continuo di rimandi e di rispecchiamenti, mentre Andrea Di Marco traccia racconti iconici con la sostanza tattile e ârugosaâ di una pittura che fissa ricordi e visioni, costruisce racconti formati da immagini di luoghi e di oggetti, per comporre la trama enigmatica di storie al confine fragile e incerto degli spazi urbani. La fragile bellezza del mondo dal 30 giugno al 31 agosto 2007 orario: dal martedĂŹ al sabato ore 17.00 â 20.00 e per appuntamento GIAMAART STUDIO Via Iadonisi 14 (82038) Tel +39 3398628853 Fax +39 3389565828 info@giamaartstudio.it www.giamaartstudio.it |